Difendere il pick and roll nel 2023

Il basket è uno sport complesso. Anche se sono solo dieci i giocatori in campo, ha raggiunto un livello di scientificità e studio talmente elevato che gli allenatori sembrano dei veri e propri giocatori di scacchi che muovono le proprie pedine in un continuo vortice di aggiustamenti e trappole. Malgrado questo livello di specializzazione, il pick and roll rimane ancora una delle chiamate più utilizzate in attacco. Un porto sicuro a cui affidarsi nei momenti di smarrimento della squadra e in caso di sterilità offensiva. Che sia un banale 2vs2 in un campetto di quartiere o gara 7 delle NBA Finals, la giocata per cui si porta un blocco sulla palla e poi si rolla a canestro, fa parte dell’ABC del basket. Questo con buona pace di santoni come Popovich o Magnano, grandi promotori della flex offense (i cui principi si distanziano parecchio da questo gioco a 2).

Pur essendo un grande sostenitore del movimento di palla e uomini piuttosto che di un gioco a 2 più statico, spesso Coach Pop ha dovuto abiurare e chiamare semplici p&r per uscire da momenti di sterilità offensiva.

 

Per questo motivo, una giocata così cruciale, presente in decine di set nei playbook dei coach, deve essere difesa con particolare attenzione e cura. Innanzitutto è fondamentale inquadrare la zona di campo in cui si sviluppa l’azione: a seconda che il blocco arrivi sui uno dei due lati del campo (side p&r) o dalla punta (top p&r), la difesa prenderà decisioni molto diverse. Oltre alla componente geografica, ancora più importante è conoscere attentamente le attitudini e le tendenze degli avversari coinvolti. Avendo presente questi due principi cardine (spazio e protagonisti in gioco), possiamo classificare gli approcci della difesa in cinque grandi macro categorie.

 

Drop coverage

Il drop è l’approccio meno aggressivo che la difesa può utilizzare nei confronti del palleggiatore, applicabile ugualmente in situazioni side e top. Il marcatore del bloccante si stacca dal suo uomo e attende lo sviluppo dell’azione con una posizione molto profonda a difesa del pitturato. In questo modo si scoraggia il palleggiatore a prendere una linea di penetrazione verso canestro, invitandolo alla conclusione dalla media o lunga distanza occupando al tempo stesso lo spazio di rolling del lungo.

I Bucks sono una delle squadre che gioca maggiormente questo tipo di difesa grazie all’aggressività dei piccoli, un lungo come Lopez che garantisce ottima rim protection e le braccia infinite di Giannis

 

Il marcatore sulla palla invece, non avendo l’aiuto del proprio compagno, deve lottare sul blocco, passare sopra e contestare anche da dietro una possibile conclusione del palleggiatore o comunque continuare a seguire il movimento del diretto avversario. Lo scopo è quello di intrappolare il portatore di palla in una morsa con il piccolo alle spalle pronto a rubare palla e il lungo di fronte a negare un tiro pulito chiudendo qualsiasi linea di passaggio.

È una difesa particolarmente efficace contro palleggiatori con carenze al tiro o che difettano di decision making: spesso guardie con scarse letture di gioco si schiantano contro il lungo avversario finendo malamente stoppati. I punti deboli vengono scoperti quando l’attacco può contare su un buon bloccante tiratore (come nel caso della clip, Embiid) che ottiene un tiro pulito e smarcato e se il difensore sulla palla non rimane attaccato al proprio uomo lasciando un pericoloso 2vs1.

 

Switch

Ormai il basket moderno va sempre di più verso quintetti con cinque giocatori intercambiabili. Per questo la risposta più immediata e intuitiva a un pick and roll difeso da giocatori con caratteristiche simili è proprio lo switch, ovvero il cambio sistematico. In questa difesa il marcatore della palla va difendere il bloccante e viceversa il compagno, annullando di fatto il piccolo vantaggio che l’attacco otterrebbe se ciò non avvenisse. Serve grande comunicazione e intesa per far funzionare al meglio questa copertura e scambiarsi il diretto senza avversario senza incorrere in errori.

I Warriors sono stati la squadra che ha sdoganato il concetto il switch, applicandolo spesso come standard. Uno dei principi del death lineup che ha dominato per anni l’NBA era proprio il cambio sistematico

 

Estremizzare questa filosofia può risultare un’arma a doppio taglio. Sicuramente garantisce una costante copertura sugli avversari limitando i buchi, però nel caso di difensori non all’altezza, può esporre a mismatch estremamente favorevoli per l’attacco. Chi ha palla in mano, sapendo dello switch sistematico, può chiamare il blocco del compagno marcato dal difensore avversario più scarso e di fatto scegliere il giocatore contro cui andare a giocarsi un 1vs1. Per questo motivo lo switch è un tipo di difesa poco utilizzato in regular season, dove si preferisce un approccio più conservativo con difese drop molto meno estreme. Più frequente vedere il cambio sistematico ai Playoff quando le partite hanno tutto un altro peso e i quintetti hanno delle strutturazioni molto particolari.

Doncic in questa situazione è marcato da Smart: per liberarsi dalla marcatura di un ottimo difensore, chiama il blocco del compagno forzando il cambio per trovarsi contro un avversario a lui più congeniale

 

Ice coverage

Chiunque abbia visto una squadra allenata da Tom Thibodeau, avrà sentito almeno una volta nella vita il famosissimo “ICE” urlato ai suoi giocatori. Non è una disperata richiesta di ghiaccio da aggiungere alla sua Coca-Cola, è semplicemente la difesa da applicare in quella situazione. Ice è un principio utilizzabile esclusivamente contro il side pick and roll con lo scopo di “congelare” il palleggiatore avversario, andandolo a chiudere in angolo (per questo nello slang NBA questa parte di campo viene poeticamente chiamata coffin, ovvero bara).

In un certo senso l’ice è una variazione della drop coverage che può evolvere nel blitz: il marcatore sulla palla forza l’avversario ad andare lontano dal blocco del compagno (reject) verso il fondo del campo mentre il secondo difensore si posiziona tra la palla e il canestro ignorando parzialmente il diretto avversario. Con questa disposizione si può andare in pressione forte sulla palla se il portatore ha scarso ball handling, oppure rimanere bassi e chiudere la linea a canestro.

Fondamentale è l’angolazione del corpo del difensore che deve totalmente negare all’avversario il passaggio sul blocco

 

L’ice è una soluzione molto netta che può permettere un recupero palla abbastanza comodo così come punti facili per gli avversari. Se infatti il palleggiatore riesce a trovare una linea di passaggio per il bloccante, la strada per il ferro è spianata. Discorso simile se il bloccante legge la situazione e aggiusta la sua posizione in modo da tagliare fuori il marcatore della palla.

In questo caso Ayton è bravo a capire le intenzioni della difesa: aggiustando il blocco riesce a tagliare fuori il marcatore di Booker garantendo al compagno un 1vs1 contro Jokic

 

Hedge

L’hedge è un particolare tipo di copertura usato principalmente per contrastare pick and roll giocati molto alti. L’obbiettivo è quello di bloccare l’inerzia del palleggiatore avversario con il marcatore del bloccante che andrà subito dopo a recuperare la posizione e l’uomo. In questo modo si va a contrastare una delle tendenze degli ultimi anni: non si taglia più verso il canestro ma ci si apre sull’arco per una conclusione da 3 punti (pick and pop). Discorso molto simile per i p&r invertiti (piccolo che blocca sul lungo): l’hedge permette di avere una buona difesa perimetrale, chiudendo la conclusione dalla lunga distanza, scongiurando al tempo stesso la minaccia di un mismatch.

Qui Beverley ed Embiid mostrano ottima intesa trovando i movimenti perfetti. Nella seconda clip i Pelicans mostrano quanto può essere utile fare Hedge su un tiratore come Curry

 

Come si può intuire, la condizione essenziale per una buona copertura hedge è il timing tra i compagni di squadra. La sequenza di pressing sulla palla e di successivo recupero – che può portare anche a uno switch – deve essere eseguita con tempistiche e routine collaudate tra i giocatori. Con due difensori molto esposti a tutto campo, chiamati a giocare un aiuto e recupero molto intenso, il rischio di perdere il punto di riferimento è altissimo. Per questo motivo l’hedge è un tipo di difesa giocato poco frequentemente dalle squadre o addirittura evitato da quei coach che non hanno a disposizione grandi interpreti.

 

Blitz

Nel football americano il blitz è uno schema a sorpresa chiamato dalla difesa per sorprendere e mettere sotto pressione il quarterback avversario. Portando un numero di giocatori maggiore rispetto al solito a battagliare contro la linea offensiva degli avversari, l’obbiettivo è quello di costringere il QB a lanciare palloni imprecisi o ancora meglio arrivare al tackle con una perdita di yard. Ovviamente tirando la coperta da un lato, se ne lascia esposto un altro: questa aggressività viene pagata infatti con una secondaria molto più esposta a lanci in profondità. Tutto è nelle mani del QB che deve leggere e intercettare la volontà della difesa.

 

L’NBA e la pallacanestro in generale, hanno rubato questo concetto e lo hanno ricreato sul parquet. Il blitz nel basket infatti segue i medesimi principi del football. Nel momento in cui l’attacco imposta il pick and roll con il palleggiatore che passa sul bloccante, la difesa reagisce facendo scattare la trappola, portando un raddoppio estremamente aggressivo e asfissiante sulla palla. Il palleggiatore, non abituato a questo tipo di risposta – specialmente in regular season – si trova di fronte a una situazione di grandissimo stress. L’idea della difesa è quella di fermare attaccanti particolarmente caldi e in striscia, costringendoli a liberarsi del pallone e perdere ritmo.

Gli Heat dei Big Three sono stati una delle squadre che più hanno sfruttato il blitz per incastrare i portatori di palla avversari

 

La difesa dunque va in completo all-in per cercare un recupero molto aggressivo e generare due punti facili in contropiede. È un grande azzardo perché i restanti tre giocatori rimangono in inferiorità numerica. Se il palleggiatore riesce a trovare una linea di passaggio per un compagno, ecco che il castello difensivo crolla improvvisamente. Oltre alla buona lettura di chi porta palla, è essenziale la capacità dei compagni di capire la situazione e mettersi in visione nella posizione migliore per dare lo scarico.

In questa situazione il blitz dei Warriors è portato con poca convinzione e degli angoli non ottimali. Lou Williams malgrado la pressione riesce a trovare un buon passaggio schiacciato per il compagno

 

Queste sono le classiche cinque macrocategorie per impostare una difesa solida e affidabile sul pick and roll. Come tutti gli aspetti dello sport però, non corrispondono a dei principi a compartimenti stagni. Con l’avvento delle metriche e delle statistiche avanzate, si riesce a mappare qualsiasi cosa succeda su un campo da basket e di conseguenza adottare dei concetti difensivi specifici per ogni situazione e giocatore. Partendo da queste idee di base i coach hanno a disposizione una infinità di variazione e aggiustamenti, in una sfida continua di botta e risposta che rendono la pallacanestro uno sport così affascinante.

 


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Di Lorenzo Bartolucci

Elegante mitomane stregato dalla scientificità del basket. Mi diverto a sputare sentenze su The Homies e Catenaccio, bilanciando perfettamente il mugugno ligure con l'austerità sabauda