L’Union Berlino le sta perdendo tutte

Cosa sta succedendo dalle parti di  Köpenick, quartiere di Berlino (est)? La stagione 2023-24 per l’Union Berlino doveva essere ricordata come quella in cui per la prima volta un piccolo club con budget limitato, e una tifoseria che spesso nella sua lunga storia travagliata ha risollevato il club salvandolo dal fallimento, sgomitava a ragione per trovare il suo posto in mezzo ai giganti del calcio tedesco con la prima partecipazione alla competizione per club più importante al mondo. Ma per il momento, la stagione dell’Union sembra assumere i contorni di un potenziale dramma sportivo.

 

La politica dei piccoli passi

La qualificazione diretta in Champions League alla fine della stagione 2022-23  è giunta tutt’altro che per caso per gli uomini di Urs Fischer. In quattro stagioni consecutive dall’esordio in Bundesliga, infatti, il club ha scalato ogni gradino possibile. In modo sistematico ma sempre con una gestione attenta e oculata. Se escludiamo l’esordio in Bundes nella stagione 2019-20 – coronotato comunque con una comoda salvezza e una posizione finale a metà classifica di tutto rispetto – negli anni successivi l’Union ha alzato il livello, con piazzamenti nelle competizioni europee via via sempre più importanti. Prima la qualificazione in Conference League, poi quella in Europa League, per arrivare ai giorni nostri, quella in Champions.

Un risultato clamoroso se si tiene conto della reale dimensione del club, che aveva già compiuto un miracolo sportivo nel riuscire a mantenere la posizione in Bundesliga per più anni consecutivi. L’inizio della stagione in corso, però, ha offuscato l’esordio in Champions. I tifosi continuano a sostenere la squadra e ad infiammare l’Alte Fortsterei. Ma a chi segue le vicende dei berlinesi da lontano, la domanda sorge spontanea. Cosa sta succedendo al club dei miracoli?

Union Berlino – Werder Brema 1-0. Il giorno in cui i biancorossi accedono matematicamente alla Champions League

 

Muri che crollano, fortini che cadono

Quella che nelle passate edizioni della Bundesliga è stata, rispettivamente la quarta, la terza e la prima difesa per numero di gol subiti ha iniziato la stagione in corso come se si fosse dimenticata totalmente dello spirito guerriero che l’ha sempre contraddistinta. Da inizio stagione, infatti, l’Union ha incassato ben 22 gol in 10 partite: già più della metà dei 38 subiti in tutta la scorsa stagione. Chiuso il mercato estivo sono subito arrivati i primi guai con un tracollo che in campionato ha prodotto ben otto sconfitte consecutive. Il mitologico stadio dell’Union è diventato terra di conquista. L’Union nelle ultime tre casalinghe ha concesso ben otto reti senza segnarne nessuna. L’anno scorso, chiuse da imbattuta sul terreno di casa. Qualcosa si è inceppato e allora è necessario cercare di capire cosa possa essere successo.

 

Urs Fischer: o muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo

Urs Fischer è stato capace di portare il club da anonime posizioni di centroclassifica in Zweite Liga ad avere un ruolo ben definito nel panorama calcistico tedesco, sorprendendo un po’ tutti. È evidente che con le sue imprese si sia guadagnato di diritto il titolo di leggenda del club: i risultati sotto la sua guida parlano chiaro. Questo è senza dubbio il picco massimo mai raggiunto in tutta la storia centenaria dell’Union e non riconoscerne i meriti sarebbe sinonimo di irriconoscenza. Il sentimento della riconoscenza, però, è spesso foriero di cattive decisioni se si parla di calcio. Per l’Union Berlino è diventato necessario domandarsi se Fischer possa rappresentare una risorsa anche in futuro. È possibile che, dopo così tanti anni con la stessa guida tecnica, il club abbia raggiunto tutto il suo potenziale e quindi debba provare a sposare un nuovo progetto tecnico.

Urs Fischer, il deus ex machina del miracolo berlinese

 

Il peso di un marchio di fabbrica

Le recenti fortune del team sono legate senza dubbio allo stile di gioco del mister svizzero. Un’impronta talmente marcata che è possibile pensare che dopo quattro anni di Bundesliga sia stato studiata fin troppo bene, e che serva un nuovo modo di affrontare gli avversari. Pensiero lecito, ma per certi versi anche pericoloso, visto che lo stile di gioco portato dal tecnico si sposa alla perfezione con la visione dei tifosi di questo club. L’ormai celebre motto Eisern Union (“unione di ferro”) fa capire tanto del modo in cui i tifosi si aspettano che la squadra si presenti in campo ad affrontare l’avversario di turno.

Non è da sottovalutare anche il fatto che questo club nella sua storia ha sempre recitato il ruolo di squadra controcorrente anche dentro l’ex Germania Est. È storica infatti la contrapposizione con i rivali berlinesi sotto il controllo della polizia (Dynamo) e dell’esercito (Vorwärts).

 

Ragionare da top team

Il 3-1-4-2 che Fischer ha disegnato si basa su una solidità difensiva che mira più a mantenere le posizioni difensive e aspettare l’avversario inducendolo all’errore che a tentare di recuperare palla andando a contrastare per poi sviluppare una fase di transizione offensiva immediata. Tuttavia, sappiamo bene che nel calcio moderno una proposta offensiva che si limita a lanci lunghi, contropiedi diretti e veloci transizioni offensive è efficace quando non hai l’obbligo di fare la partita. Ma servono altre armi quando invece l’avversario non ti attacca. Adesso che il club ha assunto le fattezze di una “piccola big”, molti avversari prestano maggiore attenzione a non scoprirsi troppo contro gli Unioners. Forse risiede anche qui il motivo della lunga serie di sconfitte, arrivate sia con squadre attrezzate (Red Bull Lipsia, Dortmund), sia con squadre di livello minore (Wolfsburg, Heidenheim).

L’inopinata sconfitta dell’Union contro l’Heidenheim

 

Spendere di più non è garanzia di successo

In estate il club per la prima volta ha abbandonato la filosofia che lo ha sempre contraddistinto sul mercato, impostando una campagna di rafforzamento di enorme peso specifico con gli acquisti onerosi di alcuni giocatori (Gosens su tutti, costato 17 milioni) e l’inserimento di altri giocatori di chiara fama (Bonucci), oltre a rintuzzare la rosa con elementi di esperienza internazionale (Tousart e Volland su tutti). Il board dell’Union ha probabilmente ritenuto giusto usare il cospicuo budget a disposizione a seguito della qualificazione ai gironi di Champions League per puntellare la rosa. Ragionamento che ha un senso, considerando che nel 2022/23 l’Union Berlino ha sicuramente overperformato: per tenere alta l’asticella occorreva quindi alzare la qualità media in rosa. A questo punto, però, è forse lecito chiedersi se la rivoluzione sia stata fatta solo a metà o se siano state sbagliate le scelte in fase di mercato.

Sintomatica la scelta di puntare su un giocatore come Bonucci che, per quanto discusso e polarizzante, è sicuramente uno dei più esperti e titolati dell’intera rosa dei berlinesi. Stride un po’ la scelta di prendere un giocatore del suo calibro senza pensare alle conseguenze del tenerlo in panchina una volta che il leader difensivo Knoche fosse tornato dall’infortunio.

Robin Gosens, l’acquisto più costoso del mercato estivo dell’Union

 

“Quanto costa questo amalgama? Lo compro!”

Quando si ha una proposta di gioco definita e un’identità tattica precisa il gruppo squadra deve essere in sintonia totale con le idee proposte dal tecnico. Inserire tanti giocatori nuovi (una decina abbondanti) nel mercato estivo si è reso necessario nel momento in cui la società si è resa conto di dover impegnarsi su tre fronti importanti. Appare però chiaro che, chiuso il calciomercato, la squadra sia crollata quando invece sembrava tutto pronto perché spiccasse il volo. Le prossime gare saranno decisive per capire se lo spogliatoio possa ricostruirsi dalle sue ceneri, perché è abbastanza certo che questo gruppo necessiti di avere del tempo per amalgamarsi.

A livello individuale la rosa si è sicuramente rafforzata. Resta tuttavia da valutare se tutti i nuovi acquisti abbiano assimilato lo spirito battagliero del club e sappiano mettere abnegazione totale nel lavoro quotidiano. Fischer spera di ottenere il prima possibile la giusta chimica tra i giocatori vecchi e nuovi.

Il mese di settembre e di ottobre sono stati durissimi da affrontare per l’Union Berlino. Ma c’è chi sta indicando la direzione da seguire, pur senza giocare. I tifosi, decisamente più maturi della media dei fan dei vari club in Germania e in Europa, si sono stretti ancor di più al fianco della squadra, del mister e della dirigenza. Poco importa se l’Alte Forsterei rimane chiuso per le partite di Champions League. Non può essere certo la mancata omologazione dell’impianto a fermare gli appassionati supporter dell’Union, che si sono spostati in massa al vicino Olympiastadion per seguire i match contro Napoli e Braga.

 

La svolta è possibile

È ancora troppo presto per dichiarare terminata la favola di un club che nell’ultimo quinquennio ha stupito tutti e fatto parlare di sé in tutto il vecchio continente, anche se siamo già a novembre e la striscia di sconfitte si è allungata così tanto che è fondamentale interromperla nel brevissimo periodo. L’impressione è che la svolta positiva possa arrivare da un momento all’altro. Se c’è una lezione che l’Union Berlino ha imparato dalle gare di Champions League è che a volte basta un episodio all’ultimo minuto a segnare la differenza tra perdere o vincere. Momenti che fanno parte del processo di maturazione di una rosa che si è affacciata per la prima volta a questi palcoscenici. A fine anno, chiaramente, sarà necessaria una valutazione più completa delle criticità che si sono presentate in questi due mesi. Anche se è difficile indicare un unico responsabile per una partenza del genere. Spesso a decidere è l’inesperienza, oppure la mancata abitudine a determinati palcoscenici o a certe pressioni. Per non parlare, poi, della sfortuna. È infatti inevitabile pensare che se Bellingham non avesse trafitto Ronnow a tempo scaduto, l’Union Berlino avrebbe potuto affrontare le sfide di campionato contro Hoffenheim e Heidenheim con un umore meno grigio. O che magari le sfide contro Dortmund e Stoccarda sarebbero iniziate sotto una luna diverse se Andrè Castro non avesse segnato per il Braga al 94′.

Jude Bellingham gela l’Union Berlino, che già pregustava lo storico pareggio al Bernabeu

 


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Di Fabrizio Cirronis

Scrivo per passione, amo lo sport e le storie di sport, ma non solo; mi piace raccontare con un tocco di ironia. Baskettaro da sempre, figlio degli anni 70, cresciuto negli anni 80, evoluto negli anni 90.