Cremonese, la provinciale che trionfò a Wembley

Cremonese - Puntero

Piccole, toste, rognose. Per molti sono state le “squadre simpatia” dell’anno, per altri delle semplici guastafeste: sono arrivate in Serie A, hanno difeso con i denti fino alla trentaquattresima giornata il loro quattordicesimo posto, hanno sognato qualcosa in più, come giocare i trentaduesimi di finale di Coppa UEFA. Hanno fatto barricate fino ai minuti di recupero anche solo per un punticino contro una grande e visto la loro piccola curva di tifosi piangere per una retrocessione all’ultima giornata. Stiamo parlando delle provinciali, piccole squadre con all’attivo poche apparizioni in serie A e che coraggiosamente hanno provato a resistere contro le corazzate degli anni ‘90. Fa sicuramente parte di questa categoria una formazione lombarda che vanta otto gare europee: la Cremonese.

 

Breve storia della Cremonese

La squadra di Cremona, piccola cittadina immersa nella Pianura Padana e famosa per il torrone e i violini, ha visto nascere futuri campioni come Gianluca Vialli, Antonio Cabrini, Giacomo Losi, Attilio Lombardo, Giuseppe Favalli e Cesare Prandelli. Fondata nel 1903, la società grigiorossa ha conosciuto la massima gloria nel lontano 1926, quando ancora la Serie A a girone unico non esisteva, ottenendo un secondo posto nel girone B della Prima Divisione Nord, alle spalle della Juventus futura campione d’Italia. L’arrivo della massima serie a girone unico, tuttavia, sancisce l’inizio di una crisi senza fine per la Cremo: nel 1929-30, stagione di debutto, arriva una mesta retrocessione che terrà il club lombardo lontano dalla massima serie per la bellezza di 54 anni, quando il terzo posto in B nel 1983-84 varrà il ritorno in A dopo un calvario che comprende anche cinque stagioni in quarta serie. Sotto la guida del presidente Luzzara, le Tigri si concedono due apparizioni in Serie A negli anni ’80, retrocedendo sia nel campionato 1984-85 che nel 1989-90.

È negli anni ’90 che il calcio a Cremona conosce il momento di massimo splendore: dopo un solo anno di cadetteria, nel 1991-92 c’è il ritorno in A sotto la guida dell’esperto tecnico Gustavo Giagnoni. Una stagione conclusa con una retrocessione senza appello e avara di soddisfazioni, fatto salvo lo scalpo dell’Inter conquistato a San Siro, a retrocessione già matematica, grazie alla doppietta dell’argentino Gustavo Dezotti. La stagione rimarrà comunque negli annali del club ed anche del calcio italiano: per i tifosi, perché segna l’addio al calcio del figlio prediletto Alviero Chiorri, che saluta la sua gente dopo otto anni di giocate deliziose; inoltre, proprio grazie alla Cremonese e ad una palla al bacio del subentrato Chiorri, viene rotto un tabù lungo quasi cento anni, quando al 90° minuto della 23a giornata, sotto di un gol a Bergamo, una punizione del talentuoso fantasista viene trasformata con un colpo di testa nientemeno che da Michelangelo Rampulla, portiere dei grigiorossi e, dal campionato successivo, eterno vice di Peruzzi alla Juventus. Un colpo di testa preciso che finisce alle spalle del collega Ferron, il primo gol di un estremo difensore nella storia della Serie A. Qualche anno dopo lo stesso Rampulla dichiarerà:

Mi sono pentito di aver segnato, perché tutti si ricordano di me per il gol fatto invece di tutti quelli che sono riuscito a non prendere.

Rampulla buca l’Atalanta e diventa il primo portiere a segnare nella storia della Serie A

 

L’era Simoni

La rinascita della Cremonese viene affidata ad un altro tecnico esperto, Gigi Simoni. E con lui la squadra riparte, intraprendendo la strada di quelli che saranno gli anni migliori della sua storia, a partire dalla stagione 1992-93, conclusa non solo con una nuova promozione, ma soprattutto con l’iconica vittoria della Coppa Anglo-Italiana nel prestigioso teatro di Wembley. Una squadra rimasta nel cuore e nella mente di chi ha vissuto quegli anni, con la sua maglia a righe, lo sponsor Moncart ed un organico composto da alcuni dei calciatori che costituiranno l’ossatura degli anni a venire anche in Serie A: lo sloveno Matjaž Florijančič, l’argentino Gustavo Dezotti ma anche il portiere Luigi Turci, i difensori Luigi Gualco, Corrado Verdelli, Alessandro Pedroni e Francesco Colonnese, i centrocampisti Riccardo Maspero e Marco Giandebiaggi e l’attaccante Andrea Tentoni, che darà il suo meglio proprio al momento del ritorno in Serie A.

Il cammino in Coppa Anglo-Italiana è perentorio. Nel girone B la Cremonese domina e si assicura il primato totalizzando 10 punti contro le quattro squadre inglesi del raggruppamento (mentre in Italia le vittorie valgono ancora due punti, in questa competizione il sistema di punteggio è già adeguato al futuro cambiamento ed al passaggio ai tre punti). Tre successi (2-0 in casa sul West Ham e vittorie esterne per 2-1 in rimonta in casa del Tranmere Rovers e 3-1 in casa del Derby County) prima di concedersi un pareggio all’ultimo turno, un 2-2 allo Zini contro il Bristol City. Il tutto nel segno di Florijančič, autore di ben 6 gol in 4 match. In semifinale la Cremonese incrocia il Bari, infliggendo ai pugliesi un netto 4-1 allo Zini ed accontentandosi del 2-2 al San Nicola. L’ultimo atto si gioca a Wembley, nuovamente con il Derby County già affrontato nel girone. Ed il risultato si ripete: gol di capitan Verdelli a sbloccare il punteggio, pareggio inglese con Marco Gabbiadini, attaccante di chiarissime origini italiane. Dopo un rigore fallito da Nicolini, un altro tiro dagli 11 metri realizzato da Maspero vale il nuovo vantaggio, prima del definitivo 3-1 siglato nel finale da Tentoni. Un successo prestigioso, primo e unico trofeo nella bacheca della Cremo, frutto di un grande collettivo, con nove marcatori diversi in 7 partite disputate.

Tornata in A per la stagione 1993-94, con un gruppo pressoché identico a quello che si era guadagnato la promozione l’anno precedente, la squadra di Simoni ottiene un pregevole decimo posto in classifica, trascinata dai 12 gol di Tentoni che viene addirittura chiacchierato come possibile nome per la nazionale azzurra ad USA ’94. Una stagione connotata da vari risultati di assoluto prestigio nel girone d’andata, come i successi in casa sul Napoli e la Lazio ed all’Olimpico contro la Roma. Anche nell’annata seguente, con la squadra rafforzata da Luigi Garzya e dal prestito di un giovane Enrico Chiesa, arrivano salvezza e risultati di spessore, su tutti la clamorosa vittoria casalinga contro il Milan campione d’Italia e d’Europa, fresco del ritorno del figliol prodigo Gullit. Il match-winner è Luigi Gualco, onesto difensore di provincia dalla folta chioma riccioluta, ligure d’origine ma cremonese d’adozione, una vera e propria bandiera con le sue tredici stagioni all’attivo:

Fermare Gullit e segnare un gol al Milan è per me semplicemente memorabile. E pensare che per noi il pareggio sarebbe stato un ottimo risultato. Così è un sogno.

In un’epoca in cui la pay-per-view è solo una timida bozza, diventa protagonista indiretto di quegli anni anche il giornalista Carlo Sassi, ospite fisso della trasmissione Quelli che il calcio. Milanese, famoso per l’invenzione della moviola per un gol fantasma di Rivera durante un derby del 1967 (anche se lui stesso dirà che è colpa del giocatore milanista e non merito suo), non ha mai tifato per nessuna delle due squadre meneghine preferendogli la Cremonese, anche in virtù dell’affetto per il presidente Luzzara.

Il match integrale della finale contro il Derby County

 

Dal crollo al ritorno dei sogni

Tuttavia nella stagione successiva qualcosa si rompe. Definitivamente. Gli arrivi degli stranieri Marko Perović e John Aloisi non danno gli effetti sperati e la squadra guidata da Simoni veleggia sempre piuttosto distante dalla zona salvezza, retrocedendo senza appello. È solo l’inizio di un calvario interminabile. I grigiorossi perdono il loro condottiero e tornano una “squadra ascensore”, ma stavolta puntando quasi costantemente ai piani bassi: dodici mesi dopo arriva un’altra retrocessione in Serie C1, cui fa da contraltare un immediato ritorno in B. Ma nel 1999 il campo riserva un ulteriore patimento alla Cremonese, che nel giro di due anni retrocede altrettante volte, precipitando addirittura in C2.

Per quasi vent’anni i grigiorossi si alternano tra terza e quarta serie (con la sola eccezione del campionato di Serie B 2005-06), prima di un sussulto d’orgoglio sul finire dello scorso decennio: vinto il proprio girone di Lega Pro nel 2017, la Cremo diviene presenza costante in B e addirittura torna in Serie A nel 2022-23. E se il campionato è nuovamente avaro di successi e si conclude con una mesta retrocessione, il cammino in Coppa Italia è capace di far sognare i tifosi, che grazie alle eliminazioni a domicilio dei futuri campioni d’Italia del Napoli e della Roma hanno sentito nuovamente quel brivido lungo la schiena provocato dal viaggio che 30 anni prima si era concluso a Wembley. Oggi la Cremonese, affidata a Stroppa, guarda alla volata finale per la promozione dal campionato cadetto con fiducia, vogliosa di tornare tra le grandi.

La miracolosa qualificazione della Cremonese dopo il successo ai quarti sulla Roma all’Olimpico

 


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catenaccio

Di Stefano Cabrini

Amante del calcio puro e ignorante. Viaggiatore seriale, meta preferita: anni '90. Non ricordo con cosa ho pranzato ieri ma conosco il nome del magazziniere del Piacenza 1995/96.