Jonah Lomu, l’uomo che ha cambiato il rugby

Lomu - Puntero

Nel corso della storia c’è chi, volontariamente o meno, ha avuto la responsabilità di caricarsi un intero movimento sulle spalle, cambiandone radicalmente il destino. Nel caso del rugby, il protagonista in questione è senza dubbio Jonah Lomu: è grazie alla sua unicità sportiva e biografica se la palla ovale ha raggiunto dalla metà degli anni ‘90 contesti e popolarità mai esplorati fino a quel momento.

Lomu è scomparso nel 2015 dopo aver combattuto per anni con una rara malattia renale, che ha condizionato ampiamente gli sviluppi della sua vita. Philip Smith, CEO della Great Southern Television, società di produzione dietro la serie sulla prima superstar globale del rugby, ha parlato di “una vita di natura shakespeariana, piena di trionfi e disastri”, che lo ha portato ad essere considerato una vera e propria leggenda.

 

Lo sport per cambiare vita

Sione Tali Lomu detto Jonah, di etnia Maori, nasce il 12 maggio 1975 a Māngere, uno tra i sobborghi più poveri di Auckland, da una famiglia di origine tongana. Ad un anno lascia la Nuova Zelanda e cresce a casa degli zii in un villaggio nell’arcipelago di Tonga, fin quando, all’età di sei anni, torna dai suoi genitori per fuggire agli esperimenti nucleari francesi condotti proprio in prossimità della zona in cui risiedeva. Non le uniche difficoltà in età giovanile, a dire il vero: in adolescenza il rapporto difficile con il padre, spesso ubriaco, lo porta a stare più spesso in strada che a casa. Ed è proprio in strada che Jonah incontra le prime persone sbagliate.

Più volte ha ripetuto come sia stato proprio il rugby a salvarlo da un destino che sembrava già scritto, tra risse per il conflitto tra samoani e tongani e le classiche azioni illegali in cui è facile incappare quando si cresce in un contesto del genere. Uno zio decapitato in un centro commerciale e un cugino pugnalato per strada, insieme alla passione per lo sport, fanno capire a Jonah che al bivio della vita deve imboccare al più presto la strada giusta e lasciarsi alle spalle le cattive compagnie.

Nel 1989 la madre lo iscrive al Wesley College, scuola collegata alla chiesa metodista, famosa per l’attenzione riservata alla disciplina e allo sport, nonché molto vicina alla comunità tongana. È qui che Jonah scopre la predisposizione per l’atletica: partecipa alle prove di varie discipline, dalla corsa in piano agli ostacoli passando per salti e lanci, vincendo praticamente sempre, tanto da convincere gli allenatori di atletica del fatto che tra le loro mani ci fosse un futuro campione. Tuttavia le doti fisiche di Jonah attirano le attenzioni di due persone esterne all’atletica che avrebbero cambiato per sempre il suo destino. Si tratta di Chris Grinter, allenatore della squadra di rugby della scuola, e Phil Kingsley Jones, anch’esso allenatore e suo futuro manager. Nella sua autobiografia del 2004 Lomu arriverà a descrivere Grinter come la prima vera figura paterna da quando lasciò Tonga.

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Gli impressionanti risultati nell’atletica leggera al Wesley College: Lomu vinse nei 100m, 110m ostacoli, 200m, 400m, lancio di disco, peso e giavellotto e salto in alto, in lungo e triplo

 

Esordio nel rugby e Coppa del Mondo 1995

Jonah esordisce con i Counties nel 1994 in un torneo nazionale di rugby a 7, portando la squadra a vincere una coppa dopo dieci anni. È in quell’occasione che l’allenatore degli All Blacks Laurie Mains rimane impressionato dal suo talento, proponendo al collega dei Counties di spostarlo nel ruolo di ala, che Jonah non aveva mai ricoperto prima. L’esperimento riesce alla perfezione, Lomu continua a fare la differenza e ciò determina la convocazione con la sua squadra per un torneo nelle Isole Fiji, in quello successivo ad Hong Kong e soprattutto, la prima chiamata con la nazionale neozelandese per un trial con i leggendari All Blacks. L’esordio avviene il 26 giugno 1994 a Christchurch in una sconfitta contro la Francia per 22-8. Quel giorno Jonah, a 19 anni, un mese e 14 giorni, diventa il più giovane debuttante neozelandese in un test match.

È solo l’inizio: le continue prestazioni straripanti convincono il CT Mains a includerlo nella rosa che prenderà parte alla Coppa del Mondo in Sudafrica. Già nelle prime partite il ragazzo fa capire al mondo intero di avere qualcosa di diverso. Ricopre un ruolo da protagonista nelle vittorie contro Irlanda, Galles, Giappone e Scozia, fino ad arrivare alla semifinale contro l’Inghilterra di Will Carling, che aveva appena conquistato il Grande Slam. Il 18 giugno 1995 è la data in cui Jonah Lomu sale definitivamente alla ribalta: i neozelandesi approdano in finale battendo con il punteggio di 45-29 l’Inghilterra grazie a ben quattro mete di Jonah, una delle quali entrata nella storia di questo sport. Ricevuta palla sul fronte sinistro, con una potenza mai vista prima si sbarazza dei placcaggi di Tony Underwood e Will Carling, quindi sovrasta letteralmente Mike Catt prima di portare a casa la meta.

Alla fine l’agognato alloro iridato non arriverà: la difesa del Sudafrica arriva preparata all’appuntamento e di fatto estromette dal match Lomu e il compagno Marc Ellis, migliori realizzatori della rassegna con 7 mete a testa. Ne verrà fuori un incontro senza alcuna meta né da una parte né dall’altra, decisa esclusivamente da piazzati e drop. E a trionfare saranno gli Springboks, con il punteggio di 15-12, grazie al piede fatato di Joel Theodore Stransky, autore di tutti i punti della sua squadra. Poco male per Lomu: ha solo 20 anni, il tempo e il destino sembrano essere dalla sua parte. Ma purtroppo non sarà così.

Un carrarmato di nome Jonah Lomu abbatte la difesa inglese nella semifinale della Coppa del Mondo 1995

 

L’inizio dell’incubo e la Coppa del Mondo 1999

È il 1996 quando, senza che nulla trapeli pubblicamente, i medici iniziano a monitorare le condizioni fisiche di Lomu, al fine di trovare una spiegazione alla difficoltà di Jonah nel superare semplici infezioni e raffreddori, oltre che alla ricorrente stanchezza. Il dottor John Maryhew, che da quel momento sarebbe rimasto sempre al suo fianco, scopre la causa: un rene non funzionava bene, affetto da una disfunzione che, si verrà a sapere, prende il nome di sindrome nefrosica. Le condizioni si stabilizzano solo ad agosto del 1997, quando Lomu, dopo aver saltato il Tri-Nations Series, scende in campo per il tour degli All Blacks in Galles, Inghilterra e Irlanda.

Dopo un fisiologico calo nelle prestazioni, dovuto alla malattia e ai vari impegni extrasportivi che lo hanno visto protagonista, nella Coppa del Mondo del 1999 il pubblico si gode un Jonah Lomu totalmente ritrovato: segna 8 mete in 5 partite, due delle quali nella semifinale contro la Francia che vede però gli All Blacks uscire sconfitti per 43-31. Il risultato, certamente deludente e non all’altezza delle aspettative a livello di squadra, non ha comunque intaccato la fama di Jonah, che con 15 mete in due edizioni della rassegna iridata diventa il miglior realizzatore della storia della competizione, un record che dal 2021 condividerà con il sudafricano Bryan Habana.

Al termine della Coppa del Mondo inizia ad alzarsi una ridda incontrollata di voci su un possibile approdo di Lomu nella prestigiosa Premiership inglese o addirittura nel football americano, in NFL. Nonostante i rumors sempre più insistenti riguardo un eventuale trasferimento, tuttavia, Jonah decide di rimanere in Nuova Zelanda, approdando ai Wellington Hurricanes per amore della sua nuova compagna Teina Stace. Una relazione che aveva causato il divorzio dalla prima moglie Tanya Rutter e che, nonostante gli intenti di convolare a nozze, sarebbe naufragata innanzi ad una nuova relazione con Fiona Taylor, che sarebbe divenuta la seconda moglie di Lomu nel 2003.

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Lomu in azione durante la semifinale contro la Francia nel 1999

 

Addio agli All Blacks e ritorno della malattia

Tra il 2000 e il 2002 Jonah ha continuato a schiacciare palloni in meta, sia nel campionato nazionale che nei tornei internazionali, fin quando, il 23 novembre del 2002, ha disputato l’ultima partita con la nazionale neozelandese, nella vittoria degli All Blacks contro il Galles a Cardiff. Un allontanamento che, alla luce del valore del giocatore e dei soli 27 anni di età, non ha nessuna ragione tecnica ma è riconducibile esclusivamente a motivazioni mediche: nel maggio del 2003 infatti la NZRFU (New Zealand Rugby Football Union) annuncia l’inizio di un percorso di dialisi a causa del deterioramento delle funzioni renali. Lomu in più occasioni spiega come alcuni tra i più esperti nefrologi gli abbiano comunicato dell’esistenza di un concreto rischio di finire su una sedia a rotelle a vita e di come tutto ciò sia un durissimo colpo da accettare, finendo per minare la sua salute mentale:

Un ragazzo come me, che girava il mondo con una palla ovale in mano, all’improvviso si trova attaccato a una macchina otto ore, sei notti a settimana.

Il personale che lo ha in cura spiega al colosso neozelandese che solo un trapianto di rene potrebbe affrancarlo dalla necessità di effettuare sedute di dialisi. Trapianto che arriva alla fine del luglio del 2004, grazie alla donazione del suo amico e speaker radiofonico Grant Kereama, regalando nuove speranze per la vita e la carriera del ragazzo di origine tongana, che sembra finalmente vedere la luce in fondo al tunnel.

Contro ogni pronostico, Lomu riprende l’attività e firma un contratto con i gallesi dei Cardiff Blues, scendendo in campo per la prima volta dopo l’operazione a dicembre del 2005, nella partita contro il Calvisano valida per la Heineken Cup. Il periodo gallese termina nel 2006, quando Jonah torna in Nuova Zelanda per chiudere definitivamente la carriera nel 2007. Pochi giorni dopo l’apparizione nella cerimonia d’apertura della Coppa del Mondo in Nuova Zelanda, il 25 settembre 2011, viene ricoverato d’urgenza: il rene trapiantato sette anni prima inizia a cedere, i problemi che lo hanno afflitto fino al 2004 riaffiorano improvvisamente e con loro gli incubi. Lomu è costretto a ricominciare a lottare, sottoponendosi a dialisi e ad una terapia conservativa dell’organo. Vanamente perché, nonostante i suoi sforzi, quattro mesi più tardi viene comunicata la necessità di un nuovo trapianto, per il quale purtroppo non verrà mai reperito un donatore.

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Il grande ritorno con la maglia dei Cardiff Blues contro Calvisano in Heineken Cup

 

Morte e lascito

Nel 2015 Lomu viene scelto come testimonial della Coppa del Mondo di rugby in Inghilterra. Jonah accetta di buon grado, alla luce dell’amore per questo sport e del suo carattere affabile, sebbene le sue condizioni di salute appaiano molto peggiorate.

Terminata la competizione il 31 ottobre, Lomu si reca con la terza moglie Nadene e i suoi due figli di 5 e 6 anni a Dubai per una vacanza, prima di rientrare in Nuova Zelanda. Al ritorno la situazione precipita e la mattina del 18 novembre arriva un nuovo blocco renale, causato da un trombo polmonare sviluppatosi durante uno dei voli effettuati nel corso dell’ultimo mese per andare dall’Inghilterra a Dubai e da qui in Nuova Zelanda. Una disfunzione tipica della sindrome nefrosica ma che stavolta diventa insuperabile, causando un arresto cardiaco che risulterà fatale. Lomu muore a 40 anni.

Quel fisico, così inarrestabile in campo, ha smesso di lottare e abbattere i duri ostacoli alzati dal male che si portava dentro. Jonah ha provato a trascorrere una vita normale nonostante tutto, amato ed acclamato dai cultori del rugby fino all’ultimo impegno istituzionale, quando era stato tra i più acclamati da tifosi e tv durante la Coppa del Mondo, con quel suo simpatico viso a sormontare un corpo che sul campo era sembrato quello di un robot e che invece ha smesso di funzionare troppo presto.

È indubbio che il rugby dopo Jonah Lomu sia definitivamente cambiato, vero lascito di un fuoriclasse inserito nella Hall of Fame al momento del ritiro dalle scene. Le sue incredibili doti fisiche, il tremendo impatto avuto sul gioco, oltre al modo attraverso il quale ha combattuto fino alla fine contro l’unico avversario che è riuscito a placcarlo veramente, hanno reso Lomu la prima vera superstar globale del rugby.

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Flash Mob con tipica Haka a Covent Garden, uno degli eventi propedeutici alla Coppa del Mondo 2015 ed una delle ultime apparizioni pubbliche di Lomu prima della morte

 


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Di Matteo Esposito

Studente di Scienze della Comunicazione. Amo tutto il calcio ma la Roma un po’ di più.