La Champions League africana è sempre più ricca di talento

Lontano dai riflettori che già puntano sui quarti di finale di Champions League previsti per la seconda settimana di aprile, anche l’Africa si appresta ad entrare nel vivo della sua stagione per club. Le due competizioni continentali, CAF Champions League e Confederation Cup, sono infatti giunte anch’esse alla fase a eliminazione diretta, iniziata il 29 marzo a Dar es Salaam, in Tanzania, con il match che ha visto i padroni di casa del Simba sconfitti dagli egiziani dell’Al Ahly per 1-0, grazie ad un gol in apertura di Ahmed Nabil Koka.

 

CAF Champions League

Africa - Puntero

Osservando il tabellone della Champions League balza immediatamente all’attenzione il riemergere con forza delle compagini sub-sahariane, mai così numerose a questo punto del torneo da quando nel 2017 questo fu allargato a 16 squadre introducendo il turno dei quarti di finale. La presenza tra le migliori otto delle sole Al Ahly ed Espérance Tunisi inoltre fa presagire un’equa rappresentanza geografica delle semifinaliste come non accadeva dal 2016, quando a imporsi fu il Mamelodi Sundowns, ultima squadra proveniente dall’Africa sub-sahariana ad alzare il trofeo e grande favorita di quest’anno.

 

Mamelodi Sundowns-Young Africans: una finale anticipata

L’urna del Cairo non si è però mostrata particolarmente benevola con i sudafricani, che sulla loro strada incontreranno lo Young Africans SC: finalista dell’ultima Confederation Cup, è il club che da tre anni vince il campionato in Tanzania, un Paese che a dispetto di una mediocre tradizione ospita uno dei campionati più popolari del continente e che negli ultimi anni ha cominciato ad esercitare una certa forza di gravità nei confronti delle altre leghe africane. Non deve stupire quindi se in organico figurino parecchi giocatori stranieri tra cui alcuni nazionali.

Il più noto è probabilmente Stephan Aziz Ki, centrocampista che abbiamo visto destreggiarsi alle spalle delle punte del Burkina Faso all’ultima Coppa d’Africa e che dopo un’esperienza a Cipro, a un ruolo di comprimario in Europa ha preferito quello di protagonista in Africa. Altri reduci della Coppa d’Africa sono il portiere maliano Djigui Diarra e la punta zambiana Kennedy Musonda. Il vero catalizzatore del gioco è però il meno conosciuto Pacôme Zouzoua.

Forti di un dominio casalingo che ha ormai reso il titolo nazionale una mera formalità e sull’onda dell’African Football League conquistata a novembre, il Mamelodi Sundowns arriva ai quarti di finale al termine di un percorso condotto senza sbavature ad eccezione dello scivolone iniziale in casa del TP Mazembe. Gli interpreti a disposizione di coach Rulani Mokwena sono in gran parte quelli ammirati con la maglia dei Bafana Bafana all’ultima Coppa d’Africa, a cominciare da Ronwen Williams – eletto miglior portiere del torneo – passando per il giovane terzino Thapelo Maseko e al “vitruviano” Teboho Mokoena, fino al capitano Zwane e con l’aggiunta del namibiano Shaluile.

A questi si somma la legione sudamericana sorta negli ultimi anni attorno all’uruguaiano Gaston Sirino e via via allargatasi al cileno Marcelo Allende – centrocampista che vanta anche un provino concessogli in gioventù dall’Arsenal – al nazionale boliviano Erwin Saavedra, a Lucas Ribeiro – brasiliano pescato dalla seconda divisione belga e che oggi guida la classifica cannonieri in campionato – e a Matias Esquivel, fantasista dal sinistro vellutato sbarcato appena due mesi fa dal Lanus, a dimostrazione di come oramai l’appeal del club sudafricano stia travalicando i confini continentali.

Africa - PunteroIl gioco corale del Sudafrica nasce dal lavoro di Rulani Mokwena al Mamelodi Sundowns

 

Esperance Tunis-ASEC Mimosas

Oltre i quarti di finale per il Mamelodi Sundowns si delineano orizzonti inediti con opportunità di esposizione mediatica senza precedenti e soprattutto entrate per almeno 50 milioni di euro, quelli che sarebbero garantiti dalla qualificazione al Mondiale per Club del prossimo anno negli USA, traguardo il cui raggiungimento dipenderà probabilmente dalla semifinale contro l’Espérance Tunisi. Due sono infatti i posti ancora vacanti dei quattro che la FIFA ha riconosciuto alla confederazione africana ed entrambi verranno assegnati al termine dell’attuale CAF Champions League. Un traguardo che, ranking alla mano, solo la squadra tunisina potrebbe soffiare al Sundowns ma che entrambe potrebbero tagliare qualora una delle due si aggiudicasse la competizione.

Reduce da un girone tutt’altro che esaltante terminato alle spalle del Petro Luanda e superato grazie alle prove di forza sui connazionali dell’Étoile du Sahel, i Sang et Or arrivano a questi quarti di finale nel mezzo di una striscia di risultati utili consecutivi cominciata più di tre mesi fa e che dall’arrivo in panchina di Miguel Cardoso – ex assistente di Paulo Fonseca che ha da poco preso il posto del contestatissimo Tarek Thabet – ha conosciuto solo vittorie.

Alla ricerca dell’impresa contro il blasonato Espérance ci saranno gli ivoriani dell’ASEC Mimosas, club di tradizione e storica fucina di talenti ma tornato solo di recente a calcare i grandi palcoscenici continentali dopo la semifinale in Confederation Cup dell’anno scorso e ora con una qualificazione alla fase ad eliminazione diretta della Champions League che mancava dal 2006. Sotto la guida del francese Julien Chevalier – a lungo impegnato nel settore giovanile del club prima dell’apprendistato agli ordini di monsieur Claude Le Roy sulla panchina del Togo – l’ASEC ha saputo reggere il confronto nei due match con il Simba, capitalizzando al massimo gli incontri con i campioni del Botswana del Jwaneng Galaxy, indicato alla vigilia come la cenerentola di questa edizione, ma che alla gara d’esordio è stato capace di andare a vincere sul campo del Wydad Casablanca: un risultato talmente improbabile da indurre un giornalista, nel 2023, a pronunciare in conferenza stampa le fatidiche parole: «black magic» mandando su tutte le furie l’allenatore Morena Remareboli.

 

La parte destra del tabellone

Privato del suo principale gioiello e attuale capocannoniere del torneo, il ventenne Karamoko Sankara – partito a gennaio per la Bundesliga austriaca, direzione Wolsfberger – l’ASEC condividerà con il Simba SC l’improbo compito di fermare i giganti nordafricani ancora in lizza. Ai tanzaniani sembra aver fatto bene il cambio di allenatore che a dicembre ha tolto di mezzo il brasiliano Robertinho all’indomani dell’umiliante 1-5 subito nel derby con gli Young Africans. Dopo un inizio stentato il nuovo arrivato Abdelhak Benchikha ha inanellato una serie positiva di dieci partite prima di incappare nella sua prima e finora unica sconfitta in campionato. Proveniente dall’USM Algeri, con cui ha vinto l’ultima Confederation Cup, l’allenatore algerino sembra godere di un certo feeling con le coppe, potendo vantare anche la Supercoppa Africana conquistata due anni fa durante il suo breve ma evidentemente produttivo passaggio al RS Berkane.

 

Simba-Al Ahly

Vedremo se basterà per avere la meglio sulla corazzata Al Ahly, eterno dominatore della scena e ovviamente qualificato di diritto al Mondiale per Club in virtù del titolo continentale ottenuto lo scorso anno; ennesimo alloro di una squadra che però, da qualche tempo, vince ma non convince.

Qualche crepa si era già vista nell’African Football League dove gli egiziani non erano riusciti a vincere nemmeno un incontro, uscendo meritatamente nella semifinale con i Mamelodi Sundowns e superando il primo turno solo per il gol in più segnato sul campo del Simba, guarda caso l’avversario che avranno di fronte anche in questo turno. In Champions League il cammino non è stato meno opaco, con tre pareggi e sole sei reti che denotano tuttavia una certa efficacia, se è vero che questi magri numeri sono bastati alla squadra di Marcel Koller per vincere il girone e ottenere la qualificazione con un turno di anticipo.

La verità è che oggi non è facile giudicare l’Al Ahly che, alla luce dei tanti tavoli sui quali sta giocando la sua stagione, pare fare gara a sé. Non si può ignorare che l’African Football League prima, il Mondiale per Club e la Supercoppa d’Egitto poi, l’impegno in Coppa d’Africa di molti dei suoi uomini a gennaio, il derby vinto in Coppa d’Egitto con il relativo strascico di polemiche nemmeno un mese fa, abbiano lasciato sul campo energie e tossine che inevitabilmente possono aver influito sul rendimento in Champions League.

Una misura del potenziale di quella che comunque rimane, se non la favorita assoluta, almeno la prima contendente del Mamelodi Sundowns, è il campionato, dove l’Al Ahly occupa al momento la 10ª posizione ma con ben sette giornate da recuperare e una proiezione punti che, basandosi sul rendimento delle ultime sette partite, lo porterebbe comunque in testa alla classifica.

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L’esultanza polemica di Emam Ashour dopo il gol nella finale di Coppa d’Egitto contro lo Zamalek

 

Mazembe-Atletico Petroleos de Luanda

A chiudere il quadro dei quarti di finale il match che alla vigilia si presenta come il più equilibrato dei quattro e che vedrà il TP Mazembe sfidare l’Atletico Petroleos de Luanda. Se c’è una squadra che in Africa sembra stia portando avanti il concetto di “corto muso” come e più dell’Al Ahly è proprio il Petro Luanda, che si è imposto nel suo girone pareggiando anch’esso tre partite, segnando sei goal senza subirne. La formazione angolana negli ultimi tempi ha vissuto un’ascesa che due anni fa l’ha vista raggiungere la semifinale della Champions League e che in questa edizione potrebbe riservare sorprese. Gilberto, il giovane esterno messosi in luce all’ultima Coppa d’Africa, sarà chiamato ad innescare Alexandre Guedes, punta portoghese che ha girato il mondo prima di sbarcare in Africa e fare la differenza segnando la doppietta che nella prima fase ha steso l’Étoile du Sahel.

Dall’altra parte il TP Mazembe si riaffaccia ai quarti di Champions League dopo quattro anni di assenza. I fasti del passato sono lontani, con l’ultimo titolo continentale datato 2015. Orfani della leggenda locale Trésor Mputu, ritiratosi lo scorso anno, anche in patria il dominio dei bianconeri non appare più inscalfibile come un tempo. Tuttavia l’arrivo in panchina di Lamine N’Diaye sembra aver portato una certa costanza di rendimento. L’allenatore senegalese è stato il timoniere durante il ciclo che negli ultimi anni aveva portato i guineani dell’Horoya a dominare in patria divenendo presenza stabile anche in Champions League. Complice un girone non irresistibile, la squadra congolese è stata abile nell’imporre la legge dello Stade Mazembe, uno dei pochissimi impianti privati sul suolo africano, sorprendendo i favoriti Sundowns e piegando i diretti concorrenti per la qualificazione del Pyramids.

 

Confederation Cup

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A chiudere questo fine settimana di calcio africano, domenica sarà la volta del turno di andata dei quarti di finale di Confederation Cup. Omologa della nostra Europa League, ne ricalca intento e formato, eccezion fatta per il mai troppo vituperato meccanismo di retrocessione dai gironi della Champions League. Contrariamente a quanto accaduto nella competizione regina, le squadre nordafricane hanno tenuto fede allo storico dominio esercitato su un torneo che nelle sue venti edizioni ha visto trionfare solamente quattro club sub-sahariani.

 

La parte destra del tabellone

L’occhio cade inevitabilmente sul derby egiziano che opporrà due squadre agli antipodi come Zamalek e Modern Future. Ricco di tradizione, lo Zamalek è il rivale storico dell’Al Ahly, nonché una delle squadre più titolate d’Africa; di contro la storia del Modern Future non inizia molto più in là dell’acquisto che nel 2021 l’omonima compagnia di investimenti fece di quello che fino ad allora era stato il club della filiale egiziana della Coca Cola.

Sebbene entrambe non stiano brillando in campionato, il loro percorso in coppa è stato ineccepibile. In particolare quello dello Zamalek, che nella prima fase ha lasciato sul campo solamente due punti. Alle prese con una crisi societaria che dura da alcuni anni, gli Arcieri hanno mantenuto comunque un organico importante dove troviamo per esempio Ahmed Mostafa, in arte Zizo, esterno della Nazionale visto anche in Coppa d’Africa e che è probabilmente il giocatore più noto a prendere parte alla manifestazione.

Lo Zamalek è senza dubbio la favorita della sua parte di tabellone, completato dal match tra Stade Malien e dalla sorpresa Dreams FC che, nonostante il primo posto del girone, in patria sta annaspando nei bassifondi della classifica. Le speranze della squadra ghanese sono tutte riposte in Abdul Aziz Issah, attuale capocannoniere del torneo con quattro centri. Mancino esplosivo di 18 anni, sarà l’uomo da tenere d’occhio in una squadra che pare avviata sulla strada che fu del Marumo Gallants, semifinalista nella passata Confederation Cup ma retrocesso a fine stagione nel campionato sudafricano.

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Aziz Issah fresco debuttante con il Ghana U20

 

La parte sinistra del tabellone

Dalla parte opposta del tabellone si attende la finale anticipata che dovrebbe opporre i marocchini del RS Berkane ai campioni in carica dell’USM Algeri. Le fortune del Berkane sono piuttosto recenti e coincidono con l’ascesa di Fouzi Lekjaa, attuale presidente della Federazione marocchina e del comitato organizzatore dei Mondiali 2030 ma che, all’inizio del millennio, cominciò la sua scalata entrando nel direttivo del club della sua città quando questo militava ancora in terza divisione.

I libici dell’Abu Salem non dovrebbero rappresentare un problema per una squadra che ha già alzato il trofeo nel 2020 e nel 2022 e si presenta come la vera favorita alla vittoria finale dall’alto di una rosa che comprende, tra gli altri, il nazionale burkinabé Issoufou Dayo e il giovane Mamadou Lamine Camara, omonimo del giocatore ammirato all’ultima Coppa d’Africa, ma ottimo complemento del talento del Metz nel centrocampo del Senegal U20 che l’anno scorso si è laureato campione continentale.

Proverà a frenare la corsa dei marocchini verso il loro terzo titolo l’USM Algeri che, dopo il pessimo avvio di stagione, sembra aver ritrovato la bussola con l’arrivo in panchina dell’ex allenatore del Villarreal Juan Carlos Garrido, chiamato a salvare la stagione bissando il trionfo dell’anno passato. Il primo ostacolo sarà il Rivers Utd, squadra nigeriana che deve molto alla fortuna dopo una qualificazione giunta rocambolescamente al 9° minuto di recupero dell’ultima gara del girone. Le frecce al suo arco saranno la vena dell’esperto capitano Nyima Nwagua davanti, i colpi del promettente Alex Oyowah a centrocampo e il coraggio di osare. Lo stesso di quanti si fossero spinti a leggere fino a qui.

 


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