Ora tutti devono fare i conti con Ben Shelton

Anche chi segue il tennis in maniera poco approfondita, magari solo per controllare i risultati della truppa italiana nel circuito, nelle ultime settimane si è sicuramente accorto dell’esistenza di Ben Shelton.

Tuttavia, l’ascesa del ragazzo, nato ad Atlanta nel 2002, parte da lontano. E la sensazione è che, adesso, si stia solo grattando la superficie del suo potenziale.

 

“Non volevo fare il tennista”

Ad introdurre Ben Shelton alla racchetta, come spesso accade a molti tennisti professionisti, è stato il padre Bryan. Giocatore di medio livello nei suoi anni da professionista, con un quarto turno a Wimbledon (1994) e una finale di doppio misto al Roland Garros (1992) come migliori risultati in carriera in tornei dello Slam. All’epoca, il figlio Ben era ancora ben lontano dal nascere.

Spesso, però, l’amore del padre per uno sport e il conseguente tentativo di insegnarlo ai figli non si traduce in amore immediato. Ha fatto scuola, e scalpore, il caso di Andre Agassi.  Nella sua biografia “Open”, uno dei libri di sport più discussi di sempre, il celebre tennista americano ha sviscerato il conflitto col padre Mike, che in realtà nella vita faceva il pugile. Obbligando il figlio Andre a giocare a tennis, che riteneva una via sicura verso il successo e la ricchezza, lo costringeva a sfiancanti allenamenti quotidiani nel giardino di casa, appositamente trasformato in campo da gioco. Una forzatura che Agassi ha trasformato in odio. Un disprezzo verso lo sport che lo ha reso effettivamente ricco e famoso, e del quale è stato anche il migliore al mondo, che forse lo ha aiutato ad eccellere e diventare una star.

Per Ben Shelton la strada non è così diversa, ed è lui stesso a dirlo. Ha confessato, infatti, che da bambino non voleva avere niente a che fare con le racchette che il padre gli metteva immancabilmente in mano. Voleva praticare altri sport, adorava il football americano. Forse voleva sentirsi più libero e smarcato dalle pressioni in famiglia. Ma il percorso era già segnato. Il piccolo Ben Shelton sarebbe diventato un tennista.

 

Ben Shelton, agli inizi della carriera, con il padre Bryan

 

Champaign, per brindare a un decollo

“Ho capito di voler diventare un tennista a 20 anni. A luglio 2021 vinsi il mio primo titolo, a Champaign (Illinois). Quel giorno capii che mio padre ci aveva visto giusto. Ho iniziato ad amare questo sport il giorno in cui capii che potevo diventare qualcuno”

Se far pace con l’idea che in fondo giocare a tennis non fosse così male ha richiesto a Shelton lunghi anni di allenamenti controvoglia e di maledizioni al padre, non si può dire lo stesso della sua carriera da professionista. A salire i gradini della classifica ATP ci ha messo decisamente molto meno.

Prima di vincere il torneo di Champaign, Shelton occupava la posizione 1420 del ranking individuale. Alzare il trofeo gli consentì di fare un balzo clamoroso, scavalcando più di 600 colleghi e balzando alla 802. Exploit che gli ha permesso di ricevere una wild card per partecipare alle qualificazioni per gli US Open, il torneo più importante in terra statunitense e uno dei quattro che compongono il Grande Slam. Con la soddisfazione di superare al primo turno il connazionale Michael Mmoh (181 al mondo) prima di sbattere contro Botic Van de Zandschulp.

Da lì in avanti, la corsa del ragazzo di Atlanta non si sarebbe più fermata.

 

Destinato a bruciare le tappe

La stagione 2022 ha confermato il percorso di crescita di Shelton. È diventato un punto fermo del circuito Challenger, nel quale ha raggiunto ben sei finali vincendone tre consecutivamente (Knoxwille, Charlottesville e di nuovo Champaign), ed è riuscito ad affacciarsi con continuità nel circuito maggiore. Con un paio di scalpi notevoli: a Cincinnati riuscì ad eliminare il nostro Lorenzo Sonego e addirittura il norvegese Casper Ruud, all’epoca numero cinque della classifica mondiale.

Un botto fragoroso, che è stata la ciliegina sulla torta di una continua scalata al ranking. A fine stagione, chiusa a novembre col secondo trionfo a Champaign, Ben Shelton si è ritrovato ai piedi della Top 100. Con precisione, alla posizione 108: 1300 posti più su rispetto a un anno e mezzo prima.

Ferragosto 2022. Ben Shelton sconfigge clamorosamente Casper Ruud

 

Normale che l’obiettivo di inizio 2023, per Ben Shelton, fosse quello di azzannare il circuito ATP. I Challenger? Solo un ricordo. Ben Shelton ci aveva  preso gusto, era ormai tempo di giocare coi grandi.

 

Pastorale americana

Ben Shelton ha sicuramente mantenuto le promesse che aveva fatto a sè stesso, diventando un habituè dei maggiori tornei tennistici del mondo e raccogliendo intorno al suo nome le stupite reazioni di quei tanti che non lo conoscevano ancora.

Shelton è diventato una vera e propria stella del tennis americano, continuamente in cerca di nuovi talenti. Il declino del tennis a stelle e strisce, cominciato con l’addio alle scene di Agassi e Sampras e certificato dopo lo US Open vinto nel 2003 da Andy Roddick, ha lasciato lividi che ancora fanno male. Come consuetudine (non solo) americana, molti giovani hanno provato la sensazione, non sempre piacevole, di essere la nuova “next big thing”, ricevendo in dono pressioni da stampa, addetti ai lavori e tifosi. Ci sono passati in tanti. John Isner, Jack Sock, Frances Tiafoe, fino ad arrivare all’attuale numero 1 d’America: Taylor Fritz.

Nessuno di questi è riuscito, per tanti motivi, ad avere le spalle tanto larghe da saper raccogliere nei fatti la pesante eredità dei fuoriclasse che li hanno preceduti. Adesso la curiosità è tutta su Ben Shelton. Che da parte sua, sembra avere personalità e numeri sufficienti per poter quantomeno provare a restituire alla sua patria la gloria perduta.

 

Anatomia di un’esplosione

Mancino, fisico esplosivo e muscoli guizzanti, Ben Shelton ha fatto parlare di sè in questo 2023.  Dopo aver archiviato in fretta e furia la stagione sulla terra rossa, superficie che poco si addice alla potenza e all’imprevedibilità dei suoi colpi, il nativo di Atlanta ha messo nel mirino la stagione sui terreni veloci. Con una particolare predilezione per il cemento, amore in comune con tanti dei suoi connazionali.

Anche se forse il nastro va riavvolto a qualche mese prima. A gennaio, infatti, Shelton ha approfittato di un tabellone insolitamente libero da nomi strepitosi per aprirsi la strada fino ai quarti di finale dell’Australian Open. Solo un altro statunitense particolarmente on fire quest’anno, Tommy Paul, gli ha sbarrato la strada negandogli una clamorosa semifinale.

Ben Shelton è ripartito da qui per affrontare al meglio lo swing estivo sul veloce, culminato in uno US Open strabiliante. Di fronte al pubblico di casa, Shelton ha sfruttato la scia di un’ottima partenza fino ad arrivare a giocarsi due derby con due top 20. Prima Tommy Paul agli ottavi ha dovuto subire la vendetta del ragazzino terribile, poi anche Frances Tiafoe si è dovuto inchinare ai colpi di Shelton ai quarti di finale.

A 21 anni ancora da compiere, Shelton si è trovato così ad affrontare la partita più importante della sua giovane carriera. Una semifinale di uno Slam contro uno dei mostri sacri del tennis: Novak Djokovic.

 

Gli US Open come manifesto programmatico

Una sfida forse per ancora troppo grande per lui. Nole si è imposto con un secco 3-0, che però racconta poco dell’impostazione tattica e filosofica che Shelton ha voluto dare all’incontro. Aiutato anche dal tifo incessante del pubblico di casa, non ha avuto paura di affrontare Djokovic nello scontro duro da fondocampo, resistendo spesso e volentieri alla ricerca spasmodica del suo rovescio da parte del serbo. Shelton è riuscito spesso a tirare fuori dal cilindro colpi di livello altissimo anche rischiando tanto. Un atteggiamento che riassume la confidenza nei propri mezzi che il giovane della Georgia ha ormai radicata in sè stesso. Una fiducia che a volte, però, rischia di fregarlo trasformandosi in arroganza.

Ben Shelton, a 21 anni, ha fatto queste cose qui in un torneo dello Slam

 

La trance agonistica della semifinale ha rischiato di accendere una mezza polemica tra Shelton e Djokovic. All’ormai famosa esultanza dell’americano, che simula il gesto di tirare su una cornetta telefonica dopo punti particolarmente belli ed importanti, il serbo ha risposto a fine partita. Tirando su la stessa fantomatica cornetta e riagganciandola violentemente. Come a dire “comunicazione chiusa bello, qui comando io”. Ma è stato lo stesso Shelton a chiudere la polemica in conferenza stampa, specificando ai giornalisti che Djokovic avesse tutto il diritto di farlo, visto che aveva vinto l’incontro. Aggiungendo però un pizzico di veleno in coda al discorso.

“Mi hanno sempre insegnato che l’imitazione è una delle più grandi forme di ammirazione, quindi sono contento lo abbia fatto.”

 

 

Dall’Illinois a Tokyo: Ben Shelton non è più un underdog

Innamorarsi dello stile di Ben Shelton è facile. I suoi colpi non sono mai banali e spesso per lui è più facile inventarsi colpi spettacolari proprio contro gli avversari più difficili. Giocare da underdog lo carica al massimo e lo spinge a trovare sempre soluzioni di altissimo livello per superare avversari, sulla carta, più forti di lui.

Ma adesso che è già tra i 20 giocatori più forti del mondo, giocare da sfavorito gli capiterà sempre meno spesso. Ben Shelton dovrà abituarsi ad avere gli occhi del mondo addosso e a giocare coi favori del pronostico. Solo così potra misurare la sua vera forza. Gli Stati Uniti, e il mondo intero, stanno aspettando di capire chi diventerà.

Con la straordinaria prestazione agli US Open, Shelton si è issato in top 20. Un risultato che forse neanche lui pensava di poter raggiungere due anni prima, quando arrancava sotto i primi 1000. Ma la sua esplosione non è una semplice casualità. Lo ha dimostrato anche a Shanghai, dove ha sconfitto il nostro Jannik Sinner con una prestazione autorevole e coraggiosa, perdipiù in rimonta. Il vento d’oriente ha continuato a soffiare a suo favore anche la settimana successiva. Shelton, infatti, si è aggiudicato l’ATP 500 di Tokyo, portandosi a casa il primo trofeo individuale della carriera nel circuito maggiore. Che sia l’inizio di una lunga serie di successi? Non lo sappiamo, ma nel dubbio sicuramente Ben Shelton da Atlanta avrà nel frattempo provveduto ad acquistare una bacheca bella grande.

 


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Di Nicola Luperini

Scrivo di tutto il calcio possibile, con una spruzzata di tennis e basket. Innamorato di Sebastian Driussi e dei negozi che vendono roba usata. Mi trovi anche su Twitter (@NicoLuperini).