Nella notte che precede Halloween, si chiude finalmente una delle telenovele più stucchevoli degli ultimi anni di Nba. Una soap opera che ha visto come protagonisti James Harden, Daryl Morey e i Philadelphia 76ers. Dopo un lungo tira e molla fatto di dichiarazioni più o meno esplicite, allenamenti saltati e trasferte vietate, il 10 volte All-Star è riuscito finalmente a ottenere quello che voleva fin da giugno: spostare i suoi talenti a LA, sponda Clippers. In cambio i Sixers ricevono scelte future e un gruppo di veterani tutti in scadenza di contratto.

 

Un nuovo super team nella città degli angeli?


I Clippers hanno costruito un quintetto che cinque anni fa avrebbe potuto tranquillamente giocarsela con gli Warriors dell’epoca. Tuttavia, al momento sono decisamente più i punti interrogativi che le certezze. Harden, a 34 anni suonati e alla quarta squadra negli ultimi quattro anni, sta convivendo con un finale di carriera molto tormentato. Il tentativo di super team costruito a Brooklyn è precipitato dopo neanche una stagione intera giocata assieme a Durant e Irving, un trio che non ha mai cliccato dentro ma soprattutto fuori dal campo. Phila poteva essere la meta ideale per rilancio del Barba: riabbracciato come il figliol prodigo da Morey e con il talento di Embiid (sulla carta perfetto per giocare con Harden) a fianco, le carte erano tutte in regola per dominare la Eastern Conference. Gli eventi tutto sommato sono andati meglio rispetto alla Grande Mela: leader Nba per assist a partita la scorsa stagione e terzo posto a Est. Ai playoffs però il solito annoso problema, la costanza. Partite da oltre 40 punti dominate e altre (come gara7 contro i Celtics) completamente evanescenti con l’inizio delle ostilità di giugno causate da un rinnovo di contratto mai offerto da Morey.

I Clippers con questa mossa si sono presi un discreto rischio. Un all-in programmato per questa stagione considerando le scadenze contrattuali: Leonard e George sono all’ultimo anno con la possibilità di player option mentre Harden questa estate sarà free agent. Se prima erano molti gli interrogativi sull’effettivo valore del roster, l’aggiunta dell’ex Sixers non fa che aumentare i dubbi. I Clippers sono di gran lunga la squadra più vecchia della lega, con la cartella clinica delle proprie stelle non proprio immacolata e in questo Harden non è da meno.

Capitolo delicato è la sostenibilità del quintetto. Se Westbrook la scorsa stagione si è integrato perfettamente nelle rotazioni, accettando di ridimensionare il suo ruolo (sia tatticamente che contrattualmente), lo stesso non si può pensare di Harden. Il prodotto di Arizona State, ha bisogno di essere il centro di gravità della squadra, avere tanto palla in mano e possibilità di creare dal palleggio. Nella squadra di George e soprattutto Leonard, coach Lue dovrà essere scientifico nel garantire un usage adeguato alle sue stelle per non generare mal di pancia.

In sintesi, sponda Clippers, la trade ha una valutazione appena sufficiente. Uno scambio al primo impatto molto glamour e scintillante ma che, andando in profondità, rivela tutta una serie di problematiche (sia tattiche che umane) da non trascurare. Incide sicuramente in maniera positiva il fatto di non aver rinunciato a Mann, necessario per gli equilibri di squadra, ma non basta per promuovere la mossa dei californiani. Lue e il suo staff devono sperare che ritornato finalmente a casa e insieme ad altri tre angelini, Harden ritrovi quella pace e serenità che gli garantiscano un’inversione di rotta.

Voto Los Angeles Clippers: 6-

 

Is the Process over?

Sponda Phila, la questione è ugualmente spinosa. Malgrado i proclami di non voler svendere Harden e aspettare l’offerta giusta, alla fine i Sixers si sono accontentati di un pacchetto mediocre. Il minimo sindacale. Sicuramente il valore di Harden è attualmente al minimo storico per mille ragioni (contratto in scadenza, chilometraggio Nba elevatissimo e dissidi con la franchigia per citarne tre), però nella lega in cui Gobert solo un anno fa veniva scambiato a peso d’oro, ci si aspettava qualcosa di più. Morey, pur di togliere di mezzo una patata che stava diventando davvero ustionante, si è accontentato di veterani in scadenza, una prima scelta 2028, uno swap e due seconde.

Scommettendo su Maxey, il cui inizio di stagione è stato molto più che convincente, i Sixers non hanno voluto perdere tempo e si sono accontentati di un’offerta al ribasso. Probabilmente l’unica sul tavolo. Adesso la domanda che tutti si pongono riguarda il futuro della franchigia: quale sarà la direzione da prendere? Basterà la coppia Embiid-Maxey per tenere alte le speranze di Philadelphia o meglio fare tabula rasa e cominciare tutto da capo?

In queste prime uscite Embiid e Maxey hanno dimostrato di trovarsi molto bene. Intorno a loro però il talento è piuttosto scarso

 

Al momento i Sixers non potevano ottenere un pacchetto migliore e la valutazione complessiva dello scambio rimane comunque sotto al 6. Morey infatti avrebbe potuto muoversi analogamente a quanto fatto con Simmons. All’epoca aspettando il momento e l’occasione migliore, aveva ottenuto Harden (la bellezza degli intrecci Nba), oggi al netto di tutto, si ritrova con una prima scelta dal valore piuttosto basso. Sarà una stagione lunga nella città dell’amore fraterno, sicuramente i movimenti non sono terminati, anzi probabilmente sono appena cominciati.

Voto Philadelphia 76ers: 5 ½

 


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Di Lorenzo Bartolucci

Elegante mitomane stregato dalla scientificità del basket. Mi diverto a sputare sentenze su The Homies e Catenaccio, bilanciando perfettamente il mugugno ligure con l'austerità sabauda