Tutto quello che c’è da sapere sul prossimo draft Nba

La stagione del college basketball è iniziata e quindi è tempo di cominciare a conoscere i migliori prospetti del prossimo draft. La classe 2024 si differenzia da quella precedente per l’assenza di un chiaro favorito come prima pick assoluta. Per questo motivo molti addetti ai lavori la classificano come un’annata abbastanza scarsa, ma in realtà ci sono tanti giocatori versatili e moderni che in futuro potrebbero diventare stelle NBA. Vediamo quali sono quelli che meritano un primo approfondimento.

 

Ron Holland

Holland è il prospetto che più di tutti è partito con le marcie alte, grazie ad ottime prestazioni fornite nella preseason con il team Ignite. È un esterno dotato di buona stazza per il ruolo (1,98 mt x 92 kg), a cui aggiunge un buon atletismo e una rara versatilità offensiva.

Giocatore che ama correre in campo aperto per scatenare tutto il suo atletismo al ferro, è dotato di un buon ball handling e un primo passo fulmineo che gli consente di battere facilmente il difensore sul perimetro. Il classe 2005 è in grado di arrivare bene a canestro con palla in mano per poi concludere anche assorbendo i contatti più vigorosi. Ha fatto vedere doti di buon passatore nelle situazioni di drive, riuscendo spesso a fare le letture giuste.

Molto del suo potenziale offensivo passerà dalla capacità o meno di tirare dall’arco. Nelle prime parte con Ignite ha mostrato dei miglioramenti che fanno ben sperare sia a livello di tiro che nella shot creation in generale. Se riuscisse a confermare questi flash durante l’arco della stagione, potrebbe sbloccare gran parte del suo gioco offensivo e diventare una vera minaccia su tre livelli.

 

Dal punto di vista difensivo è un ottimo prospetto. Nelle giocate mette sempre molta intensità, il che non è mai banale per un ragazzo della sua età. Spesso cercando il matchup contro il giocatore avversario più forte, sembra ricavare nuove energie nel contrastarlo, segno di una carattere deciso. Grazie a una discreta apertura alare e alla rapidità di piedi, riesce a essere un difensore versatile in grado di marcare tre ruoli e sporcare le linee di passaggio rubando molti palloni.

Ha chiuso la preseason con numeri davvero esaltanti  che fanno sperare in un suo possibile sviluppo da giocatore impattante su entrambe le metà del campo. Un archetipo sempre più apprezzato dai front office NBA che potrebbe valergli la prima scelta del draft 2024.

 

Alexandre Sarr

Sarr è un lungo francese che ha già attirato le attenzioni di molti, giocando per due stagioni nella Overtime Elite. Quest’anno ha scelto di trasferirsi in Australia per confrontarsi con un campionato professionistico, come fece Lamelo Ball qualche anno fa. Nelle partite di preseason ha giocato anche contro il team Ignite ed ha mostrato tutto il suo potenziale da lungo moderno. Nonostante i suoi 216 centimetri, Sarr possiede infatti una buona mobilità e una capacità di tirare dall’arco che lo rende interprete ideale per short roll o pick and pop.

Offensivamente è un buon shot maker, dotato di tocco ed in grado di tirare anche da tre quando il difensore gli lascia spazio. Vista la sua lunghezza è praticamente impossibile da contrastare, per questo può tirare comodamente dal palleggio in diverse zone del campo, anche dalla media distanza.

Possiede un ball handling discreto in relazione alla stazza e non ha paura di puntare i pari ruolo nell’1vs1. A ciò aggiunge un buon feel for the game che gli permette spesso di fare le letture giuste e servire i compagni sia dallo short roll che dal dunker spot.

 

In difesa è un discreto rim protector con buoni istinti per contrastare i tiri al ferro. Legge bene gli attacchi avversari, il che gli permette di fare le rotazioni giuste senza essere mai fuori posizione. Ha piedi abbastanza rapidi per poter cambiare anche sui giocatori più veloci ed essere versatile nelle situazioni di pick and roll.

Nel corso dell’anno dovrà sicuramente aggiungere massa: al momento tende a soffrire un po’ troppo il contatto, soprattutto nelle conclusioni al ferro. Anche nella metà campo difensiva rischia di andare in affanno e concedere canestri facili, soprattutto se portato sotto canestro da un giocatore più piazzato di lui. Nonostante questo problema, comune a tanti giocatori della sua età, sarà comunque nella lista di quelli che si giocheranno la prima scelta a giugno. Il suo archetipo di lungo moderno ha sempre più valore in NBA.

 

Stephon Castle

In una classe che non ha ancora un favorito per la prima scelta, Castle si giocherà le sue carte ad UConn. In Connecticut troverà una squadra decisamente attrezzata che, nonostante gli addii importanti di Jordan Hawkins, Adama Sanogo e Andre Jackson, proverà a bissare la vittoria del titolo dell’anno scorso.

Stephon è un’ala non molto esplosiva ma dotata di un fisico prestante per il ruolo (1,98 mt x 97 kg). Struttura non comune per un ragazzo di soli 19 anni, che gli garantirà in futuro di affermarsi come un giocatore impattante tanto in attacco quanto in difesa.

A questo telaio aggiunge anche delle ottime skill tecniche che negli anni gli hanno permesso di diventare un ottimo shot creator. Possiede un ampio bagaglio di mosse nel suo arsenale, trovandosi a suo agio nei tiri in step back, pull up o fadeaway. Quando il difensore prova a lasciargli spazio per chiudere la penetrazione non ha problemi a prendersi la tripla dal palleggio.

Inizia la stagione come serio candidato per essere il miglior penetratore della classe. Il suo fisico, abbinato ad un rapido primo passo e a un buon ball handling, lo rende difficilmente contrastabile quando punta il canestro. Una volta arrivato nei pressi del ferro non teme il contatto anzi, spesso domina fisicamente i pari ruolo.

 

Ha mostrato potenziale come creatore per gli altri, facendo vedere dei flash interessanti di passaggi dal palleggio e capacità di gestire l’attacco. Negli anni passati ha già fatto intendere di poter gestire un pick and roll e questa sua qualità verrà messa ancora più in mostra giocando accanto a un lungo come Clingan. Può essere già un buon connettore, ma se riuscisse a migliorare nel playmaking, aggiungerebbe ancora più versatilità al suo gioco offensivo.

Deve ancora mostrare continuità da dietro l’arco dove al momento è ancora sotto la media. Tutto partirà dal miglioramento della sua meccanica di tiro, in particolare il punto di rilascio, ancora troppo basso.

Nella metà campo difensiva è abbastanza acerbo ma ha tutto per diventare un buon difensore. Non brilla per velocità laterale, ma le sue lunghe leve e il grande impegno profuso in campo lo aiuteranno sicuramente a compensare. Può giocare da point of attack con il potenziale per marcare tre posizioni.

In generale dovrà limare alcuni aspetti del suo gioco, come il decision making e il tiro da tre. In ogni caso ha tutto per finire in top five al prossimo draft.

 

Justin Edwards

Justin Edwards è un’ala di 2,03 mt x 86 kg dato da tutti gli insider come una sicura scelta in top five del draft 2024. Quest’anno giocherà a Kentucky, uno dei college più prestigiosi della NCAA, dopo aver vinto praticamente qualsiasi premio negli anni della high school. Nel suo curriculum può infatti vantare un Pennsylvania Player of the Year, diversi titoli statali vinti e convocazioni al McDonald’s All-American, al Nike Hoop Summit, al Peach Jam standout e all’Iverson Classic star. Tutto questo lo ha reso un prospetto cinque stelle per ESPN.

Sul web si trovano molti suoi highlights di schiacciate al ferro, stoppate ed altre giocate che testimoniano un atletismo importante. Edwards ha un’ottima resistenza, braccia lunghe e sa giocare anche off the ball: giocatori tanto versatili hanno un floor molto alto in NBA.

Edwards è un buon tiratore dal pull up sia da tre che dalla media. La meccanica è buona così come il tocco, come dimostrano i numeri nei pressi del ferro. Deve migliorare nel ball handling, al momento appena sufficiente in un contesto di college, impresentabile in NBA dove creare separazione dal difensore è la chiave di tutte le fortune offensive di un giocatore.

A livello di creazione per gli altri non possiede grandi letture, malgrado l’ast/to ratio positivo, segno di un giocatore che non perde troppi palloni. A causa delle lacune nel playmaking e nel ball handling potrebbe non ricoprire mai il ruolo di creatore primario, ma agire più da scorer o comprimario. Pur non potendo giocare troppo palla in mano, è comunque in grado di rendersi utile quando è senza palla: è pericoloso dal perimetro in spot up, avendo un buon tiro sia da tre che dalla media. A ciò aggiunge anche una buona abilità di taglio e nell’attaccare i closeout per andare al ferro.

In difesa è un giocatore dall’alto potenziale. È in grado di sfruttare la sua lunghezza e i suoi istinti per generare stoppate e palle rubate a ripetizione. A volte però tende ad affidarsi troppo ai suoi mezzi atletici, facendosi battere troppo facilmente sul perimetro, per poi recuperare in seguito con le sue braccia lunghe. Dovrà sicuramente migliorare nella concentrazione durante l’intera partita. Da questo punto di vista, il tempo è dalla sua.

 

Isaiah Collier

Cresciuto in Georgia, Collier si è fatto conoscere in tutta la nazione grazie ai suoi ottimi numeri alla Wheeler High School. Nella stagione da senior ha chiuso con una media di 20 punti, 5 rimbalzi, 7 assist e 2,2 rubate a partita. Statistiche che lo hanno incoronato Mr. Georgia Basketball e gli sono valse la convocazione al McDonald’s All American.

Collier è una point guard in grado di fare tante cose su un campo da basket, caratteristica che lo differenzia dagli altri creatori primari della classe. È un giocatore abbastanza atletico con buone capacità di scoring e una visione di gioco sopra la media. La vera arma principale però, è la sua prestanza fisica. Registrato come 1,95 mt x 95 kg, possiede una forza fuori scala per il ruolo, il che lo rende molto pericoloso nei drive e quando attacca il ferro. Soprattutto al college si noterà la sua differenza fisica con i pari ruolo che difficilmente riusciranno ad arginare il suo impatto fisico.

Quest’anno giocherà ad USC dove agirà da creatore primario. Un ruolo in cui potrà mettere in mostra le qualità di playmaking. In passato si è già dimostrato un buon passatore dal palleggio. Restano da limare alcuni difetti nel decision making che lo hanno portato a perdere qualche pallone di troppo.

 

Il tiro da fuori è ancora un punto di domanda. Sicuramente migliorato nel corso degli anni, soprattutto a livello di meccanica, è però al momento un suo punto debole. Ha avuto problemi anche ai liberi, dove le percentuali non sono mai state positive, a dimostrazione di un tocco non eccellente.

Ci sono dubbi anche sul suo impatto difensivo. Troppo spesso è sembrato distratto e intento a guardare la palla piuttosto che il suo uomo. Si tratta di errori solo parzialmente giustificati dall’età e dal carico offensivo molto importante. Insomma, al college dovrà migliorare,  ma i mezzi fisici per essere un buon difensore sulla palla ci sono tutti.

Le sue quotazioni pre draft dipenderanno dalla pericolosità da dietro l’arco. Se riuscisse a diventare un tiratore affidabile dal palleggio, potrebbe tenere tanto palla in mano anche in NBA, rappresentando una minaccia offensiva su tre livelli. E non sarebbe più battezzabile dalle difese.

 

Matas Buzelis

Buzelis è uno dei nomi più divisivi della classe 2024. Molti sono innamorati della sua versatilità che lo rende un’ala dal floor abbastanza alto, ma alcuni addetti ai lavori hanno dubbi sul suo effettivo potenziale. Alcuni difetti nel gioco on ball non convincono. Dopo essersi diplomato alla Sunrise Christian Academy, ha scelto la G-League per far ricredere anche i più scettici. Nel team Ignite troverà come compagno Ron Holland e sarà uno dei talenti di punta del programma.

Durante gli anni alla high school ha dimostrato di essere un ottimo shot maker: pericoloso nel gioco senza palla, è in grado di tirare in spot up dal perimetro. Ha una buona meccanica ed un altrettanto valido footwork, qualità che lo rendono un tiratore affidabile anche in movimento in uscita dai blocchi. Tutte caratteristiche che lo rendono un solido giocatore nella metà campo offensiva.

Nel suo anno in G-League dovrà sicuramente lavorare sul ball handling e sulla shot creation. Ha mostrato dei flash interessanti usando stepback e fadeaway per creare separazione dal difensore, seppur in situazioni sporadiche. La lacuna maggiore rimane però il fisico: non ha un gran primo passo e fatica a superare avversari più rapidi. Inoltre quando prova ad attaccare il ferro è ancora troppo leggero e soffre la fisicità degli avversari. Tende ad evitare il contatto, tentando conclusioni difficili ed andando poche volte in lunetta.

 

In difesa ha messo in luce un animo combattivo, ma anche in questo caso la mancanza di fisicità (2,03 mt x 95 kg) gli fa soffrire un po’ troppo il confronto diretto con l’avversario diretto. È comunque un discreto difensore di squadra: le letture sono giuste ed ha una buona lunghezza, il che gli permette di rendersi utile in aiuto e sulle linee di passaggio.

Potrebbe essere un comprimario importante sin dal giorno uno, grazie alle sue qualità nel gioco senza palla, un tassello facilmente inseribile in qualsiasi sistema di gioco. Per aggiungere anche una dimensione on ball, dovrà migliorare nel ball handling e lavorare sul fisico.

 

Ja’Kobe Walter

Walter è un esterno di 1,96 mt x 82 kg che ha già attratto l’attenzione di molti scout grazie alla completezza del suo gioco. Ha dimostrato di essere molto efficace senza palla. Dotato di un ottimo tiro da fuori, è un’opzione più che rispettabile quando agisce in spot up sul perimetro. Oltre alla pericolosità da fuori, possiede anche buoni istinti di taglio, risultando un attaccante su cui il difensore non si può mai distrarre.

L’anno scorso, oltre a giocare alla high school, ha avuto la possibilità di competere nella EYBL con il Team Trae Young. Nella la squadra della stella NBA, ha ricoperto un ruolo da creatore on ball, mostrando un’altra dimensione del suo gioco. È infatti un giocatore in grado di crearsi il tiro dal palleggio. C’è però più di qualche dubbio sulla creazione per i compagni, non avendo fatto intravedere letture particolari. Nonostante ciò è comunque un giocatore duttile nella metà campo offensiva e, in un sistema molto fluido come quello che troverà a Baylor, potrà sicuramente esprimersi al meglio e rivelare le sfumature del suo gioco.

 

Anche in difesa si è fatto apprezzare come un giocatore estremamente positivo. Grazie alla sua lunghezza e ad un buon atletismo, è un difensore molto versatile, in grado di cambiare su tre ruoli. Ha problemi nella difesa on ball a causa di una velocità laterale non eccezionale, che a volte lo porta a farsi battere un po’ troppo facilmente dal palleggio. Eccelle però nella difesa di squadra, dove ha mostrato ottimi istinti. Raramente si distrae ed è molto pericoloso sulle linee di passaggio, con testimoniano le tante rubate messe a referto.

In estrema sintesi, Walter è un giocatore molto impattante in entrambe le metà campo. In attacco è versatile e in grado di fare praticamente tutto. Sin dal suo anno da freshman avrà la possibilità di mettere su numeri altisonanti a Baylor. Se riuscisse a portarli con una buona efficienza, potrebbe essere una scelta molto alta al prossimo draft.

 

Donovan Clingan

Clingan è un centro dalla statura possente (2,18 mt x 127 kg) che ai tempi della high school aveva impressionato tutti. All Bristol Central High School nel suo anno da senior ha fatto registrare medie da stropicciarsi gli occhi: 30,3 punti, 18,4 rimbalzi e 6,2 stoppate a partita. Grazie a questi numeri si è assicurato il Connecticut Player of the Year e la chiamata di diversi college prestigiosi. La decisione però è stata di restare nel suo stato natio e giocare per UConn.

Nel suo anno da freshman ha avuto poco spazio giocando da centro di riserva dietro a Adama Sanogo. Nonostante i pochi minuti ha comunque attirato le attenzioni di diversi scout grazie alla sua clamorosa efficienza. Quest’anno sarà il centro titolare della squadra ed è tra i maggiori candidati ad effettuare una breakout season. Possiede una rara combinazione di fisico, mobilità e istinti che potrebbe riuscire a traslare anche in NBA. Nonostante la sua enorme stazza, Donovan si muove abbastanza bene in campo. Ha il potenziale per diventare un giocatore impattante in attacco e in difesa.

In attacco, nonostante i limiti nel ball handling e al tiro, è in grado di portare valore come finisher al ferro e da rimbalzo offensivo. Con il suo fisico è in grado di spostare i difensori e ricevere profondo nel pitturato, zona di campo in cui fa canestro con estrema facilità. Ama anche correre in transizione per ricevere i lob o i consegnati dei compagni.

 

Non è in grado di tenere palla con costrutto ma è un buon ball mover in grado di fare le letture giuste, soprattutto da rollante nel p&r o dal dunker spot. Non ha tiro da fuori, ma gira voce che abbia lavorato in estate per estendere il suo range, anche se il tocco non fa ben sperare, come dimostrato dal 52% ai liberi nell’anno da freshman.

Grazie al suo fisico massiccio, è un ottimo rim protector. L’anno scorso, giocando solo 13 minuti a partita, ha avuto numeri spettacolari (14,3 di blk% e 24,7 trb%), cifre che in pochissimi nella storia sono stati in grado di registrare. Quest’anno con più minuti a disposizione dovrà dimostrare di poter essere costante durante tutta la partita. Inoltre per lui sarà fondamentale dimostrare di saper essere versatile nella difesa sui p&r, caratteristica sempre più ricercata dagli scout NBA.

 


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Di Nicola Ragaglia

Grande appassionato di calcio, basket e football americano. Tifoso del Livorno, Atlanta Hawks e Atlanta Falcons: in poche parole, detesto vincere.