Medel e Diego Costa non sono amici

Capita spesso, per non dire quasi sempre, che due caratteri fumantini e orgogliosi collidano non appena si sfiorano. Come due poli identici all’interno dello stesso campo magnetico, alcune persone sono destinate a respingersi per sempre, senza trovare mai un punto di contatto. Se questi incontri maledetti avvengono su un campo di calcio, poi, si può star certi di vedere scintille. Gary Medel e Diego Costa si sono scontrati pochissime volte in carriera, ma gli ultimi tre incroci tra i due rappresentano tutta la loro essenza. Scordatevi lustrini, futebol bailado e buone maniere: in questo pezzo ci si vuole male e quasi ci si mena.

 

Un po’ di contesto

Medel e Costa non sono personaggi che hanno bisogno di troppe presentazioni, per chi segue il calcio da almeno una decina d’anni. Tuttavia è utile considerare le traiettorie di entrambi, come scie di meteoriti destinati a incrociarsi ed esplodere. Il cileno arriva da anni di sudore e sangue sui campi più infuocati del Sud America. Nel 2008 viene premiato come miglior giocatore del campionato dopo un’annata strepitosa in patria con la Universidad Catolica, chiusa però senza allori di squadra. Passa poi al Boca Juniors, dove diventa presto un beniamino della Bombonera per la sua proverbiale garra. Ad aiutarlo a diventare un idolo concorre una sua rara doppietta in una partita non banale: il Superclásico contro il River Plate del 2010. A gennaio del 2011 l’inevitabile approdo in Europa. A pagargli il volo transoceanico è il Siviglia, che in quegli anni si sta confermando come una delle forze emergenti della Liga.

Prima di rapina su una punizione bastarda di Riquelme, poi un golazo da fuori: il Superclásico perfetto di Medel

 

Diego Costa, invece, all’alba degli anni ’10 del duemila sta perfezionando i meccanismi della macchina da gol che diventerà. Alto, potente, tecnico. Ma allo stesso tempo cattivo (nel vero senso della parola), scorbutico, malizioso ai limiti della furfanteria, con un gusto quasi estetico per la simulazione d’autore. Uno di quelli che avrebbe costretto Cesare Lombroso, se mai i due si fossero incontrati per strada in qualche dimensione parallela, a cambiare marciapiede. L’attaccante perfetto per Diego Pablo Simeone, che se lo coccola con ammirazione. In una conferenza stampa del 2014, prima dello scontro di Champions League contro il Barcellona, il Cholo arriverà a dire che per l’Atletico Diego Costa ha la stessa importanza che Messi ha per i blaugrana.

 

Volano le sedie

Dopo un paio di scontri preliminari, quasi conoscitivi, la prima vera resa dei conti tra i due animi più bollenti del calcio spagnolo arriva in Copa del Rey nel 2013. L’andata è stata un valzer di rigori, un 2-1 deciso tutto dal dischetto. Neanche a dirlo, i due penalty dei colchoneros li ha insaccati Diego Costa. Il ritorno si gioca a Siviglia, sotto una pioggia battente che inzuppa campo e giocatori, ma non estingue il fuoco di Costa. Dopo sei minuti, infatti, è lui a segnare lo 0-2, per poi servire a Falcao l’assist del raddoppio. La situazione inizia a farsi disperata per il Siviglia, che recupera un briciolo di speranza col miracoloso destro a giro di Jesus Navas. Manca ancora tanto e al Siviglia servono tre gol per passare: il clima si scalda all’improvviso.

Minuto 76. Il nervosismo dettato dal tempo che passa ha la meglio su Gary Medel. Su un pallone alto che vaga vicino alla linea laterale sulla trequarti del Siviglia, il cileno prende la mira e abbatte con una spallata Diego Costa. A dire il vero il brasiliano (nel 2013 è ancora tale) non fa nulla per rimanere in piedi e stramazza al suolo come colpito dall’avantreno di un camion. Giallo per Medel, che però non si accontenta e va a cantarne quattro a Diego Costa, ancora sdraiato sul terreno bagnato del SánchezPizjuán. Errore da matita blu. Forse la gamba di Medel scalcia piano Diego Costa, il quale si dimentica per miracolo del dolore che lo costringe a terra e immediatamente si rialza. Subito Costa cerca l’arbitro, Fernando Teixeira Vitienes, per denunciare il fattaccio. Evidentemente è convincente nelle sue proteste: Medel riceve il cartellino rosso e dà di matto. Prima fronteggia il direttore di gara con veemenza, costringendo Negredo a portarlo via di peso prima che succeda di peggio. A bordocampo arriva anche Unay Emery che gli tiene la testa come ad un cavallo che si sta per imbizzarrire mentre lo accompagna verso gli spogliatoi. Sulla strada per il tunnel, Medel incrocia una sedia di plastica e gli sferra un calcione, spezzandola e scivolando a sua volta. Qualche agente di polizia lì vicino, colpito dalle schegge volanti, si alza in piedi e sembra pronto ad intervenire. Per fortuna, non ci sarà bisogno di loro. Il canale YouTube de La Liga non ci consente di incorporare qui il video, ma fidatevi: vale la pena di andarlo a vedere.

 

Vendetta pulita

I due protagonisti della disfida di Siviglia non si vedono per un anno e mezzo. Nel frattempo, molte cose sono cambiate. Medel ha cambiato maglia e campionato, portando i suoi talenti in Premier League e diventando un titolare fisso del Cardiff City. Diego Costa non si è spostato di un centimetro, ma come al solito ha esagerato, cambiando addirittura nazionalità. A marzo 2014 ha esordito con la sua seconda Nazionale, la Spagna, dopo appena due partite disputate con la maglia verdeoro. Adesso è estate ed entrambi sono pronti a giocare il Mondiale in Brasile. Non solo: il destino ha voluto che Spagna e Cile si incrocino nel girone.

La Spagna campione del mondo è già spalle al muro, reduce dal clamoroso 5-1 patito dall’Olanda. Perdere col Cile significherebbe andare a casa dopo appena due partite. Trovate il match completo sul sito di Fifa+, ma non passate direttamente alle azioni o ai gol. Al momento delle strette di mano prematch si capisce già come andrà a finire la partita: i cileni hanno il sangue agli occhi, Medel batte il 5 a Costa senza neanche guardarlo in faccia. È guerra.

Nei 64 minuti che passerà sul campo, Diego Costa girerà intelligentemente al largo di Medel, che è carico a palla e concentratissimo. La partita è un trionfo cileno: 2-0 già confezionato nel primo tempo, con Sanchez e Vidal che, pur senza segnare, splendono della luce che li ammantava nei meravigliosi anni del loro prime. Medel ha compiuto la sua vendetta: ha fatto piangere Diego Costa senza doverlo mai colpire.

Un’ampia sintesi del trionfo cileno. Vi ricordavate di Edu Vargas e del gol da calcetto di Charles Aranguiz?

 

Certi disprezzi non finiscono

Passano gli anni, ma nove son lunghi. Gary Medel e Diego Costa, subito dopo il Mondiale, prendono strade che non si incrociano. Uno passerà il decennnio successivo tra Inter, Besiktas e Bologna, l’altro vincerà due Premier League col Chelsea, prima di tornare all’Atletico e iniziare la parabola discendente tra Atletico Mineiro e Wolverhampton.

Il cileno, che nel corso degli anni ha dato retta al fisico arretrando il suo raggio di azione diventando un affidabile centrale difensivo, firma a inizio 2023 con il Vasco da Gama, in Brasile. Anche Diego Costa fa la stessa scelta, optando per il Botafogo.

Si arriva al 6 novembre 2023. Vasco e Botafogo si affrontano all’Estádio São Januário con obiettivi diametralmente opposti. Il Vasco è affamato di punti salvezza e cerca di uscire dalle ultime quattro della classifica, il Botafogo vuole vincere per mettere fino a uno slump devastante. Il Fogão è primo in classifica ma ha dilapidato un vantaggio considerevole, trovando lo zenit del crollo in un lancinante 4-3 subito in rimonta contro il Palmeiras, diretta rivale per il titolo, appena una settimana prima.

Medel gioca titolare al centro della difesa con la fascia da capitano al braccio, Diego Costa guarda dalla panchina. Il Vasco va in vantaggio nel primo tempo, il Botafogo annaspa.

 

Strani odori

Lúcio Flávio, nome da senatore romano ma di professione coach del Botafogo, si gira verso la panchina e manda dentro Diego Costa. Gary Medel non vedeva l’ora. Dopo pochi secondi, infatti, il cileno tira fuori dal cilindro un gesto di rara antisportività. L’ex Inter colpisce violentemente da dietro Diego Costa, che finisce a terra rantolando. A seguito del capannello intorno all’arbitro che ne segue, e che genera l’ammonizione di entrambi, Medel e Costa si ritrovano vicinissimi, faccia a faccia. Il cileno si allontana di scatto, simulando chiaramente con la mano la presenza di un odore insopportabile. Non importa essere esperti di linguaggio del corpo per capire cosa succede: Medel si lamenta evidentemente dell’alito di Diego Costa, reo, forse, di non essersi lavato bene i denti prima del match.

Il cronometro recita 15.40 nel corso del secondo tempo, Diego Costa è entrato appena due minuti prima. Da lì in avanti, lo spagnolo toccherà sì e no cinque palloni. Gary Medel lo ha fatto uscire dalla partita senza neanche dargli il tempo di entrarci. Una furbata che non ci saremmo meravigliati di veder fare da Diego Costa stesso. Anzi, a ben pensarci, Medel ha fregato l’ex colchonero usando proprio un pezzo del repertorio dello spagnolo.

C’è un lungo video su YouTube dal titolo piuttosto chiaro: When Diego Costa Loses Control. Dieci minuti di botte, reazioni, provocazioni, mezze risse. Al secondo 47 si vede Diego Costa che si fa beffe di Ryan Shawcross dello Stoke City, facendogli capire piuttosto chiaramente che le sue ascelle non profumino di rose fresche. Per inciso, dopo quella scenetta, Shawcross riceverà una fornitura annuale di deodorante da una notissima azienda di cosmetici. Insomma, Diego Costa è stato battuto da Medel nel suo stesso gioco. Il cileno ha provato a rubare in casa dei ladri e si è portato via tutto il malloppo.

A volte certi video sono più affascinanti dei soliti “Diego Costa skills and goals”

 


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Di Nicola Luperini

Scrivo di tutto il calcio possibile, con una spruzzata di tennis e basket. Innamorato di Sebastian Driussi e dei negozi che vendono roba usata. Mi trovi anche su Twitter (@NicoLuperini).