Il dilemma del Milan: come fermare Julian Brandt

Julian Brandt sta finalmente vivendo a 27 anni la stagione della consacrazione. Il fantasista tedesco attualmente non è solo il capocannoniere e il miglior assistman della sua squadra, è il leader del Borussia Dortmund.

Edin Terzic ha da sempre puntato sulle qualità dell’ex prodigio del Bayer Leverkusen e quest’anno sembra avergli affidato le chiavi dei gialloneri. In particolare, è la zona di rifinitura l’habitat in cui sguazza e inventa per sé e per i compagni. Trovargli un ruolo è complicato, perché in campo svaria in continuazione. Lo sa bene Stefano Pioli, che all’andata ha passato un intero primo tempo a sanguinare davanti a questo squalo biondo con la fascetta bianca e il calcio che sgorga da ogni poro. Musica diversa nella seconda metà di partita, dove un cambio di marcatura ha permesso al Milan di non disunire troppo la linea difensiva controllando meglio un match in cui sono capitate anche chiare occasioni per conquistare i tre punti.

 

Problemi e rimedi della gara d’andata

Come detto poc’anzi, i primi 45 minuti sono stati complicati e Brandt in ciò è risultato il giocatore chiave per far tremare il castello rossonero. La scelta di Pioli è stata quella di aggredire uomo contro uomo la costruzione dei padroni di casa, senza rinunciare dunque ai suoi principi. Anche questa volta, il Milan ha fatto intravedere il punto debole della sua prima pressione, ovvero il suo lato sinistro. Se la coppia formata da Leao e Theo Hernandez è devastante offensivamente, è altrettanto chiaro come sia proprio da quel lato che gli avversari provino a creare difficoltà alla struttura difensiva meneghina. Non a caso, Terzic ha scelto di mettere da quella parte il suo numero 19.

Nel primo tempo è stato Tomori a prendere Brandt, con Theo Hernandez invece chiamato a uscire sul terzino destro del BVB Ryerson.

 

Questa marcatura ha creato non pochi problemi agli ospiti. Infatti, il Dortmund ha cercato spesso di allargare il gioco su Ryerson per tirare via il francese e attaccare lo spazio alle sue spalle con Brandt.

Classica prima pressione del Milan con Leao e Giroud sui centrali con Theo che va a pressare il terzino destro avversario.

 

Qui Leao è svagato e lascia addirittura una linea di passaggio diretta tra Hummels e Ryerson.

 

Questo porta sia Theo Hernandez che Tomori in confusione perché non sanno se uscire sui riferimenti o tenere la linea in un approccio più conservativo.

 

Il Borussia Dortmund però aveva preparato diverse soluzioni per provocare gli stessi problemi alla struttura difensiva rossonera, cercando in tutti i modi di approfittare di questa mancanza nel sistema scelto da Pioli per contrastare la costruzione dei gialloneri. Un’altra variante è stata quella di giocare diretti sulla punta, portando via Tomori e cercando il duello individuale tra Fullkrug e Thiaw.

Hummels sale portando con sé Leao per liberare la linea di passaggio tra Kobel e Ryerson, con Theo che prontamente aggredisce il terzino.

 

Con Tomori che deve aprirsi su Brandt rimane solo Thiaw contro Fullkrug che vince il duello aereo.

 

Lo sviluppo dell’azione continua sulla destra con Emre Can che va al cross proprio per Brandt che si inserisce in area e prova addirittura la rovesciata per cercare l’1-0

 

Stefano Pioli non è rimasto però inerme a guardare i suoi soffrire per colpa della strategia di Terzic e del talento di Brandt, e ha optato per un cambio di marcatura. Sulle piste del tedesco è finito Reijnders, prima in copertura sul trequartista centrale dei gialloneri, ovvero Marco Reus. Il numero 11 del BVB è stato lasciato a Thiaw, con Tomori dirottato su Fullkrug per far valere la sua esuberanza atletica nei duelli con l’attaccante ex Werder Brema. In più, il tecnico rossonero ha invertito il triangolo di centrocampo, spostando Pobega da mezzala a incursore alle spalle di Giroud, con Reijnders e Musah davanti alla difesa a presidiare meglio i mezzi spazi.

Qui si nota bene come la richiesta a Theo Hernandez non sia cambiata. Evitando però di far uscire Tomori su Brandt lasciato a Reijnders, con Musah al suo fianco per non rischiare di sguarnire la zona centrale, la squadra può rimanere più compatta e la linea difensiva più protetta.

 

Julian Brandt e la maturità calcistica

Senza scadere nel pessimismo, non sappiamo se questo aggiustamento basterà anche stasera: semplicemente arginare Brandt in questa stagione è molto più facile a dirsi che a farsi.

Quando parliamo di profili così tecnici nei loro gesti ed eleganti nelle loro movenze, pensiamo sempre a calciatori un po’ naif. Degli individualisti che amano ricevere la palla tra i piedi e creare. La peculiarità di Brandt sta però nella sua componente aerobica, oltre che caratteriale. Infatti, non solo si dà da fare senza palla, che sia in fase offensiva o difensiva, ma non sembra nemmeno cercare le luci della ribalta. Luci che nel Borussia attuale non possono che essere puntate su di lui, ma che per mille motivi rimangono ancora spente.

Probabilmente la paura di un momento di grande forma passeggera è una prospettiva concreta da parte degli addetti ai lavori. Non è passato in secondo piano questo inizio di stagione, è che non si vuole correre il rischio cadere in un’illusione collettiva. Forse si trema al pensiero che possa essere un fuoco di paglia, l’ennesimo, in una carriera che ha vissuto di momenti e di istanti più che di stagioni in cui ha fatto credere di aver imboccato la strada giusta per diventare un campione, salvo poi deviare da quel percorso alla prima uscita.

Eppure questa volta sembra diverso. C’è una completezza nel gioco di Brandt che appare difficile possa svanire da un giorno all’altro. E anche i numeri aiutano l’occhio a non lasciarsi ingannare dalla sua classe. Se lo confrontiamo con i suoi pari ruolo in questo 2023, grazie ai dati Opta via Fbref notiamo come ci si trovi di fronte a un rifinitore d’élite. Con 3,2 passaggi chiave a partita occupa il 97º percentile (ovvero fa meglio del 97% degli altri trequartisti in Europa), creando anche 5,76 azioni da tiro (SCA) ogni 90 minuti giocati (94º percentile). Specialmente su palla inattiva risulta essere letale in quanto a cross da pennellare sulla testa dei compagni (98º percentile in SCA su palla da fermo). Un problema ulteriore se pensiamo a una squadra come il Milan che lo scorso anno, solo in Serie A, ne ha subiti ben 16 di reti tra punizioni e calci d’angolo. Un piede, anzi due dato che è ambidestro, educato in situazioni statiche tanto quanto in contesti più dinamici. Infatti, tende a centrare la porta con estrema continuità e facilità quando calcia, con ben il 54,7% dei suoi tiri che finiscono nello specchio (98º percentile), aggiungendo anche la balistica alle frecce che compongono il suo arco.

A questi dati che ci rivelano la sua pulizia tecnica in fase di possesso, va aggiunto anche il suo gioco senza palla. Come abbiamo notato anche nelle situazioni precedenti, non ama dare punti di riferimento. Lo si può trovare su tutto il fronte offensivo, e non solo. Infatti, oltre a gravitare sulla trequarti in libertà nella zona di rifinitura, ha la licenza anche ad abbassarsi per favorire anche la costruzione dell’azione.

La sua heatmap su Sofascore vale più di mille parole.

 

Un esempio di come marcare Brandt non sia una passeggiata. Qui una delle tante volte in cui partendo da destra si è accentrato per smarcarsi tra le linee.

 

Oltre a essere l’uomo ovunque di questa squadra, colui che vede e provvede alla fase offensiva dei ragazzi di Terzic, quest’anno ha cominciato a trovare un feeling con la porta che prima non gli apparteneva. La scorsa stagione si è fermato a 9 gol e 8 assist in Bundesliga, ma adesso è già a quota 5 reti segnate e 4 assistenze smazzate in campionato, a cui si aggiunge anche una segnatura in Champions League nell’ultimo match disputato contro il Newcastle. Potrebbe essere la prima volta in carriera che riesce ad arrivare in doppia cifra nella massima serie tedesca, magari regalandosi anche una “doppia-doppia” con gli assist. Questo rapporto con il gol è diventato più forte grazie ai tagli in profondità sempre più frequenti. Come in occasione della rovesciata tentata nella gara d’andata, non ci ha pensato due volte ad andare in area per ricevere il cross. In tutta la stagione, e anche nella sfida del Signal Iduna Park contro i rossoneri, ha dimostrato come un altro pericolo possa arrivare dai suoi inserimenti senza palla.

Si può vedere qui un attacco alla linea che può creare problemi alla difesa alta del Milan. specie se sarà un centrocampista come Reijnders a marcarlo

 

Fermarne uno per batterne undici

Quando si trova un calciatore così influente nel gioco di una squadra è inevitabile che le attenzioni vadano rivolte principalmente a lui. Il fatto che nella partita d’andata cambiare la marcatura abbia significato spegnere la catena di destra e cominciare a prendere il controllo del match deve far riflettere sulla centralità di Brandt. L’incontro con Edin Terzic sembra avergli svoltato la vita in campo. Questa è la sua squadra. Stefano Pioli ha trovato in corsa il modo di arginarlo, ed è probabile che replichi lo stesso atteggiamento nella prima pressione visto nel secondo tempo di Dortmund. Resta da vedere se il tecnico del BVB ha pensato a una contromossa per guadagnare un vantaggio nella scacchiera della gara.

Come scriveva lo psicologo William Walker Atkinson: “Non accontentatevi di rimanere nel punto in cui vi trovate; fermarsi equivale a retrocedere”. E Julian questo concetto sembra averlo capito bene. In campo, dove non sta mai fermo, quanto fuori, dove la sua crescita seppur lenta, tanto da farci dubitare del suo talento, è stata costante. Al Milan il compito di fermarlo a San Siro stasera, 28 novembre, alle ore 21, o sarà la corsa agli ottavi di Champions League del Diavolo ad arrestarsi.

 


Ascolta Catenaccio, il podcast di Puntero. Puoi trovarlo su Spotify, oppure ti basta cliccare qui sotto.

Di Alessandro Briglia

Definitemi voi se ci riuscite. Gli indizi per capirmi sono nei miei pezzi. Scrivo ciò che sono, e sono ciò che scrivo.