Maledizione, il mago Atahualpa ha perso i poteri

Sono le 18.45 di un sabato diverso dagli altri, in Sud America. Il Fluminense ha appena abbattuto il Boca Juniors in finale di Copa Libertadores, dopo un’infinita battaglia da 120 minuti, tre gol e due espulsi. I tifosi tricolor affollano le strade di Rio de Janeiro, città che ha ospitato la disfida nel tempio pagano del Maracanã. A 3700 chilometri di distanza dalle vie della festa, un personaggio strano spegne la tv e accende l’ennesimo sigaro della giornata. Quell’uomo fa il mago di professione e a Neuquén, in piena Patagonia, lo conoscono tutti. Chissà cosa sta pensando adesso, El Brujo Atahualpa. Per la prima volta dopo anni, le sue macumbe non hanno funzionato.

 

Figura mistica

Folta barba bianca, cappello stile panama sempre indosso, sigaro costantemente tra le dita. La sagoma del mago Atahualpa sembra uscita da un cliché di un fumettista chiamato a disegnare su carta il bozzetto di uno stregone andino del terzo millennio. Ed in effetti è proprio dalle Ande che Atahualpha è arrivato, parecchi anni prima, spostandosi dal nativo Perù per eleggere l’Argentina come nuova patria.

L’apodo con cui si fa chiamare da tutti non è casuale. Atahualpa è infatti il nome dell’ultimo leggendario re degli Incas, giustiziato da Francisco Pizarro nel 1533 nonostante la promessa di aprirgli le porte dell’Eldorado pur di aver salva la vita. Un nomignolo evocativo dunque, studiato alla perfezione per cucire sulle spalle del mago un ulteriore mantello di mistero.

“El Brujo” Atahualpa all’opera nella sua stanza magica, tra crocifissi e magliette da calcio

 

“Boca va a ganar”

Il mago Atahualpa era stato chiaro. Inginocchiandosi verso le sue candele magiche, aveva letto nei fumi odorosi e nei suoi tarocchi l’andamento della partita più importante dell’anno.

Non sarà una finale semplice. Il Fluminense segnerà un gol, ma il Boca Juniors non si arrenderà e farà di tutto per portarla ai rigori. I brasiliani sono convinti di essere già campioni, ma saranno vittima di un brutto scherzo. Il Boca vincerà la Copa Libertadores.

Un pronostico che ha acceso ancor di più gli animi xeneises, pronti a invadere, con o senza biglietto, le spiagge di Copacabana e le strade della metropoli brasiliana.

Ma da dove arriva l’aura di infallibilità che aveva accompagnato – fino a quel maledetto sabato – i vaticini del mago Atahualpa?

 

Un pronostico mal digerito

Novembre 2019. La carriera del Mago è già avviata, forte di una striscia di 9 pronostici azzeccati grazie ai suoi riti folli. All’interno dello stabile di Neuquén dove prende vita la sua santeria, Atahualpa studia il futuro della vicina finale di Copa Libertadores. A sfidarsi sono, anche in questo caso, una squadra argentina – il River Plate – e una brasiliana – il Flamengo. I fumi dei suoi ceri sentenziano: a vincere sarà il Flamengo. Un responso avverso alla terra in cui ha piantato le tende, oltretutto enunciato indossando una maglietta rubro-negra. 

La finale si gioca a Lima, capitale della terra natìa del Brujo. Gli astri sembrano, per la prima volta, andare contro ad Atahualpa quando Borrè, dopo neanche un quarto d’ora, porta in vantaggio i Millionarios. Ma, come persino i più astuti giocatori di Dungeons & Dragons sanno, non si deve mai dare per morto un mago. Il Flamengo, infatti, ribalta tutto quando la partita sembra finita. Gabriel Barbosa segna due gol tra 89° e 92° e consegna al Mengão la seconda Copa della sua storia.

Il destino si è clamorosamente compiuto, ma qualcuno non la prende bene. Alle prime luci dell’alba, il negocio viene preso di mira da qualche tifoso del River Plate, furioso per l’esito della partita e desideroso di farla pagare a quel fattucchiere così impertinente. Volano sassi e bottiglie di birra, le vetrine del locale vanno in frantumi. I giornalisti che si recano sul posto trovano il figlio di Atahualpa, con una scopa in mano, intento a togliere dalla strada cocci e detriti. A chi gli chiede dove sia il Mago, il ragazzo fa spallucce e dice di non saperlo. Forse, aggiunge poco dopo, è in ritiro spirituale.

Mai far arrabbiare i tifosi del River Plate, anche se vivi in Patagonia. Rischi di trovare così le tue vetrine, il giorno dopo

 

Sistemare le cose

Il destino, però, concede sempre una seconda chance a chi sa leggere le stelle. La Copa America 2021 è alle porte e il Mago si sente di nuovo forte abbastanza da poter emettere un responso. È ancora tempo di Covid e la sua barba, che da grigia sta pian piano incanutendo, è coperta da una mascherina. Rinchiuso nel suo tempio, trasformato in qualcosa di simile a un bunker dopo gli eventi di due anni prima, interroga le candele e dopo un lungo silenzio esclama, quasi urlando:

Faremo del Maracaná la nostra patria.  Messi solleverà la sua prima Coppa con l’Argentina. Anche il dio del calcio, Maradona, ci aiuterà.

Atahualpa non sbaglia neanche stavolta. Dopo tre argenti e un bronzo, Leo Messi rompe finalmente la maledizione con la maglia della Nazionale e alza al cielo il primo trofeo continentale (e non solo) con quei colori. Il trionfale pronostico del Mago, stavolta immortalato dai fotografi in maglia albiceleste, è un gesto di pace nei confronti della terra che lo ospita. Ma non è finita.

 

Nastri biancocelesti e foglie di ruta

Ovviamente, il Mago adesso non può esimersi dal gettare il suo sguardo sulla Coppa del Mondo del 2022. Atahualpa prende la cosa dannatamente sul serio e decide di tornare in Perù per qualche tempo. Avvicinarsi alla fonte della sua magia, là dove tutto è iniziato, secondo lui serve a dargli forza e ad ottenere un esito favorevole per le macumbe. Il Mago vaticina, turno dopo turno, le vittorie dell’Argentina. E non fallisce mai.

Prima della finale, la seduta di tarocchi più difficile di tutta una vita. E se le carte, i fumi degli incensi, le stelle, si schierassero in favore della Francia? Dopo ore di attesa, Atahualpa si esprime.

Ho avuto la visione di Messi mentre alza al cielo la Coppa del Mondo. L’Argentina sarà campione, ma avrà bisogno di tutto l’aiuto possibile dalla sua gente. Portate sempre con voi dei nastri biancocelesti e legateveli in vita o ai polsi. E tenete in tasca delle foglie di ruta: sono uno strumento potente.

La ruta, un’erba officinale che spesso in Italia viene utilizzata per aromatizzare grappe e liquori, ha un forte richiamo simbolico. Il suo odore pungente, per non dire ripugnante, è stato spesso collegato ai diabolici miasmi dello zolfo e a riti di stregoneria e magia nera. Neanche la mitologia è immune dal fascino di questo potente vegetale. Si narra infatti che la maga Medea, adirata per il tradimento del suo amante Giasone, avesse gettato nelle acque di fronte all’isola di Lemno una grande quantità di foglie di ruta, intossicando l’aria e il mare con l’odore terrificante al suono di devastanti maledizioni. Si racconta che anche Afrodite, infuriata con le donne dell’isola di Lemno per la loro scarsa venerazione nei suoi confronti, avesse gettato su di loro la maledizione della ruta, costringendole ad emettere un lezzo nauseabondo dalla pelle per colpa della ruta. Una punizione doppia, perchè i mariti, mal sopportando il fetore delle consorti, abbandonarono il tetto coniugale.

Una pianta, quindi, legata ad oscure maledizioni e con la capacità di dividere gli uomini, influenzando il destino.

Tra uno sbuffo di fumo e un teschio con le corna, Atahualpa consegna a Messi e all’Argentina il suo verdetto

 

L’ennesima profezia si avvera

Ignoto sapere se il merito sia dei nastri colorati, o di qualche bustina di ruta tenuta vicino, al costo di guardare la partita col naso tappato. Sta di fatto che l’Argentina riesce a portare a casa una finale thriller, forse la più bella di tutta la storia della Coppa, issandosi sul tetto Mondiale a 36 anni dall’ultima volta e consegnando definitivamente a Messi un cammino dorato nel gotha delle leggende.

Sicuramente La Pulga è l’uomo copertina della finale e di tutta la competizione, ma a Neuquén e in tutta la Patagonia anche il Mago Atahualpa è assurto ormai al ruolo di celebrità. Le stimmate dell’Uomo del Destino hanno finalmente consegnato gloria al popolo argentino e ormai non è più visto come un traditore. La rivincita del Mago è compiuta. Almeno fino alla sera del 4 novembre 2023.

 

La teoria dei colori

Il resto è storia recente. Atahualpa prevede una sfida difficile per il Boca Juniors e decide di chiamare a raccolta il popolo della Bombonera affinché i suoi tarocchi finiscano per dire il giusto.

È fondamentale che indossiate sempre qualcosa di giallo, o di dorato. Sono i colori della fortuna: portateli con voi e a fine partita festeggerete.

Forse non è stato ascoltato del tutto, o forse semplicemente le carte hanno emesso un verdetto sbagliato. A sorridere davvero del pronostico fallito, per ironia del destino, sono proprio i tifosi del River Plate. Beffati quattro anni prima nei minuti di recupero da Gabigol e dalle parole del Brujo, possono adesso sentirsi ripagati perchè non sono gli unici a piangere in città per una seduta di tarocchi finita male.

Atahualpa aveva detto, poco prima del match: “I tifosi del River vorrebbero che io maledicessi il Boca, come ho fatto con loro. Ma non succederà: il Boca sarà campione”.

La vendetta è un piatto che va servito freddo, e per la hincha dei Millionarios questa finale persa dagli eterni rivali vale più di mille vetrine infrante.

 


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Di Nicola Luperini

Scrivo di tutto il calcio possibile, con una spruzzata di tennis e basket. Innamorato di Sebastian Driussi e dei negozi che vendono roba usata. Mi trovi anche su Twitter (@NicoLuperini).