Atalanta-Bayer Leverkusen, la finale di Europa League non ci deluderà

Atalanta Bayer - Puntero

Finalmente ci siamo, arrivano le finali delle coppe europee. E ci sarà subito un’italiana in campo: l’Atalanta cercherà di sfruttare il suo ottimo stato di forma per impensierire una squadra sin qui imbattibile, il Bayer Leverkusen giunto a 51 risultati utili consecutivi, laureatosi campione di Germania con abbondante anticipo e a tutt’oggi capace di rintuzzare gli assalti di ogni avversario affrontato in stagione, talvolta ben oltre il 90′. I tedeschi sono favoriti ma Gasperini potrebbe avere in mano le armi tattiche adatte per sorprendere Xabi Alonso.

Le solite marcature a uomo

Come sappiamo, Gasperini ha radicalmente cambiato il modo di difendere in Italia: da quando otto anni fa si è seduto per la prima volta sulla panchina dell’Atalanta, il tecnico piemontese ha avviato la tendenza di difendere attivamente a uomo a tutto campo, influenzando tantissimi allenatori in Italia e in Europa.

Nel corso degli anni, però, gli avversari si sono adattati e hanno trovato le contromisure per scardinare questo sistema, muovendo molto di più le pedine in campo in modo da disordinare le marcature e creare spazi. Gasperini si è dovuto a sua volta adattare a questi cambiamenti: all’inizio della scorsa stagione, nel mezzo di un ricambio generazionale, abbiamo probabilmente visto l’Atalanta più passiva di sempre. Oggi invece Gasp è tornato ad una difesa più proattiva, seppure abbastanza prudente. L’Atalanta non aspetta l’errore dell’avversario ma cerca di provocarlo tramite una pressione ben coordinata.

La prima pressione contro il Liverpool

 

Come possiamo vedere, l’Atalanta cerca inizialmente di bloccare le zone centrali. Una scelta fatta sia in virtù del fatto che il centro del campo è molto più importante da coprire, sia perché non si vuole lasciare troppa libertà di scelta al portiere. Quindi rimangono più scoperte le corsie laterali e gli avversari vengono invitati a costruire in quella zona di campo. È proprio qui che scatta il trigger per la pressione dei nerazzurri.

Sulla ricezione del terzino avversario scatta il pressing dell’Atalanta

 

Quando il terzino avversario riceve il pallone, i bergamaschi cercano di bloccare ogni possibile opzione di passaggio marcando i riferimenti e oscurando le linee di passaggio. Qui la pressione diventa aggressiva e orientata all’uomo. Il quinto sul lato del pallone si alza e quello opposto si abbassa al fianco dei tre difensori per ristabilire la superiorità numerica nell’ultima linea.

Il quinto sul lato del pallone si alza in pressione e le marcature a centrocampo sono ben eseguite

 

Sapersi adattare

Come abbiamo detto in precedenza, ciò che può infastidire le marcature a uomo dell’Atalanta sono le rotazioni da parte degli avversari in fase di sviluppo. Questo è proprio il motivo per il quale gli accoppiamenti non rimangono sempre gli stessi, tanto che spesso è possibile notare dei cambi di marcatura.

In questo caso Tsimikas viene marcato da Ederson, con Zappacosta che rimane più basso

 

I nerazzurri sono terzi in Serie A per numero di contrasti effettuati nella trequarti avversaria, quindi possiamo dedurre che la difesa è molto alta e aggressiva. I bergamaschi sono anche quinti nella classifica del PPDA – dato che calcola i passaggi concessi agli avversari – a dimostrazione del fatto che la pressione, oltre ad essere intensa, è anche efficace. Quando l’Atalanta è costretta a ripiegare nella propria metà campo, non cambia approccio: le marcature rimangono a uomo sul lato del pallone, in modo tale che l’avversario sia costretto a sviluppare sotto pressione.

Il Liverpool viene schiacciato sul lato sinistro ed è costretto a tornare indietro

 

Fluidità e fantasia al servizio della Dea

In fase di costruzione sono diversi i pattern che l’Atalanta può utilizzare, tendenzialmente variabili a seconda della pressione avversaria. Per ottenere superiorità numerica contro un attacco a tre uomini, uno dei due interni di centrocampo scivola nella linea difensiva, formando un 4 contro 3.

Ederson scivola nella linea difensiva: Gakpo lo va a marcare, lasciando libero Djimsiti

 

Proprio nella partita contro il Liverpool questo aspetto ha fatto la differenza: i primi due gol nascono da una costruzione sulla catena di destra dove Ederson, Djimsiti, Koopmeiners e Zappacosta si dispongono in verticale, costringendo il Liverpool a fare delle scalate complicate in marcatura.

In alternativa, il difensore centrale può sovrapporsi al centro del campo creando una sorta di 3+3. Questo fa in modo che il portiere venga incluso nella prima linea di costruzione e che a centrocampo ci sia un uomo aggiuntivo che possa partecipare attivamente alla costruzione o quantomeno infastidire gli avversari.

L’Atalanta porta molti uomini in fase di costruzione liberando la metà campo avversaria

 

I nerazzurri non si fanno alcun problema a costruire lungo, potendo contare su due torri come De Ketelaere e soprattutto Scamacca. Anzi, la maggior parte degli sviluppi dal basso sono volti a poter giocare lungo. In questo caso Koopmeiners si abbassa a palleggiare con Hien e De Roon, cercando di attrarre la pressione e liberare spazi in avanti per le corse di Ruggeri e Lookman.

Il triangolo formato da Hien, De Roon e Koopmeiners ha lo scopo di attirare la pressione verso il basso

 

Varietà di opzioni

L’Atalanta non è una squadra dalla precisa disposizione in campo ma è molto fluida nei movimenti: i posizionamenti dei giocatori cambiano di continuo, poiché il principio fondamentale è quello di svuotare uno spazio e andare ad occuparlo con un altro giocatore.

 

Come vediamo dal video, l’Atalanta preferisce sviluppare sulle catene laterali, dove i giocatori sono in costante movimento. Anche i due braccetti spesso si alzano e si sovrappongono per creare superiorità numerica sulle catene laterali e per aumentare la quantità di uomini in zona offensiva. Davanti l’Atalanta può contare su una vasta gamma di giocatori talentuosi, partendo da Koopmeiners e Lookman, passando per gli acquisti estivi De Ketelaere e Scamacca, e terminando con Miranchuk e il recuperato El Bilal Touré.

Gasperini ha una scelta molto ampia, può cambiare spesso e ragionare anche su chi far entrare a partita in corso. I giocatori più presenti sono Koopmeiners e De Ketelaere, tasselli fondamentali nella metà campo avversaria: in due hanno messo a referto 29 reti e 16 assist. Scamacca ha dimostrato di non essere soltanto un goleador, dall’alto delle sue 18 reti, ma anche un uomo squadra con 6 assist.

L’assistman stagionale della squadra è Miranchuk, giocatore partito dietro nelle rotazioni e che si è guadagnato man mano la fiducia del mister. Rispetto alle squadre in cui militavano prima di arrivare a Bergamo, i giocatori offensivi paiono più sereni, maggiormente liberi di esprimersi e dare sfogo alla propria creatività, ma al contempo sono più coinvolti e maggiormente funzionali.

 

Un gioco di relazioni e transizioni

L’Atalanta è prima in Serie A per numero di uno-due riusciti, tanto da poter dire che le combinazioni in zona offensiva sono il punto forte di questa squadra: una costante di questa stagione è il movimento incontro di Scamacca, che libera alle sue spalle uno spazio immediatamente attaccato da Koopmeiners, che solitamente viene servito dallo stesso Scamacca.

La sponda di Scamacca che viene incontro liberando spazio per l’olandese

 

Può tuttavia anche avvenire il contrario. Qui è Koopmeiners che fa un movimento che libera Scamacca per il gol (poi annullato) contro la Fiorentina

 

Un’altra coppia molto affiatata è quella composta da Ruggeri e Lookman: spesso il numero 22 scarica all’interno verso il nigeriano che può completare l’uno-due servendo Ruggeri che taglia internamente.

In quest’altra situazione vediamo come Lookman tagli internamente liberando lo spazio sulla fascia a Ruggeri, il quale poi metterà il cross che porterà alla rovesciata di Scamacca.

Proprio il cross è un altro elemento fondamentale nella fase di rifinitura della Dea, che oltre ai cutback e ai tiri da fuori fa grande utilizzo dei traversoni in area: non a caso è la squadra che in Serie A ha completato più cross. Ritroviamo la grande verticalità dell’Atalanta anche in fase di transizione positiva, un punto forte dei nerazzurri. Appena la squadra di Gasperini torna in possesso del pallone, il maggior numero possibile di giocatori attacca rapidamente la metà campo avversaria. Spesso Scamacca non attacca la profondità e viene incontro, in modo da fornire un appoggio facile e produrre caos nella difesa avversaria.

Scamacca dirige la transizione positiva che porterà al 3-0 sul Liverpool

 

Le transizioni negative, invece, sono caratterizzate da una forte riaggressione in zona palla, specialmente quando il pallone viene perso sulle fasce. Questo perché la grande densità di uomini che si accumula sulle catene laterali in fase di possesso facilita il gegenpressing e quindi la riconquista del pallone.

 

Dove può colpire il Leverkusen?

Le debolezze dell’Atalanta non sono così difficili da scovare: in un sistema di marcatura a uomo a tutto campo è facile capire che saranno i duelli individuali a indirizzare la partita, da un lato o dall’altro. Ciò che l’Atalanta deve assolutamente evitare è concedere agli avversari una palla scoperta in zona centrale, perché i bergamaschi vanno in grande difficoltà quando si trovano a dover difendere la profondità.

Elliot viene incontro attirando de Roon e con un contromovimento attacca lo stesso spazio che si è creato

 

Questi contromovimenti rapidi possono essere linfa vitale per il Bayer Leverkusen, soprattutto contro una squadra che non ha difensori rapidissimi. Un altro possibile anello debole, infatti, è Isak Hien, difensore svedese arrivato a gennaio dal Verona. Hien è fisicamente dominante ma va in difficoltà quando deve marcare un attaccante rapido e bravo a smarcarsi in profondità.

Nella prima immagine Hien concede a Nuñez un’occasione d’oro e nella seconda si perde Vlahović, che segnerà il gol-partita in finale di Coppa Italia

 

Nella finale di Coppa Italia contro la Juventus, l’Atalanta ha faticato moltissimo a creare occasioni da gol, soprattutto perché dopo l’immediato vantaggio i bianconeri si sono schiacciati e non hanno avuto motivo di scoprirsi. Anche il Bayer Leverkusen gioca con una difesa 5, eventualmente a 6 nel caso in cui si dovesse difendere il vantaggio, quindi andare in svantaggio potrebbe rappresentare un grosso problema nel canovaccio tattico della finale.

 

Bayer Neverlusen

Abbiamo imparato a conoscere i campioni di Germania anche con il soprannome di Bayer Neverlusen e non è un caso. Il lavoro di Xabi Alonso ha portato alla creazione di una squadra estremamente completa e versatile, in grado di vestire diversi abiti a seconda delle esigenze. Che sia tra una partita e l’altra o a gara in corso, il basco adatta sempre i suoi principi alla strategia di gara. Guardando le partite del Leverkusen, non è difficile individuarne i capisaldi tattici, ma è complesso prevederne il piano partita.

Una parte delle fortune delle Aspirine risiede infatti nell’imprevedibilità delle scelte del suo allenatore: quelle tattiche e di conseguenza quelle sulla selezione degli uomini schierati nella formazione iniziale. Se a inizio stagione Xabi Alonso ha infatti consolidato il suo unici titolare, successivamente, una volta “aiutato” dall’infortunio di Boniface e da una lotta per il titolo nazionale chiusa in anticipo, ha cambiato sempre più spesso le carte in tavola. La squadra sa essere efficace in diversi modi, permettendo al tecnico di scegliere tra un ampio ventaglio di soluzioni.

 

La sintesi alonsiana

Una squadra quindi camaleontica in tutto e per tutto, anche nella filosofia di gioco. In occasione della sfida tra i portabandiera del calcio relazionale e del gioco di posizione, su Puntero avevamo lasciato la porta aperta a un mix tra due stili che nascono da presupposti opposti. Una sintesi che Xabi Alonso ha fatto propria in tutto e per tutto. Come scritto anche di recente da Antonio Gagliardi, infatti, il Bayer Leverkusen adotta principi di ambo i paradigmi. Nel 3-4-2-1 di base le uniche posizioni fisse, da non confondere con i ruoli che fissi non sono e vivono di interscambi continui, sono quelle della linea difensiva, della profondità e delle due ampiezze. Queste, per riprendere i termini utilizzati dal match analyst campione d’Europa con l’Italia di Mancini, vanno a formare un perimetro.

All’interno di tale perimetro si muovono i calciatori della zona centrale, spinti da istinti relazionali. Tendenzialmente parliamo dei giocatori più tecnici, che hanno libertà di spostarsi a loro piacimento in questo recinto spaziale. Il loro obiettivo è quello di creare un sovraccarico – tipico principio relazionista – sulle catene laterali, grazie alla loro vicinanza e alla loro tecnica, di modo da connettersi l’uno all’altro.

Le posizione medie nella sfida casalinga contro il West Ham. Si notano benissimo il perimetro posizionale e il centro relazionale. 

 

I giocatori chiave

Wirtz e Xhaka custodiscono le chiavi della squadra. Il tedesco è leader in Europa League sia per passaggi che portano a un tiro che per passaggi in area di rigore. Lo svizzero invece guida la classifica dei passaggi progressivi e di quelli nell’ultimo terzo di campo. A entrambi viene chiesto di aiutare il palleggio e di rifinire il gioco.

Non sono passate inosservate nemmeno le prestazioni di Grimaldo e Frimpong. I due esterni hanno portato alla causa ben 53 gol combinati tra reti e assist. Se lo spagnolo forma con Wirtz e Xhaka l’asse sulla catena di sinistra e viene sollecitato nello sviluppo della manovra, alla freccia olandese, invece, viene chiesto di occupare l’ampiezza e attaccare la profondità. Proprio l’ex Celtic potrebbe rivelarsi decisivo con le sue corse alle spalle di Ruggeri, che tanto male hanno fatto anche alla Roma di De Rossi. In occasione della gara d’andata con i giallorossi Xabi Alonso lo ha persino schierato nel tridente offensivo, senza però cambiarne i compiti richiesti.

 

Baller Leverkusen

La vera rivoluzione di questa stagione per i tedeschi è certamente rappresentata dalla gestione del pallone. È stato proprio il tecnico basco a sottolineare ciò che si nota anche da un semplice confronto statistico: il Bayer Leverkusen è diventata una squadra di possesso. Se la versione delle Aspirine della scorsa stagione era studiata per far male in transizione, quella attuale ha dettato legge con la palla. La strategia può cambiare in base all’avversario, ma gli obiettivi con il pallone rimangono gli stessi:

  • Attirare la pressione avversaria per eluderla
  • Passaggi corti e volti a superare linee di pressione
  • Vicinanza attorno alla palla per garantire connessioni e anche un’immediata riconquista

I blocchi bassi sono difficili da scardinare ed è qui che ritroviamo un principio cardine del gioco di posizione che viene sempre associato alla prima costruzione e quasi mai alla rifinitura: il terzo uomo. Specie quando ci si trova nella trequarti avversaria – e nessuno ci gioca tanto quanto il Bayer, come dimostrano i dati Opta relativi a passaggi e tocchi nell’ultimo terzo di campo e in area – gli spazi si restringono. Spesso non rimane che tirare da lontano o mettere dentro un traversone.

Appena un giocatore riceve palla in questa selva di maglie viene attaccato dai difendenti, che accorciano per non lasciare giocate facili e tiri aperti. Ecco allora che il principio del terzo uomo può tornare utile. Sfruttando la gravità che ottiene il ricevente, si può liberare un altro calciatore che avrà più tempo e spazio rispetto a quello di cui avrebbe potuto disporre se fosse stato servito direttamente. Forse la sfida con la Roma di Mourinho nella scorsa stagione è servita. Se quella squadra aveva faticato a sgretolare il muro difensivo giallorosso, quest’anno è riuscita ad abbattere ogni resistenza o quasi.

Il Bayer Leverkusen ha sempre segnato tranne in occasione dello 0-0 casalingo contro il Borussia Mönchengladbach, nel quale però, secondo il modello Understat, ha prodotto ben 3,33 xG. Una macchina offensiva praticamente perfetta.

 

Il Bayer Leverkusen non ha bisogno del pallone

Per quanto sembri assurdo, la squadra con i dati sul possesso tra i migliori d’Europa non necessita del pallone per controllare una partita. Il Bayern Monaco lo sa bene, dato che nello scontro diretto le Aspirine hanno chiuso la gara con appena il 39% di possesso palla. Una totale controtendenza alla media del 62% stagionale. Ma, come detto, questo Bayer è camaleontico e non ha perso quell’identità senza palla che l’ha portato in alto anche nella scorsa stagione, in cui Xabi Alonso era subentrato in corsa.

Se tendenzialmente il tecnico basco vuole aggressività nel pressing sulla prima costruzione avversaria, con anche i due quinti sempre alti in pressione, non è anomalo vederlo schierare i suoi con un blocco medio. Una scelta che però non deve lasciar intendere un atteggiamento passivo, quanto piuttosto la volontà di indirizzare il giro palla per vie esterne, dove a quel punto scattano le trappole per alzare l’intensità e aggredire gli avversari. Con la zona centrale densa e presidiata, queste rimangono le uniche alternative al lancio lungo in cerca della profondità.

Su quest’ultimo aspetto si può notare come sia contro Kane che contro Lukaku – e come accadrà presumibilmente contro Scamacca – il Bayer non concede l’uno contro uno. Tah, perno della difesa a tre dei tedeschi, è sempre coadiuvato da uno dei braccetti per non farsi sorprendere sulla palla lunga, con uno dei due pronto a coprire lo spazio alle spalle e l’altro a marcare cercando l’anticipo. Gasperini dovrà quindi riuscire a coinvolgere Scamacca più di quanto Tuchel e De Rossi siano riusciti a fare con i loro centravanti.

 

Imbattibili?

Anche il Bayer Leverkusen commette degli errori, sebbene in fase di possesso sbagli poco: basta vedere i dati sulla precisione dei passaggi che sono vicini al 90% per farsene un’idea, anche perché il dato, accoppiato al 62% di possesso palla, significa avere sempre il pallone tra i piedi e concedere poche chance di transizione agli avversari.

In questa sequenza possiamo vedere un giro palla stranamente a U, poco consono a una squadra che, adottando principi relazionali, vede spesso i calciatori disposti a formare linee diagonali nella sua struttura. Qui il Lipsia è bravo a rimanere con le linee cortissime e strette per non dare possibilità di laser pass ai difensori centrali. Per non rischiare un passaggio taglia-linee, Tah allarga in modo pigro su Stanišić che viene anticipato. Parte il contropiede degli uomini di Rose, che hanno campo aperto per attaccare la porta di un Bayer che si salva dal raddoppio immediatamente successivo al gol di Xavi Simons. Un doppio colpo che avrebbe certamente scosso la consapevolezza di una squadra che, a fine gara, vincerà 2-3 con gol al 91′ di Hincapié da calcio d’angolo dopo essere stata sotto 2-1. Una sintesi fedele della stagione delle Aspirine.

Togliere dal gioco Xhaka e Palacios sarà dunque una sfida chiave per Gasperini, ma non l’unica. L’altro punto debole da esplorare risiede nello spazio che il Bayer rischia di concedere alle spalle dei suoi braccetti. Essendo aggressivi nelle uscite nei mezzi-spazi, l’Atalanta dovrà cercare di approfittarne.

Un rischio da calcolare è poi quello della pressione: essere troppo aggressivi contro gli uomini di Xabi Alonso può rappresentare un problema. I tedeschi hanno dimostrato di saper sfruttare a proprio vantaggio le marcature avversarie per manipolarle sia con i loro movimenti che con la costruzione dal basso. In questo modo il Bayer riesce a creare quelle che sono conosciute come transizioni artificiali, proprio perché riesce ad aprire il campo e ad attaccare verticalmente a tutta velocità lo spazio creato.

 

Finale leggendaria

Lo abbiamo capito ormai, è e sarà una questione di dettagli. A questi livelli, quando non esiste un domani, ogni aspetto risulta fondamentale. Nelle finali solitamente si vede poco in termini di gol e spettacolo: troppa la paura di perdere. Ma queste sono due squadre diverse. Non sanno speculare, anzi, rifiutano di farlo. La prima volta europea dell’Atalanta o il sogno di un triplete da imbattuti del Bayer Leverkusen: in entrambi i casi sarà leggenda.

 


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Di Francesco Bonsi

Ho 16 anni, lavoro come match-analyst in una squadra di Prima Categoria, e vivo di calcio a 360 gradi. Amo sconfinatamente Roberto De Zerbi e i suoi discepoli.