Quella volta che Ballardini fece felice la Sardegna

A volte ci sono degli eventi nel rettangolo di gioco che vanno oltre la comprensione umana. Ogni tifoso di calcio è cresciuto con la consapevolezza che la palla sia rotonda ma di fronte a qualcosa di impensabile si resta lo stesso tutti increduli. Cagliari-Frosinone, partita non di cartello, poche settimane fa si è presa gli onori della cronaca proprio per quanto accaduto nel finale di gara. Persino Eusebio Di Francesco, allenatore frusinate, parlando a Sky, ha faticato a darsi una spiegazione di quanto visto in campo, nonostante la sua esperienza.

Lo scorso 29 ottobre è capitato un evento che resterà nei libri di storia e che difficilmente potrà essere superato. Il Cagliari è il primo club in serie A che è riuscito a vincere una gara partendo da uno 0-3 al 72°.

Si potrebbe pensare ad un evento unico nel suo genere – lo è per la portata dell’impresa – ma la recente storia del club annovera questo tipo di ribaltamenti. I rossoblù hanno alle spalle partite in cui sono passati dall’inferno al paradiso, per cui sarebbe forse fuorviante derubricarlo a mero evento eccezionale.

Tifosi del Cagliari alla Unipol Domus

 

Dal tramonto all’alba… all’ora di pranzo

Il club allenato da Claudio Ranieri ha iniziato il campionato stentando ma già a Salerno, nel turno precedente al confronto con il Frosinone, aveva mostrato segnali positivi attraverso una prestazione convincente. Anche la delusione nel finale di gara all’Arechi ha concorso a confezionare una gara nella quale è successo di tutto. Il Frosinone del mister abruzzese è partito in modo eccezionale in campionato. L’ex allenatore della Roma sta riscattando la nomea di “allenatore finito” a seguito degli esoneri subiti consecutivamente (Roma, Samp, Cagliari e Verona). Sino ad ora con i gialloblù ciociari pare aver ritrovato il piglio giusto. In Sardegna pregustava una vittoria per volare alto in classifica ma i gol di Oristanio, Makoumbou, e di Pavoletti hanno ribaltato il match alimentando l’entusiasmo di una tifoseria che sino allo 0-3 sembrava persa e sfiduciata. I due gol del bomber livornese, ormai sardo d’adozione, hanno riportato alla mente un altro ribaltone storico avvenuto nei minuti di recupero. Una partita, quella della stagione 2007-08, che resta nella memoria dei tifosi sardi per la scossa che ha rappresentato nel percorso salvezza.

 

L’avvio di stagione 2007-08

L’annata 2007-08 è una stagione travagliata nella quale ai cagliaritani capita di tutto, compresi tre cambi alla guida tecnica. Il club sardo inizia la stagione con Marco Giampaolo al timone. Il presidente, dopo averlo esonerato nella stagione precedente, ha deciso di richiamarlo per portare la squadra alla salvezza, sconfessando la decisione presa. Il tecnico abruzzese è alla prima esperienza da capo allenatore ed esegue gli ordini del suo vulcanico patron, quel Cagliari si salva con una giornata d’anticipo. In estate arrivano cessioni importanti nel reparto offensivo ma anche un mercato in entrata all’apparenza ad hoc per il suo 4-4-2. Il tecnico di Giulianova inizia benissimo vincendo a Napoli all’esordio ma la squadra ben presto colleziona solo pareggi e sconfitte. L’esonero, inevitabile, arriva a novembre con la squadra a 9 punti in compagnia di Empoli e Siena e davanti soltanto a Livorno e Reggina con 6. Cellino ha la fama di mangiallenatori non per caso e le decisioni che prende sono dettate dal suo umore volubile. Non c’è speranza di sottrarsi all’inevitabile in queste circostanze.

 

Il valzer dei cambi di panchina

Sulla panchina dei sardi arriva Nedo Sonetti, già chiamato in due diverse circostanze dal patron sardo, ma stavolta non riesce a invertire la rotta e dopo cinque partite si dimette sfiduciato dal presidente. Prima della lunga pausa invernale, Cellino richiama Giampaolo che, a sorpresa, questa volta rifiuta la chiamata dimettendosi e rinunciando al lauto compenso con il club. Una decisione più unica che rara nel panorama calcistico italiano; in seguito dirà che la dignità vale più dei soldi. Cellino quindi sfoglia come suo solito la lista di allenatori “preferiti” ed estrae dal cilindro un nome a sorpresa. Davide Ballardini si siede sulla panchina sarda ad inizio 2008, diventando il terzo allenatore del club in stagione. Il “Balla” è già stato nel capoluogo sardo due stagioni prima, anche allora scelto dal fumantino imprenditore cagliaritano a stagione in corso. Il bottino misero di punti (solo quattro in nove gare) portano ad un esonero prevedibile come da dinamiche tipiche del regno celliniano tra il 1993 e il 2013. L’obiettivo non dichiarato è quello di portare la squadra a concludere il campionato in modo onorevole per programmare la risalita veloce in serie A. Tra gli osservatori e i tifosi tutti danno per scontata la retrocessione visto che alla pausa invernale i rossoblù sono ultimi con soli 10 punti in cascina.

Davide Ballardini si presenta a Cagliari come “man in a mission” anche a livello estetico

 

Cambiare tutto, cambiare niente

La pausa invernale arriva al momento giusto, l’imprenditore cagliaritano fa uno sforzo sul mercato e puntella una rosa carente che aveva mostrato parecchi limiti in alcuni reparti. Arriva Storari in porta perché Fortin non ha convinto e viene ceduto. Jeda è invece l’acquisto in attacco, il reparto dove serve maggior scaltrezza dato che Larrivey, arrivato con il soprannome fuorviante di “El Bati”, fatica ad adattarsi al calcio italiano. I giovani Matri e Acquafresca da soli non possono bastare per alzare la pericolosità del reparto offensivo orfano, del trio Esposito, Suazo, Langella. Grazie alle loro cessioni Cellino in estate ha incassato soldi freschi per le casse societarie, monetizzando al massimo le loro prestazioni. Cossu è la vera sorpresa: cagliaritano e ultras dichiarato, è ai margini nel suo club, l’Hellas Verona, retrocesso in C1 la stagione precedente. Il fantasista sardo, criticato dai tifosi gialloblù per lo scarso impegno, è un’ala d’attacco più che un trequartista e appena ha l’occasione di tornare a casa non ci pensa due volte. Il tecnico ravennate però ha l’intuizione giusta che gli apre le porte ad una carriera che lo porterà fino alla Nazionale. Il Balla vede in lui il degno sostituto del titolare Pasquale Foggia – giocatore di classe ma parecchio discontinuo – capace sino a quel momento di alternare ottime partite ad altre anonime. In più il fantasista napoletano non ha la testa completamente sgombra a causa di problemi extra campo. Una vicenda che ha anche minato lo spogliatoio in autunno. Il numero 10 rossoblù, infatti, era venuto alle mani con Davide Marchini, in circostanze mai ben chiarite sino in fondo. Il centrocampista ferrarese aveva denunciato società e compagno alla magistratura ordinaria ed era stato ceduto a gennaio. Nonostante questa mini rivoluzione, però, i risultati del nuovo corso tardano ad arrivare. Il girone d’andata del Cagliari termina con l’ultimo posto in solitaria a 10 punti, meno sette dalla salvezza, e con il peso di aver appena perso uno sconto diretto con la Reggina che ormai sembra lontanissima.

 

Andrea Cossu, profeta in patria, uno dei protagonisti della seconda parte di stagione

 

La scossa inaspettata

Un ambiente sfiduciato, tifosi rassegnati, giornalisti che recitano il de profundis da settimane. Questo è ciò che attornia il mister in quei giorni di fine gennaio. Sembra l’unico a credere nel miracolo e lo dice chiaramente in conferenza stampa, come se sapesse leggere il futuro. Quel Napoli di Reja è una neopromossa, non è ai livelli odierni ma si tratta pur sempre di una squadra che a fine torneo chiude all’ottavo posto. A Cagliari viene per vendicare l’onta dell’esordio al San Paolo e sino ai minuti di recupero ci riesce bene. Gianello, che sostituisce Iezzo in porta, è protagonista di parate miracolose (i sardi prendono tre traverse con le deviazioni decisive della riserva partenopea). Tutto fa pensare che il vantaggio di Hamsik a metà del secondo tempo sia decisivo, fino al 93°. Durante l’ennesimo assedio rossoblù, l’estremo difensore si oppone anche al tiro velenosissimo da fuori area di Jeda, ma non può nulla sul tap-in di Matri, perso dalla difesa azzurra. Sugli spalti c’è entusiasmo, il pari sta stretto ma la rivalità contro i napoletani è molto sentita in città: non perdere è già un mini obiettivo centrato. Per tutti o quasi la gara sembra destinata a finire così, ma gli uomini di Ballardini sembrano finalmente leggeri e volano sulle ali dell’entusiasmo. Palla al centro e la sfera è subito nei piedi dei padroni di casa che conquistano un calcio di punizione in zona pericolosa. È il 95° ormai, Pasquale Foggia da Napoli, col sinistro delicato come la brezza mattutina, crossa in area e trova la testa di Conti che in torsione sfiora la palla rendendo vano il tuffo di Gianello: 2-1, partita finita, ora sì. Gli spalti del Sant’Elia emettono, a quel punto, un suono roboante che non si sentiva da parecchio tempo. Il Cagliari a fine giornata è sempre ultimo ma qualcosa è cambiato.

La sintesi del match che ha cambiato la stagione si gioca in un Sant’Elia pieno

 

Sant’Elia

Nelle gare successive due pareggi consecutivi con sapori diversi: di prestigio in trasferta contro la neopromossa Juventus, deludente quello casalingo con il Parma in lotta per salvarsi. I sardi sono sempre ultimi, a cinque punti dalla salvezza, ma iniziano a fare risultato con una certa continuità. Le sconfitte in trasferta contro Palermo, Siena e Catania sono mitigate dai bottini pieni casalinghi. Il Sant’Elia diventa infatti campo amico: contro Lazio, Genoa, Torino e Atalanta arrivano 12 punti in serie. Mancando nove partite il Cagliari è a quattro punti dalla salvezza a causa di una penalizzazione subita in corso d’opera (- 3) che sembra non pesare. Quattro gol pesanti per Robert Acquafresca in questa fase. Il bomber di proprietà dell’Inter si assume due volte anche la responsabilità di andare dal dischetto. Matri segna meno del compagno di reparto, ma è lui che pensa ai gol decisivi: oltre al Napoli, anche la Lazio subisce la sua rete nel finale (89°) con i sardi in 10 per l’ultima mezz’ora a causa dell’espulsione di Fini.

Robert Acquafresca, nella sua prima stagione da titolare in A, ripaga un intero popolo andando in doppia cifra

 

Scontri diretti

I rossoblù sono ora in piena corsa e le rivali iniziano a tremare. Torino, Catania, Pama, Livorno, Reggina ed Empoli nessuna può stare tranquilla. Alla trentesima il Cagliari pareggia a Genova con la Samp in modo sfortunato, subendo il pari al 90°. Successivamente in casa incontra la Roma, unica rivale scudetto dell’Inter quell’anno, che viene salvata dalla sconfitta solo grazie ad un rigore di Totti. La vera notizia, però, arriva in settimana: accolto il ricorso, il Cagliari si riprende i tre punti che gli erano stati tolti. La rincorsa è completata, per la prima volta i rossoblù sono fuori dalla zona retrocessione. La giornata dopo si va alla Scala del Calcio al cospetto del Milan campione d’Europa ed è l’unica sconfitta di questo periodo. Il capolavoro della squadra di Ballardini però sono le due successive gare contro Livorno (al Picchi) e l’Empoli (al Sant’Elia). Due autentici spareggi salvezza che la truppa capitanata da Lopez vince in modo perentorio, gettando le basi per un finale di stagione ormai in discesa. I sardi si sono issati a 35 punti, Torino (34) e Parma (31) sono il cuscinetto di sicurezza sulla zona retrocessione: Livorno ed Empoli infatti sono a 30 insieme alla Reggina.

 

Il rush finale

San Siro resta stregato anche sponda Inter ma è una sconfitta indolore contro i campioni d’Italia. A maggio è la gara con la Fiorentina in casa quella che di fatto decreta il miracolo dei ragazzi di Ballardini. Il 2-1 finale viene rovinato dalla vittoria del Parma che si tiene a quattro punti dai sardi con due gare al termine. Ancora manca la matematica. Al Cagliari basterebbero due punti contro Udinese e Reggina ma ormai vuol fare le cose in grande e va a vincere a Udine (in gol Acquafresca e Cossu, non un caso). Inutile ai fini della classifica la gara casalinga contro la Reggina che diventa una passerella per entrambe le squadre. Un 2-2 che accontenta anche i calabresi, già salvi come i padroni di casa, in uno stadio che porta in trionfo i suoi beniamini. Quel Cagliari chiude la stagione a 42 punti di cui 32 nel girone di ritorno con una media punti di 1,68. I ragazzi di Ballardini terminano da imbattuti in casa in tutto il girone di ritorno (7 vittorie e 3 pareggi). Nel periodo topico da marzo a maggio questo gruppo si concede il lusso di perdere solo contro i Campioni d’Europa e d’Italia.

Foto di squadra poco prima del match conclusivo contro la Reggina a salvezza già raggiunta

 


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Di Fabrizio Cirronis

Scrivo per passione, amo lo sport e le storie di sport, ma non solo; mi piace raccontare con un tocco di ironia. Baskettaro da sempre, figlio degli anni 70, cresciuto negli anni 80, evoluto negli anni 90.