Le pagelle del primo turno dei playoff NBA – Parte 2

Playoff NBA - Puntero

Entriamo sempre più nel vivo dei playoff NBA. Dopo aver analizzato le prime quattro serie, andiamo a vedere come si è concluso il primo turno di questa postseason che, come vedremo, ci ha regalato sfide emozionanti e tiratissime contrapposte a serie noiose nonostante siano arrivate sino a Gara 7.

 

Indiana Pacers (voto 8) vs. Milwaukee Bucks (voto 5,5)

Risultato finale: 4-2

Il primo upset di questi playoff arriva da Indiana dove i Pacers battono in sei partite i Milwaukee Bucks. Già alla vigilia però molti addetti ai lavori vedevano i Pacers leggermente favoriti, soprattutto vista l’incertezza sulle condizioni fisiche di Giannis Antetokounmpo. La fenomenale ala greca infatti non ha messo piede in campo durante tutta la serie, e perdere un giocatore di questa levatura – due volte miglior giocatore della Lega – a questi livelli equivale a una sentenza definitiva. Oltre a Giannis i Bucks hanno dovuto anche fare a meno di Lillard per due partite – uno a uno il parziale – faticando a trovare contromisure contro uno degli attacchi meglio assortiti della NBA.

Lillard (voto 7,5) ha giocato la solita ottima serie offensiva, dominando praticamente da solo Gara 1. La sensazione tuttavia è che da primo violino non possa più trascinare una franchigia di livello. Ultimo a mollare in casa Milwaukee è stato Khris Middleton (voto 8) tornato finalmente ai livelli pre-infortunio, con una serie di alto livello impreziosita da una Gara 3 in cui da solo ha portato i Bucks a un passo dalla vittoria, sforzo vanificato dal floater decisivo sulla sirena di Haliburton. Con così pochi uomini a disposizione, coach Doc Rivers (voto 5) ha dato minuti anche Danilo Gallinari, anche se piange il cuore vedere il Gallo in un ruolo ormai così marginale.

Sponda Indiana il trionfo è frutto di un basket frizzante e altruista. I Pacers sono stati di gran lunga la miglior squadra in questi playoff per assist (oltre 30 a partita) e incredibilmente anche per le palle perse (unica squadra in post season sotto le 10 a partita). Senza una vera superstar a livello di prestazioni, la squadra si è consacrata come miglior gruppo, con ben sei giocatori in doppia cifra di media (e il settimo, T.J. McConnell, si è fermato a 9,5). L’ultimo arrivato Paskal Siakam (voto 7), già campione NBA con Toronto e giunto proprio in inverno via trade dai Raptors, ha iniziato fortissimo la serie con 73 punti nelle prime due sfide, utili ai Pacers per tenersi a contatto. Il lungo camerunense si è poi spento leggermente con l’andare delle partite ma il suo apporto è rimasto decisivo.

Il faro del gioco di Indiana è stato sicuramente Haliburton (voto 7,5), nonostante una serie che a livello meramente statistico è stata leggermente sotto le attese. Ma l’ex giocatore di Sacramento ha avuto il grande merito di trovare sempre i compagni per metterli in ritmo (9,3 assist per lui) e soprattutto quello di aver segnato il tiro più importante della serie in Gara 3, momento da cui i Pacers non si sono più voltati indietro. Forse in questo primo turno il giocatore più costante per la franchigia di Indianapolis è stato Myles Turner (voto 8), un fattore su entrambi i lati del campo, sia vicino che lontano dal ferro.

Altro elemento che esce bene da questa serie è Andrew Nembhard (voto 7,5): la 31esima scelta al Draft 2022 ha giocato molto bene in attacco (45% da tre nelle serie) e benissimo in difesa, dove è stato un fattore determinante sugli esterni avversari, facendo vedere di essere già oggi un solidissimo two-way-player. Oltre ai titolari, coach Carlisle ha trovato ottime risposte anche dalla panchina, soprattutto col già citato McConnell e Obi Toppin: a suggellare questo dato c’è la decisiva Gara 6 in cui la panca dei Pacers ha stravinto il duello con quella Bucks per 50 a 10. Ora per Indiana – che non passava un turno da 10 anni – altra serie che si preannuncia ostica e combattuta contro New York. Due squadre agli antipodi come stile e filosofia di gioco, ragion per cui sarà un confronto affascinante con i Pacers sfavoriti ma non sicuramente battuti in partenza.

Gara 6 è l’epitome del lavoro di squadra dei Pacers, che grazie alla panchina portano a casa la serie

 

New York Knicks (voto 8,5) vs. Philadelphia 76ers (voto 7)

Risultato finale: 4-2

La Serie, con la S volutamente maiuscola, di questo primo turno playoff è sicuramente quella andata in scena tra New York e Philadelphia. Dopo sei autentiche battaglie piene di colpi di scena e ribaltamenti di fronte, i Knicks piegano la resistenza dei 76ers e accedono con merito al secondo turno. Una sfida in cui si è visto di tutto: supplementari, partite già vinte e ribaltate negli ultimi secondi – con annesse polemiche arbitrali -, diversi quarantelli, un cinquantello, 7 punti in 17 secondi di Maxey quando i 76ers erano già praticamente eliminati, Embiid che a un certo punto sembrava infortunato e non più in grado di giocare, lo scarto finale delle due squadre di un solo punto dopo 341 minuti di lotta.

Proprio la salute del centro camerunense è stata il fattore decisivo della serie. Il ginocchio di Embiid (voto 8,5) è stato un problema evidente per l’MVP della scorsa stagione, spesso limitato a tiri dalla media distanza senza la possibilità di attaccare continuativamente il ferro. Certo, le statistiche sono sempre di altissimo livello ma la condizione atletica ha pesato sulle sorti della contesa. Anche in difesa la mobilità di Embiid è sembrata limitata e spesso è mancato il tagliafuori a rimbalzo sugli avversari (“appena” 10,8 di media nella serie). Certo un Embiid sano sarebbe tranquillamente il miglior giocatore del pianeta per la sua capacità di dominare su entrambi i lati del campo ma, ahimè, a 30 anni l’impressione è che non lo vedremo mai in queste condizioni.

Se c’è stata una serie, oltre ad Embiid i 76ers devono ringraziare Tyrese Maxey (voto 8,5). Il fresco vincitore del Most Improved Player Award ha dimostrato ancora una volta di essere un attaccante élite, chiudendo la serie a quasi 30 di media. Inoltre il doppio miracolo in Gara 5 verrà ricordato a lungo dagli appassionati. Certo, nella successiva Gara 6 la guardia di Phila ha prodotto una brutta partita offensiva ma è difficile chiedere di più a un giocatore che quattro anni fa non conosceva praticamente nessuno. Dietro le sue due stelle però Philadelphia ha scoperto una voragine.

Il solo Oubre (voto 6), seppur tra i soliti alti e bassi, ha portato un piccolo contributo alla causa. Sul banco degli imputati finisce sicuramente Tobias Harris (voto 4) che, a dispetto del suo contratto da quasi 40 milioni di dollari, è scomparso sotto l’impeto dell’atletismo dei Knicks. A fine stagione Harris sarà free agent ed è facile immaginare che la sua strada e quella di Phila si separeranno.

Capitolo New York: sembrava una follia quando all’ultima partita di stagione regolare i Knicks hanno vinto sapendo che questo li avrebbe portati al secondo posto a Est e a un turno difficile: beh, alla fine hanno avuto ragione coach Thibodeau e i suoi ragazzi. Forti di una delle migliori difese della Lega, New York ha compiuto una piccola impresa e ora può legittimamente sognare in grande dovendo affrontare un avversario, gli Indiana Pacers, ampiamente alla portata. Nella Grande Mela c’è un nuovo re e il suo nome è Jalen Brunson (voto 9). La guardia dei Knicks ha sprigionato carisma e talento da tutti i pori, trascinando i compagni quando più serviva. Brunson è ormai uno dei migliori interpreti del ruolo: come cambiano i giudizi in sole due stagioni, da quando sembrava che i Knicks avessero strapagato un onesto comprimario o poco più, reduce dalle stagioni di Dallas all’ombra di Dončić.

Dietro al nuovo idolo del Garden in tanti hanno giocato sei partite ad altissimo livello. Anunoby (voto 7,5) è stato l’ago della bilancia fin dal suo arrivo a metà stagione, svoltando le prospettive dei Knicks. Altro X Factor è stato Josh Hart (voto 8), incredibile difensore, ottimo dal perimetro e clamoroso rimbalzista per la stazza (ha chiuso la serie da migliore di entrambe le squadre con oltre 12 di media). Bene anche i due centri Hartenstain e Robinson nel limitare per quanto possibile Embiid sotto le plance. Nota finale poi per Julius Randle (voto 10): da quando si è infortunato, New York ha letteralmente iniziato a volare. La più classica delle addiction by subtraction.

L’incredibile prestazione di Brunson nella decisiva Gara 6

 

Dallas Mavericks (voto 8) vs. Los Angeles Clippers (voto 6,5)

Risultato finale: 4-2

Altra serie che ha regalato emozioni è quella tra Mavs e Clippers, con i texani capaci di ribaltare il fattore campo. Punto in comune purtroppo con serie già analizzate è l’assenza decisiva di una superstar: il due volte MVP delle Finals Kawhi Leonard infatti è sceso in campo solamente in due sfide, peraltro entrambe perse dai Clippers. A prendere le redini in casa Los Angeles ci ha pensato il solito Paul George (voto 6), comunque lontano dai giorni migliori, coadiuvato da un a tratti redivivo James Harden (voto 6,5). Il Barba è stato decisivo soprattutto nella vittoria in Gara 4, evitando che i suoi finissero dalla parte sbagliata della storia, con i Mavs capaci di rientrare da un clamoroso -31 prima di perdere in volata grazie proprio ai canestri di Harden.

Avrebbe potuto essere un fattore Zubac ma, dopo un inizio incoraggiante, il centro croato non è più riuscito a far valere la sua stazza contro la frontline avversaria. Abbastanza altalenanti poi tutti gli esterni comprimari – Mann, Coffey, Powell – che hanno perso abbastanza chiaramente il confronto diretto coi pari ruolo di Dallas. Capitolo Westbrook: sembra sempre più evidente il declino fisico e tecnico dell’ex MVP, ormai quasi marginale nella Lega. Per questo core di LA sembra essere passato l’ultimo treno buono, con Harden libero a fine stagione e con George che potrebbe seguirlo a ruota rinunciando alla player option da 48 milioni.

A sorpresa, il protagonista per i Mavs non viene dalla Slovenia e il suo nome è Kyrie Irving (voto 8,5): la guardia, già campione con LeBron a Cleveland, sembra essersi messa alle spalle gli anni il cui il suo sconfinato talento non trovava corrispondenza con la tenuta mentale, probabilmente disputando la miglior serie in carriera. Le sue statistiche parlano di 26,5 punti a partita col 51,4% dal campo e quasi il 45% da tre, con 5,7 rimbalzi, 4,7 assist e 1,8 rubate a partita. Certo Dončić resta il faro della squadra e chiude la serie da top scorer a quasi 30 di media, con solo il 40,5% totale e un drammatico 23,9% dall’arco. Ma l’impressione è quella di un giocatore molto nervoso – davvero tante le proteste contro gli arbitri – e non al 100% fisicamente. Notevole la sua applicazione in difesa, fase del gioco in cui lo sloveno non ha mai eccelso.

Ottima serie poi di tutto il supporting cast di Dallas, soprattutto a livello fisico, con i vari P.J. Washington, Gafford (grande presa alla deadline), Lively e Jones sempre pronti a farsi trovare dall’altra parte dell’arcobaleno ogni qualvolta Doncic e Irving alzavano una palla in prossimità del ferro. È sembrato quasi un passaggio di consegne tra una Lob City e l’altra (soprannome dato proprio ai Clippers negli anni in cui Chris Paul alzava alley-oop a profusione per DeAndre Jordan e Blake Griffin). Il tanto vituperato (spesso a ragione) coach Jason Kidd si ritrova tra le mani una squadra talentuosa, solida e profonda: nell’imminente serie contro i giovani Thunder i Mavs partono addirittura leggermente favoriti.

Giocata élite per Irving, che ubriaca P.J. Tucker e si prende un gioco da 4 punti

 

Cleveland Cavaliers (voto 6) vs. Orlando Magic (voto 5,5)

Risultato finale: 4-3

La serie meno attesa e sicuramente con meno appeal di tutto il primo turno ci regala la prima gara 7 di questi playoff 2024. A spuntarla sono i Cleveland Cavaliers e la sfida si conclude senza che nessuna delle due squadre abbia portato a casa una vittoria in trasferta. Difficile aspettarsi di meglio da due squadre prettamente difensive e ancora relativamente giovani, soprattutto i Magic.

Orlando è stata una delle sorprese della regular season e si presentava al via di questi playoff con il roster sicuramente meno talentuoso di tutto il lotto. Pregevole eccezione il “nostro” Paolo Banchero che anche contro i Cavs ha dimostrato di essere un giocatore completo. La prima scelta del Draft 2022 (voto 8) ha chiuso infatti la serie da miglior scorer della sua squadra, miglior rimbalzista, miglior assistman, con un più che discreto 38,2% da tre punti. Dietro al lungo italoamericano però il talento latita, con un Franz Wagner (voto 6,5) che sembra involuto rispetto allo scorso anno e un Jalen Suggs (voto 5,5) forse non ancora pronto per questi livelli.

Sulle sponde del lago Erie invece la serie lascia più di qualche perplessità. Cleveland è riuscita, a causa delle scoppole subite in trasferta, a vincere la serie nonostante un differenziale di punti nettamente inferiore. Miglior giocatore delle serie, e non è certo una sorpresa, Donovan Mitchell (voto 8,5). La guardia ex Jazz ha sparacchiato da tre (25%) ma restando comunque uno scorer affidabile e di grande esperienza ai playoff. Alle sue spalle un ottimo Jarrett Allen (voto 7,5), padrone del pitturato ma costretto da guai fisici a saltare metà della serie. La salute del centro dei Cavs preoccupa visto che ora Cleveland dovrà fare i conti contro la corazzata Celtics. Per battere Boston, i Cavs avranno bisogno di ben altre prestazioni da Garland e Mobley, fondamentali per riprendere quel percorso di crescita che ha portato Cleveland ai vertici dell’Est ma leggermente frenato in questa stagione a causa degli infortuni.

Una tutt’altro che entusiasmante Gara 7 a chiudere una tutt’altro che entusiasmante serie

 


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Di Mario Bruno

Podcaster per gioco (Catenaccio e The Homies), amante dello sport in toto e del mondo manga/nerd. Montanaro di confine, una specie di Mauro Corona prestato al mondo del pallone. Gin Tonic lover.