Milan Đurić meritava di più

Milan Đurić non è un bomber di razza, non siamo di certo noi a scoprirlo. Nonostante questo, è uno di quei giocatori di cui vale la pena raccontare storia e caratteristiche, perché offrono spunti e propongono interrogativi interessanti. È per questa serie di motivi che abbiamo deciso di parlare dell’attaccante, ormai italiano d’adozione, arrivato a gennaio al Monza di Palladino. Un gigante che a quasi 34 anni sta facendo vedere le cose migliori della sua carriera.

Basta dare un’occhiata ai suoi numeri per capire che non parliamo di un killer d’area di rigore, ma nonostante ciò il bosniaco ha sempre trovato tantissimo spazio. Anomalo per uno che di mestiere dovrebbe buttarla dentro. Per quanto sia paradossale, il lavoro più importante Milan lo ha sempre svolto fuori dall’habitat naturale dei suoi colleghi, l’area di rigore, motivo per cui i suoi allenatori hanno sempre fatto molta fatica a privarsene.

Nel corso della sua carriera ha capito perfettamente come utilizzare al meglio il corpo, divenendo un elemento fondamentale per l’economia tattica delle sue squadre. Un maestro nel creare spazi per l’inserimento dei compagni e nel rappresentare un riferimento al quale aggrapparsi quando diventa difficile uscire dalla pressione avversaria, tutte qualità che hanno compensato la mancanza di freddezza sotto porta, rendendolo un attaccante così utile, persino per un giochista come Palladino.

 

Una storia che parte da lontano

Aveva un anno Milan Đurić, quando nel 1991, per via della drammatica situazione vissuta dalla Bosnia, il padre decide di lasciare la nativa Tuzla per cercare fortuna in Italia, precisamente a Pesaro, città che lo cresce, come si percepisce perfettamente quando l’attaccante va davanti ai microfoni.

Il calcio per Milan arriva solo all’età di 14 anni, abbastanza tardi rispetto a tanti altri colleghi, ma risulta difficile stupirsi delle esperienze nel basket prima e nel rugby poi, dati i 190 centimetri già all’età di 16 anni. Milan inizia quindi nelle giovanili della Vis Pesaro per poi passare al San Marino ed infine al Cesena. È un questa fase che calcio che conta si accorge definitivamente di lui.

 

Dall’inizio tra i grandi all’esordio in Serie A

La stagione 2007/08 è la prima tra i grandi e coincide con la retrocessione del Cesena in Lega Pro. Đurić scende in campo 24 volte, segnando due gol e dimostrando di saper lavorare tanto e bene per la squadra, al punto che la società lo conferma per la stagione successiva.

A Cesena rimane tre anni, quindi arriva il prestito all’Ascoli, il primo di tanti. Difatti ogni estate sembra che la società voglia puntare su di lui, per poi decidere di fargli fare ancora esperienza. Milan quindi gira l’Italia tra Serie B e C, le tappe successive sono Crotone, Cremonese, Trapani e Cittadella, con una costante che si ripresenta in ogni piazza che decide di affidargli l’attacco: segna poco ma sembra indispensabile per qualsiasi allenatore.

La stagione 2013/14 è la migliore della prima parte di carriera, oltre al solito lavoro importantissimo per la squadra arrivano anche 7 gol e il Cesena, ancora proprietario del suo cartellino e appena neopromosso in Serie A, gli offre l’opportunità di farsi vedere nella massima serie. L’esperienza dura solo un anno ma Đurić trova molto spazio, diventando un punto fermo della squadra anche per la stagione successiva.

Đurić a segno con la maglia del Cesena contro il Carpi

 

Prima chiamata in nazionale

La stagione in Serie A porta anche alla prima chiamata della nazionale bosniaca. L’esordio avviene nella vittoria per 3-0 contro Andorra ma il momento più bello della sua carriera internazionale arriva qualche mese più tardi. Milan diventa un idolo in patria quando, da outsider, trascina la sua nazionale agli spareggi per Euro 2016, segnando e fornendo un assist da subentrato nella vittoria contro il Galles e siglando il gol decisivo del 3 a 2 a Cipro che ha porta la Bosnia alla sfida decisiva con l’Irlanda, poi persa.

L’ultima presenza in nazionale risale al 2020, nel pareggio contro l’Olanda, ma se le prestazioni sotto la guida tecnica di Palladino dovessero continuare ad essere di questo livello non ci stupiremmo se arrivasse una nuova chiamata da parte del CT Savo Milosevic.

Milan eroe bosniaco: qua festeggia il gol decisivo al Cipro

 

Esperienza in Championship

Nel gennaio del 2017, dopo un’ottima partenza condita da 6 gol e 2 assist in 19 presenze, la voglia di vivere un’esperienza all’estero e la necessità del Cesena di fare cassa con la vendita di qualche giocatore portano alla cessione al Bristol City per 2 milioni di euro.

La sua esperienza in Inghilterra, durata un anno e mezzo, viene influenzata da continui problemi fisici, in particolare da una fastidiosa pubalgia che lo tiene fuori dal campo per quasi un anno. Nonostante ciò in una stagione e mezzo Milan porta a casa 30 presenze, finendo sul tabellino dei marcatori 6 volte.

A dispetto dei problemi fisici, l’anno e mezzo in Championship non è completamente da buttare via

 

Le imprese di Salerno, il passaggio a Verona e l’impatto nel Monza

Nell’estate del 2019 la Salernitana di Lotito lo riporta in Italia. In Campania resta 4 anni e ricopre un ruolo centrale sia nell’impresa che riporta la squadra in Serie A dopo 23 anni che nella miracolosa salvezza raggiunta l’anno seguente con Nicola in panchina. Al termine della stagione 2021/22 non rinnova il contratto con i granata, salutando quindi dopo aver collezionato 132 presenze e 29 gol.

Ad aspettarlo è l’Hellas Verona, con il quale lo scorso anno vive una stagione complicata, culminata con la vittoria nello spareggio salvezza con lo Spezia. L’inizio della stagione in corso è estremamente positivo: 5 gol nel girone d’andata e il solito lavoro sporco per i compagni.

A gennaio i problemi societari portano ad una vera e propria rivoluzione, le preoccupazioni sul bilancio costringono la società di Maurizio Setti a rinunciare a molti dei punti fermi della squadra, nonostante la classifica deficitaria. Per una cifra vicina ai 3 milioni dunque Đurić si trasferisce al Monza di Palladino, prendendo da subito il posto di Colombo.

Una spizzata aerea durante la sua esperienza al Verona

 

Dominatore dei cieli

Oggi la ricerca della costruzione dal basso palla a terra è la soluzione maggiormente accreditata per il controllo della gara. In una recente intervista De Zerbi ha spiegato come secondo lui calciare lungo e andare alla conquista della seconda palla significhi scommettere, dunque non lavorare.

Quando però puoi schierare Đurić questo discorso viene meno. L’attaccante del Monza sta dimostrando che affidarsi a lui, scavalcando i reparti avversari, sia sempre meno una scommessa. I numeri sono incredibili: in tutte le annate disputate in Serie A, Milan ha stravinto la classifica dei duelli aerei vinti, 199 di media a stagione. Statistica ancora più impressionante se si pensa che la media dei duelli aerei vinti dei secondi di questa speciale classifica negli ultimi tre anni equivale a 120. Una garanzia in questo fondamentale.

La provocazione vuole essere questa: avrebbe potuto essere un giocatore interessante anche per qualche big? Non da titolare ma come carta importante da giocarsi in quelle partite che sembrano impossibili da sbloccare, contro le classiche piccole che cercano di portare punti a casa con un blocco basso.

Il suo agente Vittorio Sabbatini ha spiegato come tutto questo sarebbe potuto diventare realtà, quando, scaduto il contratto con la Salernitana, a manifestare interesse fu il Napoli che sarebbe diventato campione d’Italia al termine della stagione. Il club di De Laurentiis aveva individuato nel bosniaco il sostituto del partente Petagna, la cui cessione arrivò troppo tardi.

Anche a Salerno lo stacco aereo, specialità della casa

 


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catenaccio

Di Matteo Esposito

Studente di Scienze della Comunicazione. Amo tutto il calcio ma la Roma un po’ di più.