Dall’Italia a Glasgow per amore del Celtic

Ci si può innamorare di una squadra lontana dalle nostre latitudini, che gioca in un campionato quasi totalmente ignorato dalle coperture televisive? Si possono spendere soldi e tempo per lei, ed attaccarcisi a tal punto da far diventare quella maglia una vera e propria seconda pelle?

La risposta, in certi casi, è che tutto questo è possibile. Lo è sicuramente per gli appartenenti all’Italian Celts CSC, unico gruppo italiano riconosciuto come ufficiale dalla rete dei supporters del Celtic Glasgow. Abbiamo contattato Roberto Longobardi, una delle anime storiche di questo gruppo, per farcene raccontare la storia.

 

Galeotto fu il Subbuteo

A volte basta una scintilla casuale per far esplodere una passione. La passione di Roberto per gli scozzesi nasce grazie al panno verde del Subbuteo, il gioco prediletto dai veri romantici del calcio.

Ci giocavo sempre coi miei due fratelli più grandi. Oltre ad avere gli “omini” della nostra squadra del cuore, il Napoli, cercavamo sempre di acquistare i set delle squadre che avevano le maglie da gioco più affascinanti. Un giorno sul nostro Subbuteo arrivarono le casacche orizzontali bianche e verdi del Celtic Glasgow e per me fu amore a prima vista. Ricordo che, ai tempi, i veri giocatori del Celtic avevano i numeri della maglia stampati sui pantaloncini. Io mi divertivo a scrivere i numeri su dei fogli a quadretti per poi ritagliarli ed incollarli sulle miniature del Subbuteo. 

Da principio, dunque, l’amore per una casacca particolarmente affascinante. La miccia del tifo, però, ormai si è accesa e il passo successivo è quello di raccogliere più informazioni possibili sul Celtic.

Iniziai a leggere tutto quello che mi capitava a tiro sul Celtic e sulla connessione della squadra con la cultura irlandese. Rimasi affascinato e nel 2002 feci il mio primo viaggio in Irlanda con mio fratello, per poi visitare il Celtic Park l’anno successivo. Dopo aver assistito al preliminare di Champions vinto contro il Kaunas, tornai in Italia accompagnato da una domanda. È mai possibile che io sia il solo matto in Italia innamorato di questa squadra?

Effettivamente il Celtic del Subbuteo aveva un certo fascino

 

I pionieri del pub Matricola

Scandagliando il web, Roberto riesce piano piano a trovare altri che, come lui, si erano innamorati della squadra e della cultura Celtic. Imbattendosi in un blog dedicato agli scozzesi, Memocelts, riesce a ricostruire la storia dei primi gruppi di tifosi italiani del Celtic.

Qualche pioniere aveva già provato in precedenza a radunare sotto un unico nome tutti i tifosi italiani del Celtic. Erano esistiti, infatti, i Celtic Boys Number One, poi rinominati Italian Boys, che organizzarono il primo storico raduno di tifosi Celts al pub Matricola di Milano. Erano tempi in cui internet non esisteva e ci si organizzava tramite telefonate interurbane o lettere. Prese anche vita una fanzine cartacea del gruppo, che usciva ogni due mesi, inviata a domicilio a chi la richiedeva. Poi tenere vivi i contatti diventò troppo impegnativo e il gruppo piano piano perse vigore. 

 

Italian Celts CSC

La volontà di condividere l’amore per il Celtic però è troppo grande. Roberto, insieme ad altri appassionati come Alessandro Boretti, l’attuale presidente del gruppo, decide di provare a dare nuova vita ad un gruppo di tifosi. Il 5 settembre 2007 nasce ufficialmente l’Italian Celts CSC. Non una data casuale.

Il 5 settembre del 1931, infatti, il giovane portiere del Celtic John Thomson perse la vita in un vecchio Old Firm contro i Rangers a seguito di uno scontro di gioco con l’attaccante Sam English. Thomson aveva appena 22 anni ed una carriera tutta da scrivere. Era soprannominato The Prince of Goalkeepers, per lo stile peculiare che lo contraddistingueva. I neonati Italian Celts decisero di onorarlo così, scegliendo la data in cui la vita di Thomson si interruppe per annunciare la loro nascita.

Da lì in avanti, abbiamo cominciato a crescere sempre di più. In prima battuta, persone da tutta Italia ci contattavano per mail chiedendo informazioni per far parte del gruppo. Poi entrammo in contatto con i gestori di un forum sulla piattaforma Forumfree, CelticFC, e decidemmo di unirci a loro, trasformando il forum in una vera e propria base logistica per l’organizzazione del gruppo. Il primo raduno ufficiale dell’Italian Celts CSC è del 2008. Ci trovammo al Finnegan’s pub a Firenze. Eravamo una trentina, uniti dalla passione comune per il Celtic, a vedere l’Old Firm. Lo spettacolo vero però fu il piccolo corteo che dal Finnegan ci portò fino in Piazza della Signoria. Le nostre sciarpe e i nostri colori incuriosirono molte persone, e più di una ci fermò per chiederci perchè tifavamo una squadra straniera. “Con tutte quelle che ci sono in Italia!”, mi disse una signora. Non è così facile da spiegare…

Il mattone degli Italian Celts a Jungle Wall, uno dei luoghi di culto della tifoseria biancoverde

 

Il rito della trasferta

Una passione, quella degli Italian Celts, che non può rimanere ingabbiata nei confini dello Stivale. Nel settembre 2008, infatti, arriva il primo vero e proprio pellegrinaggio collettivo nel tempio del tifo biancoverde: Celtic Park. Un debutto fortunato per il gruppo, che assiste ad una vittoria per 3-2 in rimonta contro un coriaceo Aberdeen.

Da quel giorno in poi, ogni anno il gruppo si raduna almeno una volta per organizzare la trasferta ufficiale in Scozia degli Italian Celts, solitamente in autunno. Quest’anno siamo andati là il 7 ottobre, in occasione della vittoria per 3-1 contro il Kilmarnock.

Non solo Scozia, però. Approfittando delle numerose qualificazioni europee degli Hoops, Roberto e i suoi sodali sono riusciti ad assistere alle partite del Celtic anche in Italia. Diventando, paradossalmente, ospiti nella loro stessa nazione.

L’unico stadio italiano dove non siamo riusciti a fare presenza, per l’impossibilità di trovare i biglietti, è stato lo Juventus Stadium. Per il resto ne abbiamo girati tanti, sempre nel settore ospiti insieme al tifo caldo dei ragazzi che arrivano dalla Scozia. Siamo stati a San Siro, all’Olimpico, al vecchio Friuli di Udine… è una sensazione strana, ma bellissima. Anche perchè i tifosi “indigeni” del Celtic ci hanno adottato e ci trattano come fratelli. Essere italiani o scozzesi non conta niente quando ad unirci è la passione per la squadra. Anzi, per loro è un orgoglio vedere che il Celtic è seguito anche fuori dai confini di Glasgow e della Scozia. D’altra parte, siamo connazionali di Paolo Di Canio, “Tarzan” Annoni e Massimo Donati: calciatori che qui si sono fatti voler bene.

 

Where magic happens

Assistere a un match dagli spalti del Celtic Park è una di quelle esperienze che qualsiasi appassionato di calcio internazionale sogna un giorno di vivere. Un po’ come assistere ad un Superclasico alla Bombonera, o di intonare You’ll Never Walk Alone insieme ai tifosi di Anfield a Liverpool. Per l’Italian Celtics Fan quella magia è diventata una sensazione familiare.

Prima di andare allo stadio, i tifosi del Celtic si ritrovano fuori e organizzano una vera e propra via crucis al sapore di birra. Durante il tragitto a piedi verso lo stadio, ogni pub significa sosta forzata per una pinta, tra sciarpe e cori. Il giorno del derby è un’esperienza ancora più mistica.

A questo punto la domanda sorge spontanea: ma come derby, non si chiamava Old Firm?

Per noi tifosi del Celtic, non più. L’Old Firm ha smesso di esistere insieme ai Rangers, con il loro fallimento del 2012 che li ha fatti sprofondare giù nella piramide calcistica scozzese. Sono risaliti, ma noi non riconosciamo quella squadra come i veri Rangers. L’ultimo Old Firm si è giocato nel 2012, quelli di adesso non meritano di essere chiamati così. È una partita importante, certo, ma adesso si chiama derby.

Un punto di vista originale, ma che racconta tanto di una rivalità clamorosa. Una delle più sentite e conosciute di tutto il panorama calcistico internazionale.

La vittoria del Celtic Glasgow nel derby del 2019

 

Contro i Rangers non è mai solo calcio

Ho avuto la fortuna di assistere ad un derby dal vivo soltanto nel 2019. Fino a quel giorno me li ero sempre visti in tv, tifando come un pazzo ovviamente, ma non riuscivo a sentirla del tutto mia come partita. Dal giorno in cui l’ho vista allo stadio è cambiato tutto.

La tensione era palbabile in città fin dalle primissime ore del mattino. I tifosi locali del Celtic ci avevano suggerito di non girare per strada con il biancoverde addosso e di fare molta attenzione, per evitare incontri indesiderati e potenzialmente pericolosi. Nell’aria si percepiva qualcosa di diverso. Non era la prima volta che andavo al Celtic Park, ma mai avevo sentito un’atmosfera elettrica come quel giorno. Tra l’altro fu un derby piuttosto godurioso. Vincemmo 2-1 con un gol di James Forrest a quattro minuti dalla fine. Mancavano due turni alla fine del campionato e quella vittoria mise il sigillo finale sulla conquista del titolo da parte nostra. Contro i Rangers sono emozioni che valgono doppio.

Le motivazioni storiche e religiose che separano la tifoseria del Celtic da quella dei Rangers sono conosciute. Filo-irlandesi, antimonarchici e cattolici gli uni, legatissimi alla Corona d’Inghilterra e protestanti gli altri. Una frattura culturale all’interno di una stessa città che difficilmente si trova in altre parti del mondo e che ha condizionato per secoli la vita di Glasgow. Con ovvie ripercussioni anche sul mondo del calcio, che nel giorno dell’Old Firm ha sempre visto scatenarsi e sfogarsi sentimenti di popolo che nel resto dell’anno si è spesso costretti a nascondere. Anche se adesso, come ci racconta Roberto, le cose sembrano essere decisamente cambiate.

 

Un pontefice a Celtic Park

Col passare dei decenni, anche in città si è un po’ persa la connotazione religiosa della rivalità tra le due squadre. L’etichetta di rivalità tra cattolici e protestanti si è sfumata prendendo altre forme. Tuttavia, il giorno della partita tutti i vecchi retaggi del passato tornano a vivere, ad essere reali. Può sembrare una sciocchezza, ma appena i tifosi dei Rangers e quelli del Celtic si trovano gli uni opposti agli altri sui gradoni dello stadio, i primi cori offensivi sono di carattere religioso. I Rangers ci insultano in quanto cattolici, noi rispondiamo con scherno verso i protestanti. È una tradizione che non muore, come se servisse a tener viva una contrapposizione con radici ben piantate nella storia. 

Gli Italian Celts non possono certo tirarsi indietro, se c’è da ribadire il concetto in modi fantasiosi.

Uno dei nostri membri storici adora venire a Celtic Park vestito da Papa. Tonaca bianca, risvolti verdi, proprio come se indossasse una speciale divisa del Celtic studiata per il Santo Padre. Fu memorabile il giorno in cui entrò allo stadio vestito così il giorno del derby contro i Rangers. Fummo tra i primi ad entrare nel nostro settore, che era praticamente attaccato a quello della tifoseria ospite. Non appena questo strano Papa fece il suo ingresso, tutti i tifosi dei Rangers si girarono verso di lui e iniziarono ad insultarlo all’unisono. Scene indimenticabili.

Un pochino di coraggio ci vuole, per vedere un derby accanto ai tifosi dei Rangers vestito da Papa

 

Il Celtic, uno stile di vita

Se il disprezzo verso la Corona è ancora un sentimento vivo e vegeto nella tifoseria del Celtic, la connotazione marcatamente cattolica del passato invece non è più un tratto così dominante. Tuttavia, la filosofia del club non ha tradito alcuni dei valori che si porta dietro fin dalla nascita.

Sullo statuto del club c’è scritto chiaro e tondo: il Celtic è una squadra nata per dare sostegno agli immigrati irlandesi che si erano trasferiti a Glasgow, per aiutare i disoccupati e le fasce più povere della popolazione. Integrazione, lotta all’emarginazione e antirazzismo sono valori ancora vivi nell’anima della squadra e della tifoseria, e rappresentano i pilastri della cristianità intesa come aiuto verso il prossimo. Questo è uno dei motivi per cui tanti appassionati di calcio si sentono attratti dal Celtic e dal suo mondo. Il Celtic è appartenenza a una vera e propria famiglia, i cui membri condividono valori extracalcistici. Per noi, quello che il Celtic rappresenta fuori dal campo è più importante di quello che succede nel rettangolo di gioco. Questa, forse, è una delle chiavi che spinge tante persone a rimanere attaccati al Celtic. In molti si avvicinano perchè la squadra ispira simpatia, ma poi si innamorano di tutto quello che il club rappresenta e non lo mollano più.

L’incontro degli Italian Celts con il leggendario Bertie Auld

 

L’importanza di ricordare

L’attività dell’Italian Celts CSC prosegue a gonfie vele, continuando ad accumulare iscritti e persone che si interessano al club da ogni parte d’Italia. Le soddisfazioni, per questo manipolo di italiani ubriachi d’amore, sono continue e alimentano ancora di più la passione per i biancoverdi. Nel 2019, Roberto e compagni hanno avuto l’occasione di passare del tempo con Bertie Auld, vera e propria leggenda del club scozzese, uno degli storici Leoni di Lisbona che sconfissero l’Inter nella finale di Coppa dei Campioni del 1967. Un altro incontro commovente è stato quello con la figlia di Johnny Doyle, anche lui ex Celtic, morto tragicamente a soli 30 anni dopo essere rimasto folgorato da una scossa elettrica nella sua vasca da bagno.

Roberto ci tiene particolarmente a citare anche una persona che, per lui e tutto il gruppo, è davvero speciale.

Vorrei approfittare di questa occasione per ricordare la figura di uno dei primissimi iscritti al nostro club, che si chiamava Giorgio Bianchi. Giorgio era di Casalmaggiore, ed è venuto a mancare lo scorso anno. Adesso il nostro CSC è completamente dedicato al suo ricordo. Tutto quello che facciamo adesso come gruppo, lo facciamo anche e soprattutto in nome suo.

Per chi fosse interessato a saperne di più sull’Italian Celts CSC, può seguire il gruppo su Facebook, Twitter e Youtube. Potrebbe essere un’avventura da ricordare.

Lo striscione con cui l’Italian Celts CSC ricorda Giorgio Bianchi

 


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Di Nicola Luperini

Scrivo di tutto il calcio possibile, con una spruzzata di tennis e basket. Innamorato di Sebastian Driussi e dei negozi che vendono roba usata. Mi trovi anche su Twitter (@NicoLuperini).