Come è nato il futsal e perché non è il fratello minore del calcio

Futsal - Puntero

Si dice che gli inglesi abbiano inventato il calcio e che, in seguito, gli argentini abbiano inventato l’amore per esso. A est dell’Argentina, in direzione Río de la Plata, al di là del confine c’è l’Uruguay, paese d’origine dello sport protagonista di questa storia: il futsal.

 

Nascita e sviluppo in Sudamerica

A cavallo tra gli anni Venti e gli anni Trenta del 1900 la nazionale uruguaiana è l’assoluta regina del fútbol. Campione d’America nel 1916, nel 1917 e nel 1923, la Celeste conquista l’oro olimpico ai Giochi di Parigi 1924. Nello stesso anno ottiene anche il quarto successo continentale per poi confermarsi campionessa olimpica ai Giochi di Amsterdam del 1928. La consacrazione definitiva arriva però nel 1930. Per la prima volta si disputano i Mondiali di calcio e i ragazzi guidati dal mitico José Andrade e dal tecnico Suppici, davanti al proprio pubblico, conquistano il titolo battendo in finale i rivali dell’Argentina per 4-2. Nello stesso anno il professore di educazione fisica dell’ACM di Montevideo Juan Carlos Ceriani decide di creare uno sport simile ma che fosse al contempo praticabile in spazi chiusi, palestre e campi da basket.

Ispirandosi alla pallamano per le dimensioni del terreno di gioco, alla pallanuoto per le regole che riguardavano il portiere e alla pallacanestro per il numero dei componenti di ogni squadra e per la durata degli incontri, inventa il fùtbol de salòn. La disciplina inizia subito ad espandersi nell’America meridionale, specialmente in Brasile, tanto che nel 1949 Asdrúbal do Nascimiento pubblica un libro in cui vengono elencati i dettami da seguire in tutto il Paese, uno step decisivo che porta alla nascita della Liga de Futebol de Salão e di diverse federazioni fondate nel corso degli anni successivi: nel 1954 è la volta della Federação Metropolitana de Futebol de Salão, nel 1955 invece della Federação Paulista de Futebol de Salão il cui libro delle regole, datato 1956, viene adottato dalla Federação Internacional de Futebol de Salão (FIFUSA), nata nel 1971.

 

Il fenomeno brasiliano e la fondazione della AMF

Il dado ormai è tratto, il cugino del tanto popolare calcio a 11 ha preso piede e la nazionale verdeoro è pronta a ritagliarsi un ruolo da protagonista all’interno dei confini continentali. Digerita l’amara sconfitta con il Paraguay nella finale del primo torneo sudamericano di sempre (1965), la Seleção risorge trionfando nel 1973, nel 1975, nel 1976 e nel 1979 e, dopo essersi aggiudicata il primo Mondiale della storia (1982) grazie al successo per 1-0 nella finale casalinga proprio con il Paraguay, si riconferma facendo il bis ai Mondiali di Spagna nel 1985. Gli anni successivi, tuttavia, saranno piuttosto travagliati. Nel 1989 infatti la FIFUSA organizza a Rio una riunione per votare lo scioglimento e la conseguente entrata all’interno della FIFA. Sette le nazionali a favore compresa quella brasiliana, dodici quelle contrarie, tra cui il Paraguay che diventa il principale difensore dell’autonomia del futsal.

È uno strappo impossibile da ricucire: il 2 maggio 1990 il Brasile si stacca dalla FIFUSA, mentre il 25 settembre dello stesso anno nasce la Confederación Panamericana de Fùtbol de Salòn (PANAFUTSAL) costituita inizialmente da 9 nazioni. Il tentativo disperato di sanare la ferita profonda che si era creata sfocia nel congresso in Guatemala del 2000 ma nulla riesce a far cambiare idea alla FIFA, che continua a promuovere la propria versione e la propria idea di calcio a 5. Due anni più tardi ad Asunción, con l’obiettivo di salvaguardare i valori e i precetti originali della disciplina nata in Sudamerica viene fondata la Asociación Mundial de Futsal (AMF), che attualmente conta 40 federazioni nazionali e 5 federazioni continentali affiliate.

Nonostante tutto però sono molti i tornei disputati a cavallo tra gli anni Ottanta e gli anni Duemila: nel 1989 viene giocato il primo FIFA Futsal World Championship che vede trionfare il Brasile, seguito dalla Coppa Sudamericana organizzata dalla CONMEBOL nel 1992, vinta anch’essa dai verdeoro. Diversa è invece la storia nel Vecchio Continente: per quanto riguarda le nazionali, il primo European Futsal Tournament (UEFA Futsal Championship dal 1998) organizzato dalla UEFA si gioca nel 1996. Cinque anni più tardi invece è la volta della Coppa UEFA (poi UEFA Futsal Champions League), il più prestigioso torneo continentale per club che prende così il posto dell’European Champions Tournament, un torneo non ufficiale disputato tra il 1985 e il 2001.

La finale del primo Mondiale di futsal nel 1982, con trionfo della Seleçao

 

Sbarco in Italia e trionfo storico della Nazionale

Dove si colloca l’Italia all’interno del racconto? Nella penisola il calcetto – come veniva chiamato dai nostri connazionali – muove i primi passi a Roma. Grazie all’organizzazione di coppe e tornei nei circoli tennistici della capitale, su tutti il famoso Circolo Canottieri Lazio, tra gli anni ’60 e gli anni ’80 questo sport sconosciuto inizia a diventare sempre più popolare, per poi iniziare la sua progressiva – ma anche lenta – espansione sul resto del territorio nazionale dal 1983, anno in cui la disciplina viene riconosciuta dalla FIGC. I primi campionati sono affare del centro Italia: nel 1984 e nel 1985 lo scudetto va alla Roma Barilla di Ettore Viola, figlio del presidente della Roma. Ben presto altre squadre si faranno un nome.

Nelle stagioni seguenti conquistano il titolo nazionale il Marino Calcetto, la gloriosa Roma RCB, il Torrino e la BNL. Queste ultime, tra il 1991 e il 1996, danno vita a una rivalità leggendaria. Nel 1997 arriva il primo concreto segno di diffusione nazionale: il Milano C5 giunge fino alla finale scudetto, persa contro la corazzata BNL al quarto sigillo di fila. Nel biennio che precede il 2000 invece avviene la vera e propria rivoluzione: la stagione 1997-98 è segnata dall’introduzione dei playoff scudetto e dalla doppietta di Agenore Maurizi, che da allenatore della Lazio vince campionato e Coppa Italia, mentre nel 1998-99 parte il progetto di riforma dei campionati.

La Serie A a girone unico riduce il numero di partecipanti da 18 a 16. Si costituisce la Serie A2, formata da 2 gruppi di 12 squadre, mentre la Serie B si divide in 5 gironi anch’essi da 12. Ma soprattutto, per la prima volta in assoluto, un club del nord – il Torino guidato da mister Jesús Velasco – si aggiudica il titolo. Sono anni di grande sviluppo per il nostro futsal e il crescente interesse dei tifosi, così come i risultati della Nazionale, ne sono la prova. Nel 1999 l’allenatore Alessandro Nuccorini porta l’Ital-futsal fino al terzo posto nell’Europeo di Granada. Dopo il mancato accesso al Mondiale del 2000, gli azzurri arrivano quarti nel torneo di Russia nel 2001. La squadra c’è e il mister è validissimo ma manca qualcosa per compiere il salto di qualità decisivo.

Lo scenario perfetto si presenta nel 2003. Caserta e Aversa ospitano la fase finale del massimo torneo continentale per nazioni. L’Italia ha la più grande occasione della sua storia e non può fallire. Non deve fallire. Superiamo Slovenia, Russia e Repubblica Ceca chiudendo il girone a punteggio pieno, quindi in semifinale ci ritroviamo contro la temutissima Spagna, battuta 2-1 grazie alla doppietta dell’italo-brasiliano Adriano Augusto Foglia. Il 24 Febbraio 2003, al Palamaggiò di Caserta, ci giochiamo il titolo contro l’Ucraina di fronte a più di 6000 persone. La gara è ferma sullo 0-0 ma a 10 minuti dal termine qualcosa cambia. Vinícius Tunes Bacaro scarica un sinistro violentissimo verso la porta difesa da Popov. Il tempo per un attimo sembra quasi fermarsi, tutta Italia rimane con il fiato sospeso, realizziamo il gol che farà la storia.

Al fischio finale è pandemonio azzurro: per la prima volta siamo campioni d’Europa – il secondo sigillo arriverà nel 2012 ad Anversa. È l’inizio di un ciclo glorioso che ci porterà fino all’atto conclusivo del Mondiale 2004, quando purtroppo nella finale di Taipei sarà la Spagna ad avere la meglio e conquistare la coppa battendoci 2-1. La delusione è grande, grandissima, però siamo consapevoli di quanto sia stato straordinario il nostro percorso fino al secondo posto, un piazzamento che l’Italia non otterrà mai più in Coppa del Mondo.

Gli highlights della finalissima contro l’Ucraina nel 2003, primo storico sigillo continentale azzurro

 

Gli oriundi

Il percorso del futsal in Italia non può essere racconto se non di pari passo al fenomeno dei naturalizzati o oriundi. Come detto, il futsal ha la sua origine in Sudamerica. La maggiore disponibilità economica nel Vecchio Continente ha fatto sì che tantissimi giocatori sudamericani emigrassero in Europa. Nel caso dell’Italia, molti di questi giocatori avevano avi di origine italiana ed è stato facile naturalizzarli per rimpolpare le fila della nazionale. Contestualmente, la federazione non si era dotata di una regola che limitasse in qualche modo l’utilizzo degli oriundi, dando spesso campo libero ad una naturalizzazione indiscriminata. Nella Nazionale campione d’Europa del 2003 i giocatori di formazione italiana erano appena tre.

Adriano Foglia, storico campione con la Nazionale italiana all’europeo del 2003

 

Non si può però negare che il successo della Nazionale di calcio a 5 abbia aiutato a diffondere il futsal sul territorio italiano. Infatti, solo nove anni più tardi, la selezione che si laureerà campione d’Europa ad Anversa conterà ben sette giocatori di formazione italiana. Oggi la Nazionale italiana ha una rosa perlopiù composta da giocatori nati e cresciuti nel nostro Paese, tanto che nelle ultime convocazioni per le amichevoli contro Turchia, Bosnia e Venezuela, gli oriundi erano soltanto tre.

La naturalizzazione, comunque, non ha visto protagonista solo il nostro Paese: la Spagna è stata una delle principali nazioni ad aver beneficiato dell’apporto degli oriundi, tanto che molti dei successi degli iberici si possono ascrivere all’aiuto di giocatori brasiliani. Negli ultimi anni, il fenomeno si è spostato verso est, in particolare tra Russia ed ex repubbliche sovietiche. Nazioni come appunto la Russia, il Kazakhstan o la Georgia attualmente sono le principali mete per brasiliani e argentini naturalizzati.

Gabriel Lima Italia

Gabriel Lima, capitano della Nazionale italiana all’europeo del 2012

 

Campioni senza confini

C’è chi accomuna futsal e calcio per evidenti motivi e chi ritiene che i due sport siano completamente diversi l’uno dall’altro. Grandissimi campioni hanno provato a testare i tratti in comune, decidendo di destreggiarsi in ambedue le discipline e calcando entrambi i campi da gioco, nella maggior parte dei casi partendo dal playground più ristretto per poi approdare sul prato verde da oltre 100 metri di lunghezza. Neymar, Ronaldinho, Figo e Douglas Costa sono solo alcuni dei calciatori cresciuti giocando a futsal. Un’esperienza che li ha portati ad affinare tecnica e dribbling, caratteristiche fondamentali per ciascuno di loro. C’è poi Wissam Ben Yedder, l’unico in grado di essere convocato dalla propria Nazionale – la Francia, nello specifico – in entrambi gli sport. Oppure Saviola, che dopo il ritiro dal calcio è arrivato fino alla Champions League di futsal con la maglia dell’Encamp di Andorra.

C’è anche chi ha compiuto il percorso contrario. Dopo alcuni anni sul parquet, il leggendario Falcão nel 2005 ha fatto parte della rosa del San Paolo di calcio, collezionando 6 presenze e 5 gol, oltre all’esordio in Libertadores. Troppo stretto però il legame tra il futsal e l’asso brasiliano. È tornato quindi alle origini, vincendo due volte il Mondiale, cinque volte la Coppa America e una volta i Giochi Panamericani, consacrandosi come uno dei più grandi, se non il più grande, nella storia del futsal mondiale.

Falcao con la coppa del mondo

Falcao posa con la coppa del mondo Futsal

 

La parabola di Ricardinho, invece, ha avuto contorni decisamente opposti. Il cinque volte miglior giocatore di futsal del pianeta, nasce come giocatore di calcio a 11 a Porto, seconda città per importanza del Portogallo. All’età di 15 anni però si innamora del futsal e il sentimento è decisamente corrisposto. La carriera parla per lui: 5 titoli nazionali in Portogallo, 4 in Spagna, 3 Coppe UEFA a livello di club, oltre a un Mondiale e un Europeo, conditi da 141 reti in 187 presenze con la nazionale lusitana.

Calcio e futsal possono sembrare mondi distanti ma, aldilà dei campioni che hanno calcato campi e palazzetti, i due sport sono molto meno lontani di quanto si possa pensare. Oggi una grande parte di allenatori ed assistenti di squadre di calcio si avvale di tecniche e soluzioni – sia difensive che offensive – mutuate dal futsal. Da parte sua il calcio ha fatto sì che venissero portati nel futsal quella fisicità e quell’atletismo che oggi in parte lo caratterizzano e verosimilmente in futuro i due sport saranno sempre più interconnessi. E magari, sulla scorta dell’esperienza di Ben Yedder, saranno sempre di più i calciatori protagonisti anche nel futsal.

Ricardinho coppa del mondo futsal

Ricardinho bacia la Coppa del Mondo di futsal appena conquistata

 


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Di Alessandro Amici

Romano, 26 anni. Vivo la mia vita una partita di calcio alla volta.