La clamorosa retrocessione della Fiorentina 1992-93

Estate 1992. C’è entusiasmo a Firenze: Mario e Vittorio Cecchi Gori non hanno badato a spese e, investendo la bellezza di 28 miliardi, hanno portato in città giocatori del calibro di Brian Laudrup, Stefan Effenberg e Ciccio Baiano.

La piazza è in festa e gli addii di Borgonovo, Branca e Mazinho vengono presto digeriti, sacrificati sull’altare di quella che pare essere una campagna acquisti decisamente sontuosa. Più difficile da accettare è l’addio di capitan Dunga ma società e tifosi sono entusiasti all’idea di vivere una stagione indimenticabile. La stagione in effetti sarà indimenticabile ma per tutt’altro motivo. Solo che nel luglio del ’92 ancora nessuno lo sa.

 

Partenza a spron battuto

La stagione parte bene, con due vittorie in altrettante partite ufficiali. A cadere sotto i colpi degli uomini del confermatissimo Gigi Radice è il non irresistibile Perugia. Nonostante la militanza in serie C, gli umbri mettono in difficoltà i gigliati, che riescono comunque ad imporsi con il risultato di 1-0 all’andata con gol di Baiano e 3-1 al ritorno con doppietta di Batistuta e rete di Laudrup.

La prima di campionato vede la Fiorentina sfidare al Franchi il Genoa e l’incontro termina in parità. Alla rete di Effenberg risponde van’t Schip, per un 1-1 finale che lascia l’amaro in bocca ai 40.000 tifosi viola accorsi in massa per assistere all’esordio della squadra del cuore. Tuttavia, risultato a parte, lo spettacolo offerto dagli uomini di Radice è più che soddisfacente, con giocate fluide e numerose occasioni sprecate. Per il momento, in attesa dei gol di Batistuta e Baiano, la nuova B2, ci si può accontentare.

Anche la seconda giornata vede la Viola pareggiare, questa volta fuori casa contro la quotata Lazio di Beppe Signori. Il 2-2 finale è un risultato decisamente buono e vede il (futuro) Re Leone mettere a segno una doppietta.

La prima vittoria arriva sette giorni dopo contro il neopromosso Ancona che, dopo aver perso i primi due match del torneo, si presenta al Franchi carico di ottimismo e fiducia. L’incontro inizierebbe anche bene per i marchigiani che al 15′ passano in vantaggio con Detari. Il problema è che dopo lo svantaggio i viola si svegliano e nell’arco di sessanta minuti rifilano 7 reti agli avversari, facendo esplodere di gioia i propri supporters. E senza nemmeno far scomodare Gabriel Omar Batistuta che rimane a secco in quello che in un batter d’occhio si trasforma in un festival del gol.

Siccome però non può restare a secco per due gare di fila, ecco che Bati si rifà la settimana seguente rifilando una doppietta all’Inter a San Siro, strappando così un pareggio esterno prestigioso che dà morale.

Il debordante successo in rimonta sull’Ancona

 

Dolce Natale

Il 4 ottobre è la data che tutti i tifosi viola hanno cerchiato sul proprio calendario: al Franchi va in scena Fiorentina-Milan. Una vittoria significherebbe primo posto e Vittorio Cecchi Gori, leggermente su di giri, dichiara ai giornali “Milan, fatti da parte!”. A ben vedere, di motivi per essere ottimista il vicepresidente viola ne avrebbe anche: dopo aver rifilato 2 reti alla Lazio, 7 all’Ancona ed altre 2 all’Inter cosa impedisce ai suoi di ripetersi contro i rossoneri di Capello?

E in effetti i viola non tradiscono, andando a segno per ben tre volte. Sarebbe tutto perfetto, se non fosse per il fatto che il Milan, di gol, ne fa sette. Il 3-7 finale riporta tifosi e dirigenza con i piedi per terra e, come se non bastasse, tre giorni dopo in Coppa Italia anche la Roma rifila un poker ai gigliati.

Ad ogni modo il doppio colpo viene ben presto assorbito e l’undici di Radice riparte a sciorinare calcio spettacolo: 2-0 rifilato al Pescara fanalino di coda e travolgente vittoria sulla Sampdoria (doppietta di Batistuta e Baiano). Poi altro periodo di appannamento, con il deludente pareggio contro il Brescia e la sonora sconfitta per mano del Napoli (4-1) inframezzati però dalla convincente vittoria ai danni della Roma.

È sull’onda di questo turbinio di emozioni che la Fiorentina arriva al big match contro la Juventus: a differenza di quanto accaduto contro il Milan, stavolta la squadra di Cecchi Gori non stecca ed umilia per 2-0 i rivali bianconeri che, tra l’altro, rimangono in 10 uomini per tutto il secondo tempo.

La classifica prima della pausa natalizia recita: Milan al primo posto con 23 punti, Fiorentina, Inter e Torino seconde a pari merito a quota 15. Firenze trascorre un Natale dolcissimo, ancora ignara del disastro che sta per abbattersi sulla città.

Il successo contro la Juventus, una sfida sempre sentita per i tifosi viola

 

Cecchi Gori, colpo di testa o vendetta?

Il disastro in questione, a parere di tutti, ha un nome ed un cognome: Vittorio Cecchi Gori.

Accade infatti che al rientro dalla sosta, pur dominando l’incontro per larghi tratti l’incontro, la Fiorentina perda in casa contro l’Atalanta, scatenando a fine match le ire del vicepresidente.

Davanti a dei giornalisti tanto attoniti quanto incuriositi, il buon Vittorio dà in escandescenza licenziando, di fatto, in diretta nazionale il tecnico Radice, reo secondo lui di ostinarsi a schierare la squadra con la difesa a zona.

Il giorno seguente, un Vittorio Cecchi Gori completamente fuori controllo, si presenta al processo di Biscardi continuando a difendere la sua scelta e sostenendo di avere l’appoggio della città. “Oggi ho fatto un giro per Firenze –  informa – e la stragrande maggioranza dei tifosi mi ha detto che ho fatto bene ad esonerare Radice”.

In studio nessuno crede alla versione di Cecchi Gori figlio e si fa sempre più insistente la voce di corridoio, in realtà mai confermata, che l’esonero di Gigi Radice sia una sorta di vendetta trasversale da parte di Vittorio Cecchi Gori, furioso dopo aver scoperto una presunta relazione extraconiugale tra la moglie Rita ed il figlio del tecnico viola.

Vittorio Cecchi Gori, che di lì a poco sarebbe divenuto presidente della Fiorentina

 

Crisi senza fine

La squadra viene affidata al cavallo di ritorno Aldo Agroppi ma improvvisamente quello che pareva essere un meccanismo perfetto si inceppa irrimediabilmente: il nuovo tecnico esordisce contro l’Udinese rimediando un sonoro 4-0 e per vedere la prima vittoria bisogna attendere addirittura due mesi. Dopo la vittoria con il Pescara la squadra si inceppa di nuovo e perde contro la Sampdoria con due autoreti di Pioli e Baiano.

Agroppi non pare avere in mano lo spogliatoio e, mentre la zona retrocessione è sempre più vicina, la Viola si gioca il tutto per tutto nella sfida contro la Juventus del 25 aprile. Il tecnico crede nell’impresa. Ma la Juventus va in rete con Ravanelli, Marocchi e Baggio e arriva l’esonero dell’allenatore.

A Firenze scatta l’allarme rosso e la società cerca di ridare fiducia all’ambiente mettendo in panchina le leggende Luciano Chiarugi e Giancarlo Antognoni. La coppia esordisce l’8 Maggio, strappando in extremis un pari in casa del Parma (gol di Di Mauro); sarebbe servita una vittoria ma ci si può accontentare.

Il vero dramma arriva alla 31esima di campionato: la Fiorentina è di scena a Bergamo con l’intenzione di cancellare i fantasmi del match d’andata che, a conti fatti, è stato lo spartiacque della stagione.

I toscani partono decisi ma alla mezz’ora del primo tempo è il diciottenne bergamasco Chicco Pisani a realizzare il suo primo gol in serie A e a portare avanti i padroni di casa. La Fiorentina non si arrende e al minuto 85, quando oramai tutte le speranze sembrano perdute, è il difensore Mario Faccenda a trovare il pareggio. Tre minuti dopo ad andare in gol è Gabriel Omar Batistuta. L’unico problema, non di poco conto in effetti, sta nel fatto che il bomber segni nella propria porta. Prima autorete per Bati e abisso che si spalanca sotto i piedi della società di Mario e Vittori Cecchi Gori.

La domenica successiva la Viola pareggia in rimonta contro l’Udinese grazie ad una doppietta del contestatissimo Effenberg, passato in pochissimo tempo da idolo a nemico della Fiesole, e agguanta l’ennesimo pareggio in extremis. La penultima di campionato vede la Fiorentina impegnata a Torino contro i granata. Altro gol all’ultimo minuto ed altro, irritante pareggio. Questa volta è Batistuta a tenere ancora vive le residue speranze gigliate.

Quando hai Batistuta e segna nella porta sbagliata capisci che è veramente un’annata storta

 

Finale drammatico

Il destino dei viola si compie infine il 6 giugno 1993. Prima del calcio d’inizio sono solo due, Ancona e Pescara, le squadre già matematicamente retrocesse; Fiorentina, Udinese e Brescia si giocano la permanenza in Serie A.

La classifica, prima dell’inizio dell’incontro recita: Udinese 29, Brescia 28, Fiorentina 28. Il regolamento prevede, in caso di parità di punti tra tutte e tre le squadre, che quella con la peggiore classifica avulsa retroceda mentre le altre due si affrontino allo spareggio.

La Fiorentina non può finire dietro a nessuna delle due, in caso contrario sarebbe Serie B. In epoca di vittoria da due punti, questo significa vincere e sperare che l’Udinese perda all’Olimpico contro la Roma. Non è l’unica combinazione utile per raggiungere lo spareggio in caso di vittoria e persino un pareggio potrebbe bastare in caso di contemporanea sconfitta dei friulani e del Brescia. Resistono addirittura speranze di salvezza diretta.

Le chance ci sono, i tifosi viola assediano il Franchi e la squadra sembra ritrovare lo spirito gagliardo e battagliero da troppo tempo oramai smarrito. La gara non è praticamente mai in discussione e la pratica Foggia viene archiviata già nel primo tempo grazie ad un doppietta di Batistuta e ad una rete di Baiano.

Dagli altri campi le notizie sono moderatamente incoraggianti: il Brescia sta battendo la Sampdoria e, cosa più importante, l’Udinese sta perdendo con la Roma. A fine primo tempo la classifica è la seguente: Brescia 30, Fiorentina 30, Udinese 29, con i friulani momentaneamente in Serie B e Fiorentina e Brescia allo spareggio.

Sulle tribune del Franchi, minuto dopo minuto, la speranza diventa sempre più solida e i tifosi più ottimisti. A risultato oramai acquisito iniziano ad attendere con ansia la notizia del pareggio della Sampdoria, che significherebbe permanenza diretta in Serie A. Però a pareggiare, al minuto 80, è l’ Udinese e per la Fiorentina l’incubo si materializza.

Al triplice fischio le tre squadre sono appaiate a 30 punti e la formazione che ha fatto meno punti tra le tre squadre in questione negli scontri diretti è proprio quella toscana che, a 54 anni di distanza dall’ultima volta, torna in cadetteria.

Mario Cecchi Gori chiede scusa ai tifosi, accusa la malasorte e promette un immediato ritorno in massima serie. La promessa verrà mantenuta ma il presidente non avrà modo di saperlo: morirà infatti nel novembre dello stesso anno.

Nel maggio del 1994 la Fiorentina allenata da Ranieri, battendo per 5-1 l’Ascoli, tornerà in massima serie e nel giro di pochi anni costruirà una squadra infarcita di grandi campioni entrando, per qualche anno, nel club delle sette sorelle di Serie A. A Firenze si tornerà a sognare, ma qualche anno dopo il risveglio sarà ancora più duro di quello della stagione 1992/93.

 


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