Il dito in movimento scrive e avendo scritto avanza, il riformismo socialista di Gorbaciov ha condannato il proletariato, antonimo dell’ideologia progressista del pacere sovietico. Dopo la stipula del Patto di Varsavia, la solidarietà politica ha rotto la cortina di ferro che aveva cinto i cittadini di quel di Berlino per più di trent’anni.

 

Berlino ai tempi del muro

I suoi abitanti hanno scardinato il muro della capitale, confine degli ideali di una guerra sopita. Grazie alla Glasnost, il primo ministro aveva guarito il marchio caino dei propri avi, tantalo del livore fraterno dei suoi abitanti.

Abbattendo le differenze culturali, la Perestrojka li ha riunificati sotto un unico grande Paese, effige di un conflitto manicheo, il quale ha marcato il declino del regime. Alla Germania Ovest si opponeva la gemella dell’Est, comunemente nota con il nome di Repubblica Democratica Tedesca (DDR). La regione era un possedimento in mano al Cremlino.

L’urgenza di controllare i suoi sudditi spinse Ivan Serov a istituire un corpo dell’arma guidato da un irreprensibile ufficiale. La scelta ricadde su Erich Mielke, nominato presidente onorario del Ministero dell’Interno della Germania, il Kommisariat 5, poi rinominato Stasi, la polizia segreta del KGB volta al monitoraggio, intimidazione ed eliminazione di dissidenti politici.

Un ente a cui avrebbero aderito decine di migliaia di spie e 170.000 informatori volontari. Non c’era palazzo nella Germania orientale che non avesse almeno un uomo fedele all’organizzazione.

Con la nomina a ministro della sicurezza dal presidente della Repubblica, il burattinaio aveva manipolato il Paese per più di trent’anni. Lo sport era diventato uno strumento propagandistico in mano alla SED, che promuoveva il prestigio del Lander tramite il gioco del pallone.

Il calcio difendeva il dilettantismo dei rappresentanti locali, il campo di battaglia era un prato all’inglese, rettangolo di gioco su cui si confrontavano, in una partita di calcio, oriente e occidente.

I giochi olimpici del 1936 dovevano essere metafora della preminenza della razza ariana, elevata a modello per le nuove generazioni. Malgrado fosse avversa al nazismo, l’URSS aveva appoggiato questa politica di pretesa primazia nelle discipline atletiche e sportive.

 

La Stasi

L’interesse per il calcio era tanto che il club cecoslovacco Empor Lauter sarebbe stato trasferito a Rostock per un mero capriccio politico. La stessa sorte avrebbe toccato il Vorwärts, spostato da Lipsia a Francoforte, passando per Berlino. Si avvertiva l’esigenza di costituire una squadra di rappresentanza e pertanto nacque la Dynamo Berlin. Una polisportiva presieduta da Mielke, che da tempo covava il desiderio di potere fondare una propria società sportiva.

L’arcigno direttore voleva donare alla capitale una compagine capace di poter vincere la Germania Ovest. Ammessa alla DDR-Oberliga, si era sostituita ai rivali della SG Dynamo Dresden. Il primo stemma rappresentava uno scudo granata con una D rossa, adornata da spighe di grano – apparteneva, d’altronde, a una realtà contadina come rappresentativa del proletariato in occidente.

 

Parlando di film

In una scena della pellicola Le vite degli altri di Donnersmarck Ulrich Mühe, nei panni del capitano della BFC Dynamo Stasi Gerd Wiesler, diceva: “Durante quelle sfide calcistiche incrociate, i tifosi della DDR venivano controllati dagli agenti della Stasi e dai loro informatori”.

Premio Oscar come miglior film straniero del 2006, chiunque abbia visto questo lungometraggio è rimasto travolto dall’importanza pervasiva e invasiva della Staatssicherheit. “Prima della caduta del Muro di Berlino, la polizia segreta della Germania Orientale ascoltava i tuoi segreti”, questa era la tag line per l’uscita nei multisala hollywoodiani.

Intervistato per BBC Uwe Rosler ha di recente ricordato: “Guardando queste immagini, si può vedere l’impegno che abbiamo dimostrato, abbiamo corso fino allo sfinimento. Non credo che si possa pensare che si trattasse di un’amichevole da come abbiamo rincorso, fermato e placcato. La partita ha significato molto”.

 

L’ascesa della Germania Est

Il potere della dirigenza, coinvolta nei giochi di potere dell’Unione Sovietica, avrebbe comprato molti dei nomi più brillanti del calcio tedesco. Nella cella del carcere di Hohenschönhausen, monumento alle vittime della DDR, Hendrick Voigtländer, galeotto e tifoso di calcio, si racconta ai microfoni della troupe cinematografica: “La Dynamo era oggetto di odio nella DDR, era associata alla Stasi, cosa che altri tifosi di calcio non sopportavano”.

La Stasi non rispettava la normativa internazionale sui diritti dei prigionieri e sottoponeva i detenuti a torture fisiche e mentali per avere tentato di fuggire dal Paese.

“Sono andato a vedere l’Hamburger SV in trasferta contro la Dynamo nel 1982. L’atmosfera al campo era completamente diversa rispetto alle partite di oggi. Anche se non si vedeva la presenza della Stasi, era come se tutti avessero paura. Non c’era nessun coro o applauso”, il silenzio assordante ricordato dal recluso.

La repulsione per la Dinamo BFC non proveniva solamente dall’Ovest, erano gli stessi tifosi a mal tollerare l’affiliazione alla DDR, la quale sarebbe crollata insieme al muro della capitale. In questo senso, gli orsi ebbero la meglio: “L’Union si opponeva al regime della DDR, il che li rendeva molto più attraenti per il pubblico di un club della Stasi. I tifosi attraversavano persino il confine dall’ovest per dare il loro sostegno all’Union”.

 

Calcio e propaganda

La quasi interezza dei sostenitori erano membri della polizia investigativa della Germania dell’Est. Dopo un settimo posto, nella stagione successiva sarebbe arrivata la prima retrocessione in DDR-Liga. Dopo una pronta promozione il club ha vinto il rematch della finale di FDGB-Pokal contro il SC Wismut Karl-Marx Stadt. Una volta vinto il double fatto del campionato e della coppa nazionale, i rossi – di nome di fatto – raggiunsero la semifinale della Coppa delle Coppe del 1972.

Due anni dopo a Rotterdam si sarebbe disputata la finale di Coppa delle Coppe tra Magdeburgo e Milan. Benché i rossoneri fossero dati per favoriti, i tedeschi superarono i campioni in carica per 2-0. Una vittoria che permise all’allenatore Kruger e ai suoi ragazzi di entrare negli annali della competizione.

Tra i giocatori, una rosa di talenti nati e cresciuti in Sassonia, il capitano Jurgen Sparwasser era un nazionale della selezione di Bonn e Berlino. Una rappresentativa che, a giugno dello stesso anno, avrebbe battuto la Germania Ovest per la prima nella loro storia: “La DDR si aspettava una disfatta. Quanti ne prendiamo? Noi contavamo sul catenaccio, non avevamo tattica, arrivavamo al calcio come scarti di altre discipline, spesso dall’atletica. Loro erano star internazionali. Avevano la reggia prussiana di Beckenbauer, mentre noi eravamo solo degli onesti somari”.

Nella sfida dei gironi del Campionato del Mondo, il numero quattro fu autore dell’unica marcatura che permise di battere i rivali, un evento propagandistico della SED, di cui la mezzala è stato orgoglioso rappresentante. Eppure, a soli 31 anni avrebbe lasciato il professionismo per darsi all’insegnamento, come il docente di educazione fisica presso l’Università Pädagogische Hochschule.

 

Una questione politica

“Il poco riconoscimento internazionale che la Germania dell’Est ottenne fu attraverso lo sport. Eravamo come un esercito, che si atteneva a regole rigide trasmesse dall’alto. Questo non ti aiutava esattamente a sfruttare al meglio le tue qualità”, così si era espresso Falco Götz al The Guardian.

Walter Kirnich, viceresponsabile del Partito a Magdeburgo, l’avrebbe voluto come nuovo tecnico della squadra. Nondimeno, la bandiera del club rifiutò per tre volte l’incarico, ma non senza conseguenze. Gli venne negato, infatti, il diritto a lasciare il Paese: “La presenza di una formazione di vecchie glorie del Magdeburgo a Saarbrücken è stata usata da forze nemiche dello sport per accaparrarsi Jürgen Sparwasser, che ha tradito la sua squadra”.

Benché fosse destinato a grandi cose, anche Krugel aveva rifiutato le avances della Stasi che, intenzionata a intercettare i giocatori del Bayern Monaco, gli avrebbe impedito di proseguire la sua entusiasmante carriera.

All’addio di Lutz Eigendorf il calciatore era stato punito con l’oblio Trotskijano, prima di sparire in circostanze sospette a Braunschweig: “A differenza di molti club della Germania dell’Est, alla Dynamo Berlino non si vedono bandiere della DDR. Molti scelgono di rifiutare il passato della Stasi. Se un noto ex ufficiale della Stasi assistesse a una partita del BFC, non ho dubbi che verrebbe picchiato”.

 

La Stasi in Europa

I tesserati della BFC Dynamo erano sottoposti a una rigorosa sorveglianza. Il Ministero dell’Interno proibiva di avere contatti con il Blocco occidentale, mentre si avvaleva degli informatori, collaboratori non ufficiali infiltrati nella rosa.

Nel 1980, durante l’Inverno dello Scontento, che precedette la sconfitta dei laburisti per mano della Thatcher, la squadra avrebbe giocato i quarti di finale della coppa dalle grandi orecchie contro il Nottingham Forest guidato da Brian Clough.

Una vittoria, quella del match di andata, che avrebbe rappresentato il primo successo di una compagine tedesca in casa di un club inglese. Seppure fosse senz’altro competitiva, in molti sostennero che il dominio della squadra in campo nazionale fosse attribuibile a dei favoritismi degli arbitri piuttosto che da una reale superiorità sugli avversari.

Come smascherato dallo scandalo del gezielten Einfluss anderer Instanzen, a opinione dello storico Hanns Leake, gli intrighi di potere dipendevano dal presidente della commissione dei direttori di gara Heiz Einbeck che, insieme alle forze armate e di difesa, erano sostenitori del club berlinese. Il dibattito si sarebbe, però, infiammato in occasione della partita contro il FC Lokomotive Leipzig quando, a tempo ampiamente scaduto, il direttore di gara aveva assegnato Il rigore della vergogna di Lipsia.

Il tiro dal dischetto aveva permesso agli ospiti di mantenere a distanza gli inseguitori, secondi in campionato alle spalle dei berlinesi. Dopo l’assegnazione dello scudetto alla BFC Dynamo, su indicazione del Comitato Centrale della SED, la DFV avrebbe squalificato a vita l’arbitro Bernd Stumpf.

A nulla sarebbe servito il ricorso al Mitteldeutscher Rundfunk (MDR) che, nonostante l’appurata innocenza, non avrebbe annullato la precedente sanzione. Sono storie assurde quelle che coinvolgono la Stasi, come quella volta in cui nel primo turno della Coppa dei Campioni del 1989, dopo una vittoria per 3-0 nella gara di andata contro il Werder Bremen, nella trasferta di Brema i padroni di casa vinsero per 5-0 il match di ritorno.

 

Abbasso il socialismo

Il secondo miracolo al Weser veniva da una sconfitta bugiarda, dovuta all’assunzione di amfetamine prima dell’incontro di esordio. La rivolta rossa aveva compromesso l’equilibrio geopolitico del Paese. Con la caduta del muro, la DDR si era dissolta e con lei la Stasi.

La Ostalgie è un sentimento nostalgico per il pensiero socialista, il Weltanschauung della cultura bolscevica come Zeitgeist del proletariato. Nel 1990, dopo il cambio del nome in FC Berlin, la porta di Brandeburgo, come mausoleo di una libertà mai assaporata, prende il posto dello scudo.

L’egemonia del Ministero dell’Interno è finita con la vittoria dell’ultima DDR-Oberliga da parte dell’Hansa Rostock. Dalla stagione 1992 nasceva la Bundesliga e si torna a disputare un unico campionato.

Tuttavia, dopo il fallimento del 2001 a oggi il club naviga tra la terza e quarta serie tedesca. Mentalità operaia, un gioco pratico e senza fronzoli, una squadra resiliente, trascinata dallo spirito di gruppo di una polisportiva, per usare un eufemismo, sinistroide.

“Non erano giorni felici. Si scende in questi abissi di umanità che non si pensava fossero possibili. I giocatori o gli allenatori erano di solito quelli che avrebbero fatto fatica a rimanere nel calcio professionistico sulla base del solo talento”. Calcio prestato alla politica, disincanto per la demagogia: cose dell’altro mondo.

 


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catenaccio

Di Giovanni Maria Seregni

Scrivere e fare sport sono le uniche due forme interessanti di stare al mondo. Tifare Inter è come professare una religione: vivi nell'incertezza del futuro.