È finalmente l’anno dell’Union Saint-Gilloise?

Sono passati 89 anni senza gioie, da quel 1935 che ha portato in dote l’ultimo titolo nazionale per l’Union Saint-Gilloise.

Un lasso di tempo infinito, che ha cambiato radicalmente lo scenario e la geografia del calcio in Belgio e nel quale questa società dei sobborghi di Bruxelles ha vissuto il dramma sportivo dell’anonimato: ad un graduale ridimensionamento nella massima serie ha fatto seguito la discesa negli inferi del calcio nazionale, arrivando fino alla quarta serie.

Ma da qualche stagione l’USG è tornata a calcare i più importanti palcoscenici nazionali e non solo, con un ruolo subito da protagonista. Il 2024 è l’anno buono per tornare sul tetto del Belgio?

 

Passato da dominatrice

Alle origini della Divisione d’Honneur, oggi nota come Jupiler Pro League, l’Union Saint-Gilloise, fondata lo stesso giorno della Juventus, è stata la massima potenza calcistica nazionale fino all’avvento della Seconda guerra mondiale.

Al momento dello stop nel 1939, l’USG era la squadra più titolata del paese con ampio margine sugli inseguitori. Tra il 1933 ed il 1935 si è regalata un three-peat ed una striscia di imbattibilità lunga 60 partite che l’hanno portata a undici titoli nazionali, prima squadra belga a raggiungere i dieci campionati vinti.

Per dare le dimensioni dell’impresa, a tutt’oggi i gialloblù sono la terza squadra più titolata del Belgio e una delle sole quattro squadre ad aver vinto almeno dieci scudetti. Delle altre tre squadre appartenenti a questa élite, solo una di loro (il Bruges, nel 1920) si era laureata campione nazionale prima del 1935. Un dominio in piena regola, certificato anche dal doppio successo in Coppa di Belgio nel 1913 e 1914.

Alle Olimpiadi di Anversa 1920 ben sette calciatori dell’Union furono convocati per il torneo calcistico che avrebbe assegnato l’oro alla nazionale di casa.

Si tratta del difensore Oscar Verbeeck, i centrocampisti Julien Cnudde, Émile Hanse e Joseph Musch e gli attaccanti Robert Coppée, Geroges Hebdin e l’ex milanista Louis Van Hege. Una delegazione capace di raggiungere il più grande successo della storia del Belgio nel calcio internazionale, unici calciatori nella storia del club ad aver ottenuto un trionfo in Nazionale.

Anche successivamente al 1935, per qualche anno l’USG è rimasto ad alti livelli, infilando tre terzi posti consecutivi tra il 1936 ed il 1938. Nel 1939 però arriva l’interruzione momentanea che avrebbe cambiato radicalmente la storia unionista.

L’USG nel 1913, anno del double

 

Mediocrità post-bellica

Alla ripresa del campionato, al netto della successiva interruzione nella stagione 1944-45, l’inerzia e le dinamiche interne sono cambiate radicalmente. Nello scenario nazionale si sono inserite nuove potenze calcistiche, su tutte l’Anderlecht che dal 1947 avvia un dominio nazionale capace di portarlo a diventare il club più titolato di sempre.

Per contro, l’Union Saint-Gilloise sta perdendo colpi, diventando un club di metà classifica, fino all’onta della retrocessione patita nel 1949. Tornata in Division d’Honneur (che di lì a poco sarebbe divenuta Division 1) nel 1951, la squadra gialloblù conosce un momento di parziale ripresa.

Niente di eccezionale, si intende. Qualche buon piazzamento (su tutti il terzo posto del 1956), le apparizioni europee nella Coppa delle Fiere, con il massimo traguardo raggiunto grazie alla semifinale del 1960, ma anche altre due retrocessioni.

La prima, dolorosa ma di breve durata, è datata 1963. Risaliti dopo appena una stagione, gli unionisti retrocedono ancora nel 1965, rimanendo impelagati nella Division 2 per ben tre campionati, fino al secondo posto del 1968. Una risalita faticosa, che all’epoca sembra una tortura ma che si rivelerà solo il preludio di una crisi senza fine.

Foto di rito durante la stagione 1969-70. Anche se in inferiorità numerica

 

Sprofondo negli inferi delle serie minori

Dopo quattro campionati abbastanza mediocri, fatti di piazzamenti nella parte destra della classifica e, in alcuni casi, di salvezze striminzite, nel 1973 l’USG retrocede ancora, chiudendo la storia con quella denominazione. Dal 1973 inizia l’avventura sotto le insegne del Royale Union, un nome che, si vedrà in seguito, non può dirsi esattamente fortunato, identificando l’era peggiore della storia unionista.

Anche tra i cadetti, la Royale Unione fatica molto, salvandosi per un pelo nella prima stagione e retrocedendo addirittura in Division 3 nel 1975. L’immediata promozione in Division 2 pare essere la fine dell’incubo. E invece è solo il principio. La Royale Union è, ormai, una “squadretta” anche in cadetteria e, tra il 1980 ed il 1981, accade l’imponderabile: doppia retrocessione e caduta in Division 4.

La gloria di un tempo è un ricordo più che sbiadito, i tifosi unionisti sono ormai consapevoli di trovarsi a sostenere l’involucro della squadra che fu, rassegnati ad una mediocrità che si tenta di scongiurare con una nuova ridenominazione. Dopo un deludente quarto posto ed un’incoraggiante doppia promozione, nel 1984 la società si riaffaccia alla Division 2 con il nuovo nome di Royale Union Saint-Gilloise, ancora oggi la denominazione ufficiale della società.

Il ritorno tra i cadetti è poco più che un fuoco di paglia, nel 1986 l’USG retrocede di nuovo e fino al 2004 gioca in terza serie, evitando la Division 4 solo grazie ad un ripescaggio e con la sola eccezione del campionato 1996-97, giocato di nuovo tra i cadetti e chiuso con una mesta retrocessione.

 

All-in per la risalita

Dopo aver vinto il proprio campionato nel 2004, l’USG ha tenuto la divisione per tre anni, prima di retrocedere nuovamente nel 2008 e restare in terza serie per altre sette stagioni.

Se il proprietario, l’italiano Enrico Bove, stava tentando di trovare soci di minoranza e sponsorizzazioni per avere il necessario sostegno economico per il club, altre società sarebbero state travolte da una spirale di crisi tale da permettere al club del quartiere Forest di beneficiarne.

Nel 2013 l’USG si salva dalla retrocessione in Division 4 solo grazie alle irregolarità contabili ed amministrative del KVK Tienen, condannato ad una retrocessione d’ufficio. È la sliding door che spinge il club ad una maggior oculatezza ma anche alla ricerca dei risultati sul campo.

Nel 2015 arriva un ottimo terzo posto, subito sotto la zona promozione. Ma anche in questo caso, la crisi economica generalizzata del calcio belga premia l’USG: Cappellen e Sprimont-Comblain Sport rinunciano a partecipare al campionato cadetto, i gialloblù vengono ripescati.

È solo l’inizio di una scalata che riporterà l’Union Saint-Gilloise ai piani alti. Grazie al poker. Già, perché nel 2018, dopo tre buoni campionati tra i cadetti, la società viene acquistata dall’inglese Tony Bloom, presidente del Brighton e giocatore di poker professionista, conosciuto nell’ambiente come The Lizard e divenuto ricco grazie ad investimenti nel mondo del gioco d’azzardo.

Bloom dà la sicurezza economica e anche la spinta che serviva, tanto che nel 2021 l’Union Saint-Gilloise torna finalmente nella massima divisione belga, ora chiamata Jupiler Pro League, a 48 anni dall’ultima apparizione.

Tony Bloom, proprietario del Brighton e oggi solo socio di minoranza dell’USG per ragioni regolamentari

 

Ritorno col botto

Il rientro dell’Union Saint-Gilloise in massima serie è stato a dir poco roboante, grazie all’ottimo lavoro dell’allenatore Felice Mazzù e anche di un mercato mirato e funzionale.

Oltre ad aver tenuto i big protagonisti della promozione, su tutti il capocannoniere della stagione precedente Vanzeir ed il maltese Teuma, l’asse con il Brighton ha determinato la conferma di Undav e l’approdo del nipponico Mitoma, entrambi in prestito, cui si sono aggiunti Nieuwkoop e Lazare per rinforzare la retroguardia.

Alla fine della prima fase, l’USG si trova clamorosamente in testa alla classifica con un +5 dal Bruges, poi ridotto a +3 dal dimezzamento dei punti nella seconda fase, come da regolamento.

Nella seconda fase, tuttavia, la squadra si rivela stanca e la maggior abitudine del Bruges è determinante per la rimonta: il titolo finisce nella Venezia del Nord, che realizza 14 punti sui 18 a disposizione e chiude a +4 dall’Union, nonostante un grande Undav, capocannoniere della Jupiler Pro League con 26 centri.

Un calo fisiologico ma pieno di rimpianti. Che, anche alla luce della storica qualificazione alla Champions League, sono poca cosa rispetto a quanto avverrà nella stagione 2022-23.

Kaoru Mitoma durante la sua stagione unionista

 

Follia suicida

La stagione seguente inizia con il rimpianto Champions: nonostante il 2-0 all’andata, i belgi subiscono la rimonta dei Rangers, che in Scozia si impongono con un sonoro 3-0 che costringe gli unionisti alla retrocessione in Europa League.

Cambiato allenatore (è arrivato Karel Geraerts) e persi molti pezzi grossi come Undav, Mitoma, Nielsen e Vanzeir, allo Stade Joseph Marien sono arrivati altri grandi protagonisti, come lo svedese Nilsson, Adingra in prestito dal solito Brighton e l’ex Bodø/Glimt Victor Boniface (a cui si aggiunge il prestito di Vertessen a gennaio).

Oltre ad una grande Europa League, conclusa solo ai quarti di finale al cospetto del Bayer Leverkusen, l’USG vive un altro campionato di vertice, chiudendo in vetta al pari del Genk e a +3 sull’Anversa la prima fase. Nella seconda fase, complice una volata molto tirata, i risultati sono ondivaghi ma sufficienti per un arrivo al cardiopalma. Prima dell’ultimo turno la classifica recita: Anversa e USG 46, Genk 45, Bruges 33.

In caso di arrivo a pari punti trionferebbe l’Anversa ma il calendario è favorevole: l’USG ospita il Bruges, mentre l’Anversa va in casa del Genk. All’ultimo minuto del primo tempo, il Genk va in vantaggio sull’Anversa. Dopo pochi secondi dall’inizio della ripresa, Adingra manda avanti l’Union.

Sembra tutto pronto per la festa ma ecco il suicidio: all’89’ il Bruges pareggia mentre il Genk è avanti 2-1. L’USG tenta il tutto e per tutto, si scopre e subisce anche il secondo e il terzo gol. E, ironicamente, al 94’ Alderweireld firma il 2-2 che vale il titolo all’Anversa e che, senza il crollo finale, avrebbe decretato almeno il secondo posto e i preliminari di Champions.

L’Union è terza, maledicendo un finale drammatico ed un’occasione che sembra irripetibile.

La cronistoria del folle finale nel 2023

 

Riproviamoci

L’estate ha portato un mercato che sa di smantellamento: oltre ad Adingra e Vertessen, rientrati ai club proprietari del loro cartellino, sono partiti Teuma, Van der Heyden, Lynen, Nieuwkoop e, soprattutto, Boniface, che dopo una grande Europa League è stato acquistato proprio dai carnefici europei del Bayer Leverkusen per 20 milioni.

Per sostituirli, il club si è avvalso del solito ottimo lavoro di scouting, portandosi a casa giocatori di profilo apparentemente più basso come Kevin Mac Allister, Mathias Rasmussen, Noah Sadiki e la punta algerina Mohamed Amoura, reduce da una non esaltante stagione da 8 gol nel Lugano.

Anche in panchina si è verificato un avvicendamento: mentre Geraerts è finito allo Schalke, sulla panchina della squadra del Forest si è seduto l’ex allenatore del Genoa Alexander Blessin.

In Europa League la squadra ha deluso, chiudendo il suo girone al terzo posto e retrocedendo in Conference League, dove si è ripresa ed ha eliminato l’Eintracht contro ogni pronostico.

Ciononostante, l’andamento sul suolo nazionale è stato, sino a questo momento, trionfale: a due turni dalla fine della prima fase e nonostante qualche assenza cruciale a causa della Coppa d’Africa, l’Union guida la Jupiler Pro League, con un +8 sull’Anderlecht generato da 18 successi e 4 pareggi nelle ultime 22 giornate. Inoltre è atteso dalla finale di Coppa di Belgio.

Quest’anno il campionato prevede una nuova formula, con una riduzione delle partecipanti da 18 a 16 squadre ed una seconda fase che torna ad essere a 6 squadre anziché 4 come nelle ultime stagioni. L’obiettivo è ancora distante e la fase finale sarà più probante degli scorsi anni ma la sensazione è che finalmente possa essere l’anno della riscossa dell’Union.

Blessin festeggia con la squadra

 

Efficacia sui due lati del campo

Le ragioni del primato e della fiducia sono da rinvenirsi nei numeri. A livello offensivo, pur con una percentuale di conversione non straordinaria (13,10% delle occasioni create, terzo posto della lega) l’USG ha il miglior attacco del campionato con 61 gol realizzati a fronte di 59,75 xG, cifre che denotano una certa affidabilità offensiva, diversamente, ad esempio, da quanto fatto registrare dal Bruges (58 gol ma 63,13 xG).

Sia l’USG che il Bruges (attualmente terzo in classifica a 20 punti di distacco) comandano anche la classifica per numero di tiri complessivi nello specchio (Union 173, Bruges 163). La percentuale rispetto ai tiri totali dell’Union è pari al 37,9% ed inferiore solo a quella del RWDM, che registra il 40,9% ma con molti meno tentativi.

La chiave del rendimento offensivo dell’USG è un gioco estremamente aggressivo, con un Field Tilt (possesso nel terzo offensivo di campo) del 57,50% e, soprattutto, grazie al secondo posto dietro al Cercle Brugge per tempo impiegato in fase di aggressione per la riconquista del pallone nella metà campo offensiva ed al primo come numero di tackles eseguiti ed intercetti.

Dati, questi ultimi, che sono lo specchio anche di una grande solidità difensiva: l’Union è ampiamente al primo posto per tiri concessi (215 contro i 271 dell’Anversa, media di 7,68 a partita contro i 12,98 dell’intero campionato) e per tocchi avversari nella propria area di rigore (appena 439 contro i 444 del Bruges e gli addirittura 561 dell’Anversa).

Emerge con chiarezza, quindi, l’approccio ermetico a difesa della propria area che Blessin aveva già tentato al Genoa, pur risultando un’esposizione migliorabile in termini di pericolosità delle occasioni avversarie (86 tiri nello specchio e 26,76 xGA contro i 95 tiri e 24,39 xGA del Bruges).

Il gigante Christian Burgess, capitano e guardiano della difesa unionista

 

Alla scoperta del killer inatteso

Sbarcato in Europa dall’Algeria nell’estate del 2021, in due anni e una manciata di partite questa estate in Svizzera, Mohamed El Amine Amoura non ha esattamente brillato per killer instinct: un totale di 17 gol in 66 partite non ne fa il prototipo della punta che fa sognare i tifosi.

Giocatore che ama allargarsi sulla sinistra, è un folletto di 170 centimetri, abile in conduzione e nel dribbling ma che non hai mai brillato per concretezza nell’area avversaria

Eppure in Belgio si è trasformato, risultando il finalizzatore perfetto per il sistema unionista: ad oggi il 23enne conta 17 gol in 22 presenze in campionato (dietro solo al togolese Denkey del Cercle Brugge), 2 gol in 6 apparizioni in Europa League e 2 gol in 3 presenze in Coppa del Belgio, mentre in Conference League non ha ancora mai segnato, pur avendo messo insieme 2 assist in 2 presenze.

La sua pericolosità si vede dall’overperformance realizzativa: pur avendo segnato solo uno dei 17 gol su calcio di rigore, ha totalizzato 10,69 npxG, approfittando dell’asse con Cameron Puertas che sta facendo sognare il tifo gialloblù. Ad oggi le cifre lo collocano nel top 3% della lega npxG e per Expected Thread da conduzione del pallone, vera specialità della casa.

La squadra ha retto il colpo durante la sua assenza per la Coppa d’Africa e oggi si rimette a lui per raggiungere il bersaglio grosso.

Rovesciata e fuga in velocità: il repertorio di Amoura nella doppietta che vale il successo sul Bruges

 

L’esplosione di Puertas

A proposito di arrivi dalla Svizzera, nel gennaio del 2022 l’USG ha acquistato dal Losanna il trequartista Cameron Puertas, svizzero di passaporto spagnolo con un passato giovanile da portiere.

Dopo un anno e mezzo con un ruolo poco più che marginale nello scacchiere unionista, con Blessin è arrivato il breakout year per questo ragazzo classe 1998. 8 presenze, 2 gol e 3 assist tra preliminari e gironi di Europa League, 2 presenze e 1 gol in Conference League e, soprattutto, 5  reti e 13 assist nelle 28 apparizioni in Jupiler Pro League ne fanno l’arma principale a livello tattico per i gialloblù.

Lo svizzero è fondamentale sia per la capacità di riconquista del pallone nella metà campo avversaria (52 palloni recuperati e 47 tackles vinti) che per la creazione di pericoli (terzo nella graduatoria dei dribbling riusciti a quota 58, primo in quella delle chance create con 85)

Sia lui che Amoura hanno la tendenza a focalizzare il loro gioco sul versante sinistro dell’attacco dell’USG, circostanza che, oltre a permettere un dialogo continuo tra i due, è diventata fonte di reciproche overperformance.

A tal proposito, oltre al dominio nella classifica degli assistman del campionato (il più diretto inseguitore, Dreyer dell’Anderlecht, ne ha cinque in meno), Puertas spicca nella classifica degli xA, con 7,70 contro i 6,39 di Steuckers del Sint-Truidense.

Se da una parte gli assist si sono rivelati più di quelli attesi anche grazie al lavoro dei compagni, dall’altra emerge con chiarezza come Puertas sia estremamente efficace nel creare occasioni da gol per l’Union, in particolar modo grazie alla sua precisione nei calci piazzati (nella classifica degli xA in open-play è solamente al quinto posto con 4,88).

Gol su rigore e assist perfetto per Amoura: ecco a voi Cameron Puertas!

 

Prospettive di successo

Pur non essendo una squadra che domina il gioco tramite il possesso, che si colloca appena sopra il 50%, la forza dell’Union Saint-Gilloise sta nel fatto di non aver sofferto particolarmente contro le avversarie più quotate.

La squadra di Blessin si è rivelata piuttosto continua nell’arco della stagione, con la sola eccezione del periodo tra metà agosto e metà settembre: tre partite giocate e un solo punto, frutto del pari interno con l’Anversa e delle due uniche sconfitte stagionali, arrivate contro due avversarie (Mechelen e Genk) tutt’altro che certe di accedere alla fase finale.

Nei match contro le squadre della parte alta della classifica, l’USG ha ottenuto risultati soddisfacenti e, anche al netto del dimezzamento dei punti nella seconda fase, il margine ad oggi appare rassicurante nei confronti di quasi tutte le avversarie, eccezion fatta per l’Anderlecht.

Il calendario nelle ultime giornate della prima fase, pur non agevole per il livello di alcune avversarie e la concomitanza con gli impegni in Conference League, può fornire lo sprint necessario per una mini fuga. Resta da capire come la squadra vivrà gli aspetti psicologici della volata finale, dopo le due rovinose cadute degli ultimi anni.

Esultanza dopo un match di Europa League

 


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catenaccio

Di Manuel Fanciulli

Laureato in giurisprudenza e padre di due bambini, scrivo di sport, di coppe e racconto storie hipster. Cerco le risposte alle grandi domande della vita nei viaggi e nei giovedì di Conference League.