Bovolenta, di padre in figli

È il 24 marzo 2012 quando la vita della famiglia Bovolenta e di tutto il popolo del volley cambia radicalmente.

Sul parquet di Macerata, durante una partita di serie B della Softer Forlì, il cuore del gigante buono Vigor Bovolenta si ferma ad appena 37 anni, decisamente troppo presto. Dopo una battuta il centralone si accascia a terra, sono vani i soccorsi e la corsa al vicino ospedale di Macerata. Le indagini evidenziano una patologia cardiaca pregressa, coronopatia arteriosclerotica. A suonare come un presentimento era stata una extrasistolia, che lo aveva tenuto lontano dai parquet per due anni.

 

La carriera del Gigante di Polesine

Vigor nasce a Contarina, provincia di Rovigo, il 30 maggio del 1974 e come la maggior parte dei giovani italiani inizia a muovere i primi passi nello sport giocando con il pallone che rotola, nel ruolo di stopper. Ma ben presto la sua stazza, 194 cm a 14 anni (arriverà poi a 202cm che gli varranno il soprannome di Gigante di Polesine), lo porterà altrove. Viene infatti presentato all’allenatore di pallavolo del paese, Gianni Bernardinello, che sta reclutando giovani matricole per la costruzione di una nuova squadra, la Virtus Volley Taglio di Po.

Il “piccolo” Vigor però non è affatto convinto. Preferisce il calcio. Il parere del suo professore di educazione fisica dell’epoca è però decisivo. Si cambia sport. Inizia da schiacciatore ma ben presto, grazie alle sue brillanti doti a muro, viene convertito al ruolo di centrale.

L’esordio è tra i dilettanti del Polesella per poi passare al Porto Ravenna, la mitica Messaggero. L’approdo di Vigor in prima squadra coincide con il periodo di maggior splendore della società, che vince scudetto e Coppa Italia. Bovolenta rimane in quel di Ravenna fino al 1997 e fa il pieno di titoli (3 Coppe Campioni, una Coppa CEV e 2 Supercoppe Europee).

Nei tre anni successivi gira praticamente tutta l’Italia, vestendo in sequenza le maglie di 4 Torri Ferrara, Roma (principalmente per amore, visto che sua moglie Federica giocava in Serie A proprio nella capitale) e Palermo. Nel 2002, quindi, arriva l’ingaggio da parte della Daytona Modena, che lo porta alla corte di Daniele Bagnoli in una squadra piena zeppa di talenti del calibro di Andrea Giani, Damiano Pippi, Luca Cantagalli e la leggenda statunitense Lloy Ball.

La squadra vince il campionato affermando la propria netta supremazia. Il Bovo rimane in terra emiliana fino al 2003 per poi trasferirsi nella neonata e ambiziosissima Copra Piacenza, una piazza vergine per la pallavolo che conta ma con al timone un certo Julio Velasco, coadiuvato dal giovane Chicco Blengini (attuale CT dell’Italvolley maschile). A tutto ciò si aggiunge una rosa di stelle come Gardini, Osvaldo Hernández, Leonel Marshall, Nicola Grbić e Hristo Zlatanov. La squadra trascina e infiamma il pubblico per la qualità del gioco, con il centralone protagonista assoluto della scena: in tre anni arriva a giocarsi la finale scudetto e vince una Top Teams Cup, ossia l’attuale coppa CEV, secondo trofeo internazionale per importanza.

Nel 2008 passa alla corte del presidente Sirci, che aveva iniziato la sua collezione di campioni. In questa stagione Perugia è una corazzata che si affida al muro dell’ormai esperto Bovo. I risultati, tuttavia, non sono quelli che il vulcanico presidente auspicava: nonostante le ottime prestazioni nei tre anni di permanenza in terra umbra viene raccolta “solo” una Challenge Cup, nel 2009-2010.

Il Bovo al Gran Gala dello sport a Taglio di Po

 

Al termine dell’avventura in terra umbra, nel 2010, Bovolenta è ormai 36enne. Le soddisfazioni in carriera non sono mancate e le priorità cominciano a cambiare. Ma l’odore delle ginocchiere e il suono delle scarpe sul parquet, si sa, creano dipendenza. Decide quindi di avvicinarsi a casa ma senza smettere con la pallavolo giocata. Sceglie Forlì, sempre in A ma con una squadra sperimentale, un misto di gioventù ed esperienza nella quale lui fa da chioccia alle nuove leve. I risultati sono molto al di sotto delle aspettative, con un tredicesimo posto in campionato ma con la consapevolezza di aver costruito qualcosa per il futuro.

L’anno successivo Vigor fa un gesto da campione quale è: sposa il progetto della stessa Forlì e riparte dalla serie B2 per creare le fondamenta di una squadra più solida. All’orizzonte c’è un ruolo dietro alla scrivania. Rifiuta offerte economicamente importanti provenienti dall’Italia e dall’estero per sposare un’idea e far crescere gli atleti del futuro, continuando a coltivare la sua passione e al tempo stesso dedicando più tempo ai figli.

 

Totem in nazionale

Il Bovo esordisce in Nazionale il 3 maggio del 1995 a L’Avana, durante un’amichevole persa 3-1 con la nazionale caraibica. Non un buon inizio, è vero, ma con un’immediata occasione per rifarsi nello stesso anno. Bovolenta e gli azzurri non se la fanno scappare, mettendo in bacheca Coppa del Mondo e Campionati Europei, entrambi avendo la meglio sugli acerrimi rivali dei Paesi Bassi. A ciò si aggiunge anche la World League, vinta su un’altra superpotenza come il Brasile.

La carriera internazionale di Bovolenta parte a razzo, nel suo primo anno in azzurro vince quasi tutto quello che si poteva vincere. Nel 1996 ad Atlanta corona il sogno di ogni atleta partecipando ai Giochi Olimpici. Vigor, giovanissimo, trattiene a stento l’emozione e nonostante sia costretto a giocare con una maschera protettiva per un infortunio al naso, dà il suo grande contributo alla causa.

Bovolenta in battuta ad Atlanta 1996

 

L’Italia fa percorso netto fino alla finale ma si deve accontentare dell’agrodolce medaglia d’argento contro quei Paesi Bassi che aveva annientato nelle qualificazioni. Stesso risultato nella World League dello stesso anno. Vigor sarà una colonna portante della Generazione dei Fenomeni con un palmarès da brividi: 2 Europei (1995 e 1999), 4 World League (1995, 1997, 1999 e 2000) e una Coppa del Mondo (1995).

La forza e la motivazione hanno fatto di Bovolenta un miracolo di longevità ai massimi livelli, anche in Nazionale. Il ballo finale in maglia azzurra è la partecipazione alle Olimpiadi di Pechino 2008. Per lui sono le Olimpiadi della consapevolezza e della maturità, vissute con gli amici e compagni di sempre, su tutti Zlatanov.

Aveva già vissuto il sogno olimpico con la spensieratezza dei vent’anni, mentre stavolta il sapore predominante è quello della rivincita. La squadra è di tutto rispetto con i vari Vermiglio, Fei, Cisolla, Mastrangelo e Birarelli. Il sogno si infrange in semifinale contro le mani carioca, in finale vanno Brasile e Stati Uniti, che saliranno sul gradino più alto del podio. L’Italia si deve accontentare della medaglia di legno.

 

DNA di una dinastia del volley

La pallavolo per la famiglia Bovolenta è una ragione di vita, un segno del destino. A testimoniarlo è il fatto che solo 15 giorni dopo la scomparsa di Vigor, la moglie Federica Lisi, anche lei pallavolista, scopre di essere incinta del quintogenito. Questo come a tracciare chiaramente la via, a fare capire che quello che era successo non era la fine ma un principio.

Al momento del fattaccio le due gemelle avevano appena un anno e Arianna ed Alessandro rispettivamente 6 e 7 anni. Federica ha dovuto affrontare la crescita dei suoi piccoli rispondendo ai mille “perché” senza una risposta o una spiegazione plausibile. Il filo conduttore, a tratti sopito, era il volley. Che al tempo scorreva inconsapevolmente nelle vene dei suoi eredi e che solo con il tempo si sarebbe palesato.

Andrea, il cucciolo di casa, oggi gioca nell’Under 12 della Robur Ravenna, prima società del padre. La terzogenita Aurora milita nell’Under 13 dell’Olimpia Teodora, mentre la gemella Angelica è l’unica che ancora non ha preso i voti del pallone a spicchi: fa parte degli scout e medita di dedicarsi alla ginnastica. Sempre che non erediti la fisicità del padre.

Ma la vera anima del Bovo sta venendo fuori nei due più grandi della nidiata. Arianna aveva iniziato con la danza e il volley non le piaceva affatto, preferiva salti e verticali. Ma i 186 cm a 13 anni non erano proprio congeniali per quello sport. Arianna è la fotocopia di papà Vigor e il ruolo di centrale ce l’ha cucito sulla pelle. Braccia lunghe e fisico statuario, è una possibile futura stellina della pallavolo italiana. Nel 2022 l’ha notata il Volleyró Casal dei Pazzi, società con uno dei migliori settori giovanili d’Italia. Nel 2023 è stato l’anno dell’esordio in B2. Arianna ha un ruolo da protagonista anche in nazionale, ha vinto l’Europeo Under 17 disputando una finale ai limiti della perfezione con la Turchia, nella quale ha messo in tabellino 17 punti totali e 8 muri: praticamente.

C’è poi il primogenito Alessandro.

Il piccolo Alessandro durante il Bovo-day del 2013 in ricordo del padre

 

Alessandro nella stagione 2020-21 compie il passaggio obbligato nella Robur Costa Ravenna, un marchio di famiglia. Partecipa con i pari età ai campionati di categoria ed alla serie B. Il talento si vede, c’è ed è cristallino. Eppure manca qualcosa, l’ultimo gradino.

A vedere al di là dell’ostacolo è quel Marco Bonitta, primo allenatore del padre, che ha voluto il piccolo Alessandro a Ravenna a tutti i costi. Cambia il suo ruolo da centrale ad opposto, una grande intuizione. Nel 2021 Bovolenta jr. si fa conoscere e si mette in mostra, tanto che al Mondiale Under 19, nonostante giochi sottocategoria, è tra i migliori.

Nel 2021-22 ottiene qualche convocazione e fa il suo esordio in Superlega, dove milita la prima squadra di Ravenna e fa intravedere buone cose. Nella stagione successiva, la 2022-23, viene promosso in pianta stabile in prima squadra, intanto retrocessa in A2, con cui gioca 26 incontri e realizza 508 punti. Una media di quasi 20 punti a partita. Intanto vince vince il titolo nazionale giovanile risultando MVP della competizione.

La stella cresce, è sempre più luminosa. E la sua luce arriva fino a Fefè De Giorgi che vuole vedere da vicino i progressi fatti dal piccolo gigante. Quella scritta sulla schiena, quel fisico, quell’andatura e il sorriso inconfondibile rappresentano un déjà-vu per il popolo del volley. Fa il suo esordio in nazionale contro il Belgio durante il Campionato Europeo.

Legatissimo alla famiglia, l’enfant prodige sa che deve lavorare tanto per rimanere ad alti livelli, perché il talento non basta. Non vuole ascoltare paragoni con il padre perché in campo sono diversi. E poi per lui Vigor è intoccabile.

Di padre in figlio: Alessandro Bovolenta con la casacca azzurra

 


Ascolta Catenaccio, il podcast di Puntero. Puoi trovarlo su Spotify, oppure ti basta cliccare qui sotto.

 

catenaccio

Di Alessio Ciani

Innamorato della pallavolo da quando sono nato. Fissato con numeri e statistiche. Assicuratore per diletto