Il City ha dominato il Mondiale per club

Il Mondiale per Club che si è giocato in Arabia Saudita ha visto il Manchester City di Guardiola trionfare contro il Fluminense del rivoluzionario Fernando Diniz. Nonostante il buon gioco proposto, la sconfitta della squadra brasiliana ha confermato una tradizione che ormai si è fatta consuetudine: le squadre sudamericane faticano, e non poco, a farsi spazio nella competizione.

 

Tra calcio e ossessione

Prima dell’arrivo della FIFA nella competizione, i club sudamericani ed europei si scontravano nella vecchia Coppa Intercontinentale. Il torneo è da sempre visto dai sudamericani come una sorta di ossessione, un trofeo dal valore inestimabile da aggiungere alla propria bacheca. Lo stesso non si può dire per gli europei, che vedevano la competizione come una serie di amichevoli di lusso utili ad esportare il brand all’estero.

In passato accadeva spesso che la passione sudamericana culminasse in episodi di violenza contro giocatori e tifoserie avversarie. L’episodio più triste e violento è sicuramente lo spareggio valido per la Coppa Intercontinentale giocato tra Racing e Celtic in Uruguay nel 1967, che passò alla storia come la battaglia di Montevideo. Il nome affibbiato a quella partita è tutto un programma: in mezzo alle continue risse provocate dai giocatori in campo l’arbitro sventolò il cartellino rosso a ben sei giocatori, con la polizia che entrò più volte in campo per sedare gli animi. Tra colpi proibiti ed episodi raccapriccianti la finale venne vinta dal Racing, che durante il classico giro di campo per sfoggiare la coppa appena conquistata venne sommerso dagli oggetti lanciati dai tifosi sugli spalti.

Reperti storici della battaglia di Montevideo

 

Da quel momento si susseguirono altri episodi di violenza che costrinsero i club europei a disertare la competizione. Dopo le minacce di morte indirizzate a Johan Cruijff, l’Ajax si rifiutò di partecipare all’edizione del 1971, imitato poi dalla Juventus nel 1973 e dal Bayern Monaco nel 1975. Solo l’approdo della FIFA nel 2000 e la nuova gestione del Mondiale per Club hanno placato gli animi e salvato un format che stava assumendo i connotati di una competizione “killer”.

 

Le semifinali

Per le formazioni allenate da Diniz e Guardiola il cammino nel Mondiale per Club non è stato particolarmente lungo né tortuoso. Entrambe le squadre scendono dalla scaletta dell’aereo che le ha portate in Arabia Saudita con la semifinale già in tasca, alla luce dei successi ottenuti nel corso della scorsa stagione. Il Fluminense va in finale per la prima volta dopo più di 100 anni di storia del club con un 2-0 ai danni degli egiziani dell’Al Ahly. Il gol messo a segno al 90′ da John Kennedy non fa altro che confermare una volta in più la sua capacità di essere decisivo soprattutto nei minuti finali, vista la rete decisiva nei supplementari realizzata in finale di Copa Libertadores tra il club di Rio de Janeiro e il Boca Juniors.

Il brasiliano classe 2002, prima dell’arrivo di Diniz in panchina, è stato molto vicino a ricalcare le orme di molti giocatori brasiliani che abbinano genio e sregolatezza. Kennedy aveva collezionato diversi episodi che avevano messo in dubbio la sua propensione alla disciplina. Il ritiro dell’auto e il ritrovamento di marijuana (pare che questa appartenesse ad alcuni suoi conoscenti), conditi da diversi ritardi e multe, avevano convinto il Fluminense a mandarlo in prestito. Al suo ritorno Diniz ha fatto di lui il diamante della formazione, mettendolo sotto la sua ala protettiva.

Colloquio tra Kennedy e Diniz

 

Anche il Manchester City risolve agilmente la pratica e approda in finale dopo il secco 3-0 rifilato agli Urawa Red Diamonds, rispettando ampiamente i favori del pronostico. La formazione giapponese ha sorpreso la squadra di Guardiola nel primo tempo, difendendo in maniera ordinata e attaccando quando ne aveva possibilità. Questo atteggiamento propositivo ha forse messo un po’ in affanno la manovra dei citizens che, dopo una prima fase di studio e assestamento, hanno fatto valere la superiorità tecnica e tattica sbloccando il risultato sul finire della prima frazione di gioco. Da quel momento la strada è diventata tutta in discesa e il City ha avuto modo di dilagare, raggiungendo per la prima volta la finale del Mondiale per club.

 

L’attesa aumenta il desiderio

Nei giorni antecedenti alla finale l’intero popolo del Tricolor carioca spera di fare il colpaccio e ribaltare i pronostici, che vedono largamente il Manchester City come vincitore. Il sogno dei tifosi del Fluminense è quello di rientrare nella stretta cerchia formata da Internacional, San Paolo e Corinthians, le uniche squadre brasiliane a compiere l’impresa di battere i giganti europei negli ultimi 23 anni.

La finale City-Fluminense è anche la sfida tra due allenatori che a loro modo hanno rivoluzionato (e stanno rivoluzionando) il calcio: Guardiola e il suo stile di gioco inconfondibile contro Diniz e la sua filosofia a-posizionale, come definita dall’allenatore stesso. Il brasiliano, alla guida del Fluminense dal 2022 e allenatore ad interim della nazionale verdeoro, non si nasconde dietro un dito e dichiara apertamente di voler provare a vincere a tutti i costi:Il Fluminense giocherà come una squadra che crede nei propri valori e che crede che tutto sia possibile“. Per cercare di allentare la pressione sulla finale, con esperienza Guardiola risponde in maniera divertente ma al tempo stesso spiazzante alla domanda riguardo il possibile piano per affrontare la finale: Dormire, dormire, dormire!.

 

La finale

Nonostante le belle parole e le grandi speranze, la finale andata in scena al King Abdullah Sports City di Jeddah viene dominata in lungo e in largo dal Manchester City. Alla formazione inglese bastano 40 secondi per aprire le danze: palla riconquistata da Aké dopo l’errore di Marcelo (alla sua quinta partecipazione ad una finale del Mondiale per club), tiro che si infrange sul palo e palla ribattuta in rete con il petto da Julian Alvarez. Diniz è una furia e, nonostante il gol subito a freddo, continua a sbracciarsi e ad incitare i suoi sconfinando costantemente oltre la propria area tecnica.

Il leitmotiv della manovra del Fluminense è l’uscita dal basso nella propria area di rigore, con i giocatori che si scambiano la palla coinvolgendo molto spesso il portiere Fabio e dimostrando una buona dose di coraggio e ghiaccio nelle vene. Il cuore pulsante della manovra brasiliana è Marcelo, che dimostra ancora una volta di essere un evergreen.

La gioia di Alvarez dopo il gol

 

La squadra di Guardiola è concreta ed abile nello sfruttare le poche occasioni create nel primo tempo, complice l’appannamento di Grealish e Bernardo Silva. La rete del 2-0 viene favorita dall’autogol del capitano brasiliano Nino, che mette in porta un passaggio verso il centro da parte di Foden. Nonostante la buona proposta di gioco del Fluminense, il primo tiro verso la porta difesa da Ederson arriva solo al 40′, con il portiere del Manchester City che compie un’ottima parata sul colpo di testa di Jhon Arias. Nel secondo tempo la squadra di Diniz sembra scendere in campo assumendo un atteggiamento poco pressante e a tratti rinunciatario.

Il Manchester City ringrazia, prende in mano il pallino del gioco e spadroneggia, mettendo a segno altre due reti grazie a Foden e Alvarez. I pochi squilli degni di nota del Fluminense sono propiziati da Kennedy, inserito nel secondo tempo da Diniz per ravvivare un po’ la manovra.

 

Vincitori e vinti

Il Manchester City vince il Mondiale per club e diventa per la prima volta campione del mondo, consentendo a Guardiola di ottenere il 37° trofeo in carriera e diventare l’allenatore con più Mondiali per Club vinti nella storia. Il trionfo passa soprattutto per i piedi di Julian Alvarez, che si è dimostrato ancora una volta un talento purissimo. La sua doppietta, oltre a conferire il titolo al Manchester City, gli ha permesso di raggiungere Dida e Cafu in una speciale classifica: dopo i due brasiliani, Alvarez diventa il terzo giocatore nella storia del calcio a vincere Copa Libertadores, Copa America, Mondiale, Champions League e Mondiale per Club. Tutto questo a soli 23 anni.

Dopo la rumba subita dagli inglesi, a fine partita Felipe Melo non riesce a frenare i propri istinti, iniziando ad attaccar briga prima con Grealish e poi con Walker. Il motivo della scaramuccia, secondo il centrocampista brasiliano, è l’atteggiamento canzonatorio tenuto da Grealish durante l’incontro nei confronti dei giocatori del Fluminense. Rissa a parte, al Fluminense va riconosciuto il merito di essere rimasto fedele ai propri principi di gioco, senza snaturarsi. Una volta smaltita la delusione, agli uomini di Diniz ora non resta che provare a riaffermarsi in Sudamerica per dare un nuovo assalto al Mondiale per club, prima della rivoluzione che il torneo subirà nel 2025.

 


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catenaccio

Di Marco De Gaspari

Totalmente dipendente da calcio e musica. Tutto si basa sulla più grande massima mai espressa: chi sa fare sa capire.