Barbados-Grenada, 30 anni fa la partita più pazza di sempre

27 gennaio 1994. Esattamente trent’anni fa si è scritta, in modo senz’altro atipico, la storia del calcio.

Un match sui generis, con due squadre pronte ad incunearsi tra le pieghe di un regolamento a dir poco grottesco.

E se è vero che lo spettacolo non è stato quello di una grande finale o di un match disputato su un palcoscenico glorioso, di sicuro una partita surreale come Barbados-Grenada non la vedrete più.

 

Calcio in Nord America

Esaminare il contesto è necessario. Ci troviamo nel Nord America, le nazionali quotate sono poche ed ambiscono alla vittoria nella massima competizione continentale, la Gold Cup.

Anche se in realtà formula e denominazione sono nuovi: prima del 1991 le nazionali nordamericane si sono date battaglia per quasi trent’anni nel Campionato CONCACAF, con un albo d’oro piuttosto vario.

La Gold Cup, che avrebbe visto anche sperimentali ammiccamenti alle nazionali sudamericane, si sarebbe trasformata presto in un lungo duopolio, con 16 edizioni su 17 vinte da una tra Messico e Stati Uniti e l’unica eccezione dell’edizione del 2000 che vide il trionfo del Canada.

Attorno a queste tre nazionali e a poche altre di buon livello, quali Costa Rica e Honduras, gravita una miriade di piccole rappresentative pressoché senza chance di successo in Gold Cup e la cui unica possibilità di godere di un trionfo in una competizione internazionale è rappresentata dalla Coppa dei Caraibi, oggi abolita ma di fatto alla base dell’odierna CONCACAF Nations League.

La Coppa dei Caraibi nel 1994 ha otto partecipanti, due delle quali qualificate di diritto, nello specifico Trinidad e Tobago in qualità di paese ospitante e Martinica in qualità di detentrice. Le altre sei sarebbero state determinate da un processo di qualificazioni a dir poco controverso.

Il logo della CFU, Caribbean Football Union, federazione che organizzava la Coppa dei Caraibi

 

Qualificazioni machiavelliche

All’inizio degli anni ’90 il calcio sta conoscendo il meccanismo della cosiddetta Sudden Death, che negli anni a seguire sarebbe entrata nelle case degli italiani con il più rassicurante e seducente nome di Golden Goal.

La CONCACAF decide che la competizione giusta per la sperimentazione è proprio la fase di qualificazione della Coppa dei Caraibi. Un’anomalia, dal momento che la competizione prevedrebbe, come nella maggior parte dei casi, dei gironi.

Le 20 contendenti vengono divise in sei gironi: due di essi prevedono la presenze di quattro squadre e gli altri sono gruppi a tre.

Il calendario è di rapida attuazione, i match sono estremamente ravvicinati e giocati con la sola gara di andata, ragion per cui in pochi giorni ogni girone conosce la sua qualificata.

Altra anomalia è quella del fattore campo: in ogni girone viene selezionato un paese ospitante, quindi tutti i match si giocano nello stesso Stato. Tranne nel caso del Gruppo 1, che è proprio quello che ci interessa.

E il Golden Goal? Ecco l’anomalia più grande. La CONCACAF stabilisce che nessuna partita potrà terminare in parità, ragion per cui, in caso di pareggio al 90′, il match dovrà concludersi ai supplementari ed eventualmente ai rigori.

Nel caso una delle due squadre segnasse il Golden Goal questo varrebbe doppio, come se la vittoria arrivasse con due gol di scarto, mentre in caso di rigori entrambe le squadre si spartirebbero un punto a testa, con la vincente che vedrebbe aggiungersi un gol nel computo della differenza reti.

Un meccanismo cervellotico che avrebbe contribuito a scrivere la storia, regalandoci un match a dir poco folle.

 

Colpi di scena nel Gruppo 1

Il sorteggio mette di fronte, nel Gruppo 1, Barbados, Porto Rico e Grenada.

Tre match totali da disputarsi tra il 23 ed il 27 gennaio 1994 avrebbero stabilito la squadra qualificata alla Coppa dei Caraibi.

Come già detto, il girone è l’unico a non giocarsi interamente nello stesso stadio: le Barbados disputano il match di apertura e di chiusura in casa, al Barbados National Stadium di Saint Michael, mentre il match centrale vede Grenada ospitare Porto Rico, destinata ad essere l’unica squadra del girone a giocare sempre in trasferta.

Nel match d’esordio, tuttavia, Porto Rico si impone sulle Barbados con il punteggio di 1-0. Appena due giorni dopo, il 25 gennaio, la nazionale portoricana ha un match point per chiudere i conti nel girone ma, nonostante una certa brillantezza iniziale, la stanchezza prende il sopravvento e la squadra non trova il gol della vittoria. Al 90′ è 0-0.

Risultato che, per le strane regole della competizione, non basta. Si va ai supplementari, dove l’acido lattico gioca un tiro mancino alla nazionale ospite.

Alla fine è Grenada a segnare il Golden Goal e la grottesca formula prevede che il referto reciti 2-0, dato che il gol decisivo ai supplementari vale doppio.

Un risultato che decreta un primo, clamoroso verdetto: con una differenza reti di -1, il Porto Rico è eliminato anticipatamente, a prescindere dal risultato dell’ultimo incontro.

Per decidere la qualificazione sarebbe stato necessario attendere l’ultimo incontro, due giorni dopo, tra Barbados e Grenada.

A Saint Michael, i padroni di casa avrebbero dovuto vincere necessariamente con almeno due gol di scarto. Qualsiasi altro risultato possibile (vittoria di Grenada, partita conclusa ai rigori o vittoria delle Barbados con un solo gol di scarto) avrebbe mandato Grenada alla fase finale della Coppa dei Caraibi.

Porto Rico ha sognato ad inizio anni ’90

 

Match decisivo

È il 27 gennaio, il Barbados National Stadium è pieno e in fermento per il match decisivo.

I Bajan Tridents devono vincere con due gol di scarto per qualificarsi e tutto sembra dalla loro parte: fattore campo, sostegno del pubblico e anche le energie.

A differenza di Grenada, le Barbados hanno riposato per quattro giorni e ricaricato le pile. E i risultati si vedono: all’intervallo il risultato è di 2-0 per i padroni di casa, virtualmente qualificati.

Nel secondo tempo, tuttavia, manca il colpo del ko e, si sa, il calcio sa essere beffardo. All’83’, approfittando di una difesa distratta, Grenada trova il gol del 2-1 che ribalta le sorti del girone.

Ma se è vero che il calcio è beffardo, è altrettanto vero che un uomo astuto può cambiare le sorti di tutto. E il CT barbadiano Griffith lo è. Le Barbados attaccano per qualche minuto ma Grenada si difende strenuamente, un catenaccio in piena regola che impedisce ogni via di accesso ai Bajan Tridents.

Finché, al minuto 87, accade l’imponderabile, che ci regala un finale grottesco e pieno di strascichi polemici. Dopo quattro minuti di attacchi intensi, il difensore barbadiano Terry Sealey passa il pallone al portiere Horace Stout, che gliela restituisce. Inizia una serie di passaggi tra i due finché il portiere dice poche parole, ma chiare: “Non così, Terry“.

Un calciatore di Grenada capisce cosa sta succedendo, la storia sta per essere scritta.

Esulta Grenada dopo il provvisorio 2-1

 

Finale surreale

La mancanza di pressione offensiva in quella situazione di punteggio sembra strana ma quella fitta trama di passaggi ha risvegliato uno dei giocatori avversari.

Alla pressione dell’attaccante grenadino, Sealey calcia con forza la palla nella sua porta, siglando l’autogol del 2-2.

Troppo presto, però. Già, perché il CT Griffith aveva ragguagliato opportunamente i suoi sulla strategia da seguire: in caso di vantaggio di un gol, con lo scorrere inesorabile del tempo, è meglio pareggiare che vincere.

In caso di parità, infatti, le Barbados avrebbero potuto usufruire di ulteriori 30′ per segnare il Golden Goal che, valendo doppio, avrebbe fruttato la qualificazione.

Ma tre minuti più recupero possono essere interminabili e l’autogol ha palesato la falla regolamentare, dando il via ad una fase di partita surreale.

Di fatto, Grenada inizia ad attaccare verso entrambe le porte, consapevole che avrebbe potuto qualificarsi anche con un autogol.

Per contro, le Barbados devono difenderle entrambe, i difensori difendono gli attacchi avversari mentre gli attaccanti schermano la porta di Grenada con l’ostacolo ulteriore del portiere avversario, che di fatto si aggiunge ai portatori di palla.

Una scena mai vista che diverte e coinvolge il pubblico di casa, appassionato da un finale di partita a dir poco inusuale.

Sebbene spesso la difesa delle due porte avvenga in situazione di inferiorità numerica abbastanza spiccata, le Barbados portano a casa l’impresa: nei tre minuti più recupero mancanti non ci sono più gol. Finisce 2-2, si va ai supplementari.

 

Strategia vincente e polemiche

Nei supplementari torna il calcio vero, anche se per pochi minuti.

Pochi e idonei a rinfocolare le polemiche, perché dopo meno di cinque giri di orologio il centrocampista barbadiano Trevor Thorne, con un diagonale, sigla il Golden Goal. Il referto recita 4-2, Barbados in Coppa dei Caraibi.

Il CT grenadino Clarkson si scaglia contro la CONCACAF, affermando che solo un idiota avrebbe potuto concepire una regola del genere, capace solo di creare confusione tra i suoi calciatori che non sapevano da che parte attaccare.

Invero, paradossalmente, la squadra che ha più motivi per recriminare è Porto Rico, che con le regole ordinarie avrebbe avuto 4 punti e si sarebbe qualificata.

Il cammino delle Barbados nella Coppa dei Caraibi, giocata ad aprile 1994, non sarà memorabile: due punti in tre partite, frutto di due pareggi (1-1 contro la Dominica e 2-2 contro Guadalupa) intervallati dalla sconfitta per 2-0 contro Trinidad e Tobago che vincerà la competizione.

Ma incredibilmente a consegnare l’edizione alla storia ci ha pensato un match di qualificazione ben più di quanto accaduto durante la competizione stessa.

I gol di Grenada e il centro decisivo di Thorne

 


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catenaccio

Di Manuel Fanciulli

Laureato in giurisprudenza e padre di due bambini, scrivo di sport, di coppe e racconto storie hipster. Cerco le risposte alle grandi domande della vita nei viaggi e nei giovedì di Conference League.