Da impiegato in banca a Profeta del fantacalcio

Negli ultimi anni siamo passati da essere un paese di allenatori e commissari tecnici a un paese di fantallenatori. C’è chi lo fa per il puro divertimento, chi per trovare degli stimoli per guardare un sonnacchioso Salernitana – Empoli di lunedì pomeriggio e chi invece ha elevato questo gioco a un’autentica arte, rendendolo un lavoro a tutti gli effetti e centro di gravità della propria vita professionale. È il caso di Marco Daveri, genovese tifosissimo della Samp, conosciuto nel web come il Profeta, una delle voci più illustri e autorevoli quando si parla di fantacalcio.

 

Marco, sei partito come il più classico dei lavoratori: un impiego in banca, orari e certezze ben definiti nell’arco delle giornate per poi improvvisamente mollare tutto e dedicare anima e corpo al fantacalcio. Una scelta rischiosa ma che sta dando degli ottimi risultati.

“Si non mi posso assolutamente lamentare. Diciamo che il mio è stato un percorso lineare fino a quando ho deciso di cambiare completamente rotta. Uscito dal liceo scientifico, quando è stato il momento di iscrivermi all’università, la scelta è ricaduta su economia. Una decisione che ho fatto più in ottica di un futuro impiego, rispetto a quello che poteva essere un mio sogno o un gusto personale. Economia in quegli anni era – e lo è tutt’ora – una di quelle facoltà che garantiva il lavoro sicuro, quindi la scelta è ricaduta lì. Nonostante questo, ho sempre coltivato hobby e passioni che con quel mondo lavorativo hanno poco a che fare. Sono un grande appassionato di collezionismo (carte, fumetti, manga su tutti) e ho sempre cercato di ritagliarmi una nicchia per tutto questo.

Ovviamente c’è stato anche il calcio nella mia vita, la mia grande passione. Ho giocato una vita, praticamente fino ai 30 anni, tra prima e seconda categoria con qualche comparsata in promozione. In quegli anni lì – il periodo dal 2006 al 2010 circa – il vero problema è che mancava una soluzione credibile in cui far convogliare tutte queste passioni e renderle un lavoro a tutti gli effetti, cosa che invece è possibile al momento. YouTube, per esempio, era ancora in fase embrionale e le prime figure che cominciavano ad emergere erano legate principalmente al mondo del gaming.”

E quindi economia fu.

“Esattamente. Faccio i miei cinque anni di studi e subito, dopo pochi mesi, entro in banca. Un lavoro che tutto sommato mi dava il posto fisso e uno stipendio garantito con tutta una serie di benefit e agevolazioni da non trascurare. Una situazione decisamente comoda soprattutto in confronto a quello che vivevano i miei amici con mille difficoltà anche solo per ottenere un impiego, e per questo non mi ponevo neanche il problema se mi piacesse davvero quello che stessi facendo. La mia vita era molto strutturata e sicura.”

In tutto questo però il fantacalcio è sempre stata una costante di questa tua vita così ben organizzata.

“Il primo fantacalcio l’ho fatto tra la terza media e la prima superiore, tra i 13 e i 14 anni per cui ti rispondo tranquillamente di si. Sono più di vent’anni che sono dentro a questo mondo: ho cominciato, come tutti credo, con il famoso listone della Gazzetta ma negli anni mi sono evoluto e ho capito che la mia vera passione è l’asta.”

Il Profeta con uno dei suoi tanti contenuti settimanali: le top11 per categoria di giocatori di ogni giornata

 

“Nel 2019 quindi decido, sempre continuando a lavorare in banca, di aprire il canale YouTube, senza ancora un’idea della direzione da prendere. Essendo un neofita della piattaforma, inizio a parlare di tutte le mie passioni. Ovviamente c’era il fantacalcio e, affiancati, tutti quegli argomenti che sentivo miei: dal collezionismo, al cinema e i fumetti, il mondo nerd in generale. Il problema è che questa politica del canale non piaceva a YouTube. Quello che premia in termini di visual e iscritti, infatti, è la verticalità e la specificità degli argomenti, soprattutto agli inizi dove è fondamentale che l’algoritmo individui i tuoi contenuti per consigliarli al miglior pubblico possibile. Avere argomenti diversi tra di loro, significa essere difficilmente etichettabile e quindi di conseguenza consigliabile. Ho impiegato circa un annetto per capire le regole del gioco e dall’estate 2020 ho iniziato a specializzarmi e parlare esclusivamente di fantacalcio, cercando di affrontare la materia in modo – quasi – professionale. Comunque ben lontano dal livello di adesso.”

Ed è stato questo quindi il momento il cui è avvenuta la presa di coscienza di poter lasciare il lavoro sicuro per fare questo salto nel buio?

“Non esattamente, l’estate che me lo ha fatto capire è stata quella successiva, la 2021. Sotto sotto quando ho cominciato a focalizzarmi solo sul fantacalcio, covavo già l’idea che prima o poi un domani sarebbe avvenuto questo passaggio da impiegato in banca a fantayoutuber. Come tempistiche mi ero dato 2/3 anni almeno, mai avrei pensato di riuscire a bruciare le tappe così in fretta. Con il senno di poi, facendo un discorso puramente economico, forse non avrei dovuto essere così impulsivo ma aspettare ancora un po’ che le cose si stabilizzassero. È stata una scelta di coraggio e cuore. A un certo punto infatti mi sono reso conto che il canale aveva raggiunto una esplosione tale per cui ero arrivato a un livello che se avessi condotto entrambe le vite parallelamente, le avrei fatte male tutte e due.

Il tipo di attività legate al fantacalcio è molto stagionale. Da metà giugno a metà settembre lavoro fino a 14 ore al giorno, tra registrazione, montaggio video, live streaming, preparazione di file e richieste degli abbonati. Se voglio fare tutto per bene e seguire con cura ogni aspetto dell’attività, non posso permettermi di avere pensieri extra, lavorativamente parlando. Durante l’anno l’attività è sicuramente più tranquilla, però quei 3/4 video uniti alle 3 live a settimana le devo garantire per rimanere posizionato. Ripeto, non è stata una scelta razionale anche perché sapevo che sarei andato incontro a mesi difficili economicamente parlando. Così, mi sono licenziato a fine estate 2021, paradossalmente in uno dei momenti fantacalcistici più morti. Da quel momento fino a inizio estate ’22 ho dovuto stringere i denti: per dare un’idea, il 75% del mio fatturato annuale avviene in estate. Bisogna essere molto bravi, soprattutto agli inizi e non farsi prendere dalla foga delle cifre che si vedono. Essere ludici e sapersi gestire, considerando che è un’attività con fluttuazioni esagerate. L’esatto opposto di quello che mi succedeva in banca.”

Sono stati importanti i tuoi studi per capire questo mondo? Alla fine si tratta di cercare di estrarre il massimo valore possibile dai giocatori cercando di prevederne il rendimento. Un modo di lavorare che, con le dovute proporzioni, può essere paragonato a quello della finanza.

“In parte sì e solitamente nei miei video cerco sempre di trovare un equilibrio tra componente razionale ed emotiva. Se da un lato, quando si parla di asta o scambi, sfrutto a mio vantaggio concetti economici molto basilari come la legge di domanda e offerta oppure rubo alcune terminologie come cigno nero o dutching, dall’altra cerco sempre di mantenere una componente filosofica e istintiva. È sì importante essere scientifici e calcolatori, soprattutto nella preparazione di fasce e file per l’asta, però è altrettanto fondamentale sapersi rinnovare ogni anno. Il fantacalcio è sempre quello, bisogna cercare di capire come evolve il calcio ogni stagione e questo è possibile farlo non solo con i numeri ma tenendo ben presenti tanti aspetti come quello psicologico e caratteriale dei protagonisti in campo.”

 

E da qui viene naturale il collegamento con il tuo slogan “Chi sa solo di fantacalcio, non sa nulla di fantacalcio”.

“Proprio così. Secondo me in questo momento ci sono tre grandi modi diversi di approcciare l’argomento. C’è chi, per esempio, vuole solamente raccontare senza neanche consigliare nomi, con uno stile esclusivamente narrativo. Una scelta condivisibile ma che pecca un po’ di concretezza: alla fine l’utente medio che cerca contenuti sul fantacalcio vuole dei consigli, vuole dei nomi. C’è poi dall’altro lato della barricata, la fetta di chi parla solo di nomi e si limita a dare consigli giornata dopo giornata. Io, in questo panorama, provo a collocarmi nel mezzo: cerco ovviamente di dare consigli per l’asta o imbeccate per gli scambi, ma allo stesso tempo cerco di presentare vari modi di approcciare mentalmente questo gioco in tutti i suoi aspetti, con strategie da applicare ancora prima di parlare di giocatori. La mia estate è pianificata proprio in questo senso: a luglio parlo più di teoria (cambiamenti del gioco, strategie e diversi approcci) mentre ad agosto, con l’avvicinarsi delle aste, vado più sul pratico con i nomi.”

A proposito di pianificazione dei contenuti, come riesci a produrre sempre materiale nuovo? Perché il rischio di essere ripetitivo è veramente alto parlando di un argomento del genere. Come trovi l’ispirazione per essere sempre originale?

“Una delle cose più importanti del mio lavoro è l’asta. Ogni anno faccio sempre più aste possibili – 12 questa stagione – perché, oltre alla componente di divertimento, riesco a capire tante cose. Più che guardare gli altri, mi piace guardare quello che ho fatto, come mi sono mosso e capire cosa ha funzionato e cosa no. Quindi da un’estate all’altra cerco di proporre delle idee che porto avanti come progetti e come bozze dalle stagioni passate, per avere un contenuto sempre diverso. È un lavoro molto lungo: l’analisi delle aste di questo fantacalcio mi sta già permettendo di formulare teorie e strategie per il luglio prossimo. I video che pubblicherò questa estate avranno tutti un’idea dietro che parte come minimo da quest’autunno, con le opportune modifiche del caso in base a quello che dirà il campionato.”

Rimanendo sempre in ambito aste, com’è cambiato con la notorietà il tuo approccio a quello che è il momento cruciale di ogni fantalega? Tieni qualche strategia o qualche nome esclusivamente per te o sei un libro aperto? Immagino che in ogni asta a cui prendi parte ci siano tanti bei mirini puntati sulla tua fronte, cosa non facile da gestire.

“Guarda, oltre a tutte le aste che faccio online con abbonati o altri youtuber, ho due leghe storiche qui a Genova con i miei amici. Da ormai tre stagioni, si siedono tutti al tavolo la sera dell’asta con i miei documenti e le mie fasce stampate davanti e qualsiasi nome che consiglio o tiro fuori nei miei video, viene pagato almeno 2/3 punti percentuali in più. Da quando ho deciso che questo sarebbe diventato il mio lavoro ho sempre preferito anteporre la professionalità e la verità rispetto a quello che potrebbe essere il mio tornaconto personale. Sono molto più contento se a fine stagione mi scrivono 300 abbonati ringraziandomi per i consigli che li hanno portati alla vittoria, rispetto al mio singolo successo. Poi negli ultimi tempi, con la crescita del canale, sto ragionando anche su tutta una serie di benefit per gli abbonati, per gratificare chi sostiene il progetto economicamente cercando di creare contenuti esclusivi o rivelare qualche nome sommerso. Comunque in un modo o nell’altro, non tengo niente per me.

Quando vado a un’asta in cui so per certo che sarò marcato stretto, cerco sempre di inventarmi qualcosa di nuovo e fuori dagli schemi. Banalmente, per esempio, questo agosto, in un’asta con altri colleghi – quindi un livello molto alto ed estremamente tecnico – ho adottato la strategia rischiosissima di conservare circa il 10% del budget per poter prendere poi indisturbato a settembre tutti i nomi arrivati negli ultimi giorni di mercato. Strategia che mi ha permesso di arrivare a Lukaku e ad altri profili a prezzi super vantaggiosi. Sono approcci estremi che non consiglio all’utente medio che vuole fare un’asta regolare tra amici, però nel momento in cui si svelano tutti i propri obbiettivi, qualcosa fuori dagli schemi va fatto per forza.”

Domanda secca: asta pre campionato o alla chiusura del mercato?

“Entrambe hanno pro e contro. Fare l’asta a fine mercato è meglio dal punto di vista della sicurezza non essendo esposti agli isterismi delle trattative negli ultimi giorni e si può programmare una rosa con più tranquillità. Tutti partono abbastanza alla pari. Tuttavia cominciando ormai il campionato così presto, soprattutto in leghe esperte, preferisco nettamente cominciare alla prima giornata perché si va a proteggere e tutelare tutti quei nomi nascosti accuratamente studiati nelle settimane precedenti. Si evita quindi di andare a strapagare a settembre dei giocatori che pre-campionato andrebbero via per cifre irrisorie.”

Parlando di questa stagione di fantacalcio, quali sono state le sorprese e le delusioni di questo inizio? E chi secondo te può essere il giocatore in grado di svoltare la seconda metà di campionato?

“Più che un nome, fantacalcisticamente parlando è una squadra ad avermi deluso, la Lazio. Tolto Luis Alberto, tutti i giocatori top nella scorsa stagione (Zaccagni, Felipe Anderson, Romagnoli e lo stesso Immobile) sono andati parecchio sotto le aspettative. Ero convinto ci sarebbe stata una flessione in seguito alla partenza di Milinkovic-Savic ma non pensavo così tanto. Credo comunque che un domani, in caso di uscita dalle coppe, possa essere la squadra con i giocatori in grado di ribaltare le fantaleghe.

Chi mi ha sorpreso più di tutti e mai mi sarei aspettato di vedere a questo livello, è Soulé. Mentre giocatori come Gudmundsson, Colpani e Zirkzee sono profili che avevo studiato e dai quali bene o male mi aspettavo un rendimento del genere. Soulè non ero neanche certo fosse titolare. La variabile poi che sta veramente sparigliando le carte in tavola sono gli infortuni in difesa. Mai come quest’anno le squadre sono falcidiate da assenze anche tra i nomi importanti, una situazione che sta creando non pochi grattacapi a tutte quelle strategie basate sul modificatore.

 

Per quanto riguarda invece nomi che possono svoltare una stagione, come al solito non credo che a gennaio vedremo colpi pirotecnici, scordiamoceli. Qualcosa sicuramente avverrà, più dell’anno scorso, anche perché le squadre in generale sono un po’ corte nelle rotazioni, quindi qualche puntello va messo. A livello di scambi, se penso a dei centrocampisti, andrei a prendere Frattesi. Fin qui è stato un nome passato un po’ in sordina, però considerando i tre impegni dell’Inter e la tendenza a fare turnover di Inzaghi, credo che il minutaggio andrà ad aumentare in maniera consistente. Discorso analogo per Arnautovic ma con più prudenza. Parlando di attaccanti, il discorso è più complicato. Osimhen se viene svalutato per la Coppa d’Africa è un profilo da prendere subito ovviamente, però in generale ci sono molti top che non stanno performando da top e stanno avendo parecchie difficoltà. In questo momento è troppo difficile fare dei nomi.”

Nell’eterno dualismo tra “mantristi” e “classicisti” come ti poni? Perché ormai nell’approccio al gioco ogni anno che passa sembrano definirsi sempre di più queste due fazioni nette e separate. 

“Anche qui devo fare il diplomatico e dirti che non ho una preferenza: scelgo entrambi gli schieramenti. Sicuramente il mantra è più divertente nello schieramento della formazione e nella gestione della rosa durante l’anno, un approccio molto da allenatore/direttore sportivo. Quello che non va sottovalutato del classic però è l’asta e la maggiore immediatezza nel gestirla. Nel mantra si è praticamente obbligati a fare l’asta random che condiziona troppo le strategie ed espone alla casualità della chiamata dei giocatori, con un livello di concentrazione estremo per tutto lo svolgimento. Nel classic, al contrario, si ha la possibilità di avere più il controllo della situazione ed essere artefici del proprio destino.
Dico quindi entrambi, perché ognuna ti da quel qualcosa in più sotto degli aspetti peculiari. Se uno ama veramente il fantacalcio, per godersi l’esperienza a 360°, dovrebbe fare sia Mantra che Classic.”

In chiusura, lasciamo da parte il mondo del fantacalcio e andiamo sul calcio giocato. Che ne pensi della situazione delle tua amata Samp che fatica terribilmente a risalire la classifica in B?

“Fino a 2/3 settimane fa sarei stato molto più pessimista: eravamo arrivati a un punto in cui l’esonero di Pirlo era quasi necessario. Ora, sconfitta di Brescia a parte, ho visto una squadra in crescita con delle buone individualità – Pedrola su tutti – che però deve accettare un anno di transizione. Per come si era messa la situazione è già una vittoria che la Samp giochi in B. Ci vuole pazienza e digerire quest’anno: meglio impiegare una stagione in più e salire la prossima con una squadra solida in tutti i reparti, piuttosto che coltivare false speranze. In questo momento, sono dell’idea che si debba dar fiducia al progetto e cercare un qualcosa che alla Samp è sempre mancato negli ultimi anni, ovvero la stabilità. Quindi fiducia a Pirlo, anche perché bisogna sempre mettere sul piatto le eventuali alternative disponibili: non ne vedo molte al momento.”

 


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Di Lorenzo Bartolucci

Elegante mitomane stregato dalla scientificità del basket. Mi diverto a sputare sentenze su The Homies e Catenaccio, bilanciando perfettamente il mugugno ligure con l'austerità sabauda